Juve, i motivi della crisi

È inutile negare che alla Juventus nel 2006 non furono tolti solo due scudetti ma anche quelli futuri, anche quelli che si sarebbero vinti in questi anni. È inutile negare che la Juventus nel 2006 fu distrutta, quindi il compito delle successive dirigenze alla ‘triade’ non è stato certo quello di ricostruire un squadra o correggerla, ma quello di rifondarla. È inutile negare che Moggi, la triade, Gianni Agnelli, i campionati da protagonista e i mercati dei campioni comprati, sono ricordati con triste nostalgia dai tifosi juventini.

Dopo gli anni della B si doveva ripartire prepotentemente, riconquistare quel rispetto e quella forza che si erano persi. Ma ciò non è stato. Nei quattro anni dopo non si è mai intrapreso un giusto progetto, ogni estate la si è passata a curare le ferite e a rimediare agli errori fatti l’anno prima. Centinaia di milioni di euro buttati in giro per l’Europa per comprare giocatori poi cacciati per prestazioni a dir poco deludenti. E così, come nel passato, anche l’anno prossimo ci si ritroverà di nuovo con una squadra da rifondare, priva di campioni e di stimoli. Altro anno di rifondazione in A buttato. Solo dieci punti in un 2011 che avrebbe dovuto segnare una linea continuativa rispetto ai 16 risultati utili della prima parte di campionato; punti che forse avevano permesso alla Juve di sognare traguardi troppo lontani dalle proprie possibilità. Parma, Napoli, Udinese, Palermo, Lecce, Bologna e Milan per svegliarsi dal sonno e tornare alla realtà.
Le colpe sono divise chiaramente fra chi ha deciso quest’anno il mercato affidandosi alla teoria ‘più qualità che quantità’ e chi non è riuscito a correggere questi errori sul campo con la grinta e il gioco, con l’evidente mancato sostegno di un allenatore incapace di cambiare rotta al corso delle cose. Un allenatore che dopo sei mesi ha dimostrato di non conoscere la sua squadra, di non conoscere psicologicamente i suoi giocatori, essendo incapace di sapergli dare un’identità e una quadratura sul campo. Quello di Delneri sembra un modulo antico e prevedibile: scarso se non assente appoggio sugli esterni, affidamento a lanci lunghi, linea difensiva imbarazzante, inesistente identità di gioco, aumentata dall’assenza di fuoriclasse. Nelle ultime tre partite la Juventus non è mai scesa in campo, non ha mai creato nitide occasioni e dopo il goal subito si è sempre accosciata clamorosamente. Mai interessante, mai pungente, assente correttezza tattica, agonismo e cattiveria e soprattutto assente desiderio di vittoria e di lottare per la vittoria. Manca negli occhi dei giocatori quella rabbia, quella grinta e quella voglia di superare l’ostacolo e di andare oltre la crisi. Manca lo spirito juventino. Delneri di certo è un buon allenatore, ma è giusto, a questo punto, fare un rapporto fra qualità della rosa e situazione in classifica, chiedendo poi conto all’allenatore che ha costruito questa squadra. A marzo, dopo essere usciti dal girone di Europa League senza mai vincere ed essere eliminati dalla Coppa Italia al secondo turno, si è a meno 20 dal Milan. Questi sono risultati non congrui alla qualità della rosa juventina. Per la prima volta in carriera Delneri non riesce a mettere un proprio marchio sulla sua squadra. I 22 goal presi in casa sono un numero che deve far riflettere soprattutto pensando a quanto l’allenatore di Aquileia lavori sulla tattica e sulla linea difensiva. Le sostituzioni Del Piero per Matri, Bonucci per Traorè, Iaquinta per Martinez, Storari per Krasic, fatte in queste ultime partite, sono errori banali davanti a scelte ovvie e scontate. Non si è capito dove si è, non si è capito chi si deve guidare. Il mancato utilizzo di Del Piero, l’unico giocatore rimasto in rosa qualitativamente maggiore e in grado di dare personalità alla squadra, è lo specchio di tutte le difficoltà di lettura e di risoluzione del problema che ha l’allenatore juventino. Perché non farlo giocare? Ci sono davanti a lui giocatori di così maggiore qualità?
A tutti questi problemi si aggiungono poi parecchi giocatori non per la prima volta in affanno in questi anni ed altri per nulla all’altezza di indossare quella maglia con le qualità tecniche e mentali sufficienti. Giocatori scelti da una dirigenza che forse ha voluto troppo rivoluzionare questo gruppo, per di più andando a comprare giocatori in ruoli dove già si era coperti. In estate con Amauri, Trezeguet, Iaquinta, Del Piero e Diego in rosa, non si doveva andare a cercare un attaccante, bensì un terzino. Si è iniziato il campionato con Grygera, De Ceglie, Grosso, Motta e Traorè, senza offesa, per nulla degni della maglia bianconera. Si è impostato un 4-4-2 con esterni bassi scadenti, facendone risentire sia alla manovra offensiva che a quella difensiva. Gli esterni di centrocampo non vengono aiutati costantemente con sovrapposizioni sulle fasce e i centrali difensivi accusano la debolezza dei loro compagni di reparto. È difficile fare i dirigenti della Juve, è difficile trovare e comprare campioni, ma fino ad ora si è sbagliato fin troppo. I tifosi sono stanchi di questa totale incompetenza in tutti i settori, sono stanchi di una squadra debole tatticamente, qualitativamente e mentalmente, specchio delle incertezze di gioco e societarie. I tifosi sono stanchi di dirigenti, allenatori e giocatori che parlano tanto e rispondono poco a fatti e senza risultati sul campo. I tifosi sono stanchi di gente che ha dimenticato che ‘alla Juve vincere non è importante, è l’unica cosa che conta’. 


Nicola Frega

Home » Ultim'ora sul Calcio Napoli, le news » Juve, i motivi della crisi

Gestione cookie