28 Giugno 2007: il centrocampista slovacco, Marek Hamsik viene acquistato nello scetticismo più totale dal Napoli in un operazione col Brescia di 5,5 milioni di euro. ” Marekiaro” a furia di gol e grandi giocate ci mette ben poco a lasciare tutti a bocca aperta, piangono ancora Moratti e Galliani per non aver intuito l’affare di quel grande talento che stava maturando a soli 60 km da Milano.

In 5 stagioni lo slovacco ha segnato ben 72 reti, proprio lui che da subito ha alzato la cresta, non solo come look, ma soprattutto scegliendo il numero 17 nella città famosa in tutto il mondo per la sua scaramanzia.

Il suo ruolo naturale è quello di centrocampista: schierato da Reja nella linea dei centrocampisti, fu poi avanzato prima da Donadoni e poi da Mazzarri sulla linea d’attacco, proprio perchè la spiccata vena realizzativa sopperisse quella scarsa di Denis, Quagliarella e Lavezzi.

A colpire del numero 17 non sono solo le sue incredibili qualità sul campo, ma anche temperamento, carisma e voglia di vincere: colpisce l’uomo.

Ogni tifoso napoletano non scorderà mai la presentazione della squadra lo scorso anno: Hamsik era in mezzo a tantissime voci di mercato che lo vedevano vicinissimo al milan. I tifosi lì presenti, come sempre non facevano mancare il loro calore, intonarono il coro “chi non salta rossonero è!” , sperando in una reazione del calciatore. Et voilà, contro tutti gli interessi dei propri procuratori e del proprio portafogli, lo slovacco abbracciò il presidente saltando e cantando.                                                                                                                                                                            Una freccia scagliata in tutti i cuori dei napoletani, scagliata non da Cupido, ma di quello che oggi è la bandiera del Napoli.

Quel gesto, quella partecipazione diedero la conferma definitiva ai tifosi: deve essere una bandiera un ragazzo che mette l’anima in campo, deve essere una bandiera un ragazzo che nel mondo porta alto il nome di Napoli, deve essere una bandiera un ragazzo che, quando gioca con la propria nazionale, sfoggia i parastinchi con lo scudetto del Napoli, deve essere una bandiera un ragazzo che incide sul proprio corpo la data della vittoria del primo trofeo con il Napoli, la Coppa Italia, e che mantiene la promessa, presa con compagni e tifosi, di rasarsi la sua notoria cresta.

Quel che deve rendere orgogliosi i napoletani è che la bandiera di una città così “folle” non sia il solito “scugnizzo”, ma, contro ogni luogo comune, un grande professionista e un grande uomo, famoso solo per le sue gesta in campo e non per le sue follie del sabato sera.

Il calciatore è la bandiera del Napoli, l’uomo quella di Napoli.

 

DOMENICO PASSARO (twitter @forevernaples)

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