shinystat spazio napoli calcio news Alberto Bigon ricorda lo scudetto: "Orgoglioso di aver regalato una gioia alla città di Napoli. Voglio dire una cosa ai giovani..."

Alberto Bigon ricorda lo scudetto: “Orgoglioso di aver regalato una gioia alla città di Napoli. Voglio dire una cosa ai giovani…”

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Alberto Bigon, ex allenatore del Napoli, colui che ha portato gli azzurri alla conquista del secondo scudetto, nella stagione 1989/1990, è intervenuto a Radio Marte.

L’ex tecnico dei partenopei ha parlato dello scudetto, di cosa diceva ai suoi giocatori, capitanati da Diego Armando Maradona.

Ecco le sue parole:

“Ricordare i momenti belli come lo scudetto è un piacere, mi fa piacere ricordare che abbiamo dato una soddisfazione alla tifoseria, alla città. Siamo stati e siamo ancora orgogliosi, dopo 30 anni festeggiamo ancora, anche se dobbiamo fare i conti con altre realtà.

Fratello maggiore di Maradona? Ero anche l’allenatore di altri 20 giocatori, ottimi calciatori e grandi uomini. Quelli che siamo riusciti a costruire quell’anno lì è stato solo e grazie all’abnegazione, impegno e spirito di sacrificio degli atleti.

Moggi era il direttore della Lazio quando io ero il capitano dei biancocelesti, quindi, conosceva bene le mie caratteristiche e la scelta di portarmi a Napoli è dettata anche da questo. Ciclo verso la fine? Concordo.

Come preparavo la partita e cosa dicevo a Maradona? Voglio dire ai più giovani: ‘Che ve siete persi’. Io parlavo alla squadra, non solo a Diego, lo evidenzio. Non si vince un campionato da soli, ma in 11 più il magazziniere, il massaggiatore, il direttore e tutti quelli che lavorano in società.

Mi ricordo che dopo la partita di Genova contro la Sampdoria dove perdemmo in un brutto modo, dissi ai ragazzi ‘Questo scudetto lo possiamo vincere, lavoriamo che lo possiamo vincere’. Quello è stato un momento cruciale perché i ragazzi ci hanno creduto. Avevamo un buon mix di dinamica e tecnica e siamo riusciti a farcela.

A Napoli da calciatore non ho mai giocato? Feci qualche partita di coppe. In campionato non feci neanche una partita perché all’epoca il mercato invernale si faceva ad ottobre-novembre e io espressi, vista l’enorme capacità della rosa, c’era un surplus numerico nella rosa, con giocatori importantissimi, la voglia, il desiderio di andare via per giocare e così fu perché si fece avanti la Spal”.

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