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Milik, Mertens e la solitudine dei numeri 9


Dopo aver subito sei reti nelle prime tre gare di campionato, Carlo Ancelotti ha deciso di imprimere un cambio di rotta alla squadra. Al ritorno dalle nazionali gli azzurri sono passati dallo storico 4-3-3 professato e osannato nel triennio del “sarrismo” ad un più pragmatico e sicuro 4-4-2. I risultati sotto l’aspetto difensivo danno ragione al tecnico di Reggiolo. Nelle due partite con Fiorentina e Stella Rossa la squadra non ha quasi mai subito gli avversari, concedendo nulla o quasi.

La coperta però al momento sembra essere ancora troppo corta. Mentre pare si sia trovata una soluzione al problema difensivo, quanto guadagnato in copertura il Napoli lo ha perso in fase d’attacco. Un solo goal nelle ultime tre partite, il tutto senza mai creare grandissimi occasioni e con la prima punta del caso, sempre fuori dal gioco. Mertens e Milik, i due centravanti che nove non sono e che nove devono essere purché il Napoli possa tornare a segnare.

MERTENS

Il folletto belga per due anni è stato il leader dell’attacco azzurro. Cinquanta gol in due stagioni non si fanno per caso. Il gioco di Sarri esaltava al massimo le sue qualità nel fraseggio stretto e la capacità di accorciare per gli inserimenti dei compagni. Con il cambio d’allenatore Dries è ripartito un gradino indietro nelle gerarchie. Ancelotti sin dai primi giorni di ritiro ha affidato il ruolo della prima punta ad Arkadiusz Milik. Questo però senza mai sottovalutare le qualitá del numero 14 facendolo sempre subentrare e affidandogli la maglia da titolare nell’ultima sfida di campionato. Proprio con i viola però Mertens ha disputato una delle sue peggiori partite in azzurro. In un Napoli che cerca la sua forza offensiva in verticalizzazioni, sponde e cross una punta atipica come lui fa certamente fatica. Senza il giusto supporto e con Insigne nell’inedito ruolo di seconda punta, il Masaniello belga è sembrato un pesce fuori d’acqua.

MILIK

Trentacinque milioni di euro. Questo fu l’investimento del Napoli per Arkadiusz Milik nella rovente estate del 2016. Dopo l’addio di Gonzalo Higuain, la società azzurra scelse il polacco classe ’94 per sostituire l’argentino. L’impatto con la piazza fu notevole con due doppiette rifilate e Milan e Dinamo Kiev poi l’inizio del calvario con le due rotture del legamento crociato. Quest’anno proprio come due anni fa le sorti del reparto offensivo sono state affidate a lui sin dal primo momento. D’altronde Carlo Ancelotti, nella sua carriera da allenatore si è sempre trovato ad allenare punte di peso come Ibrahimovic, Crespo, Shevchenko, Cavani e chi più ne ha più ne metta. La scelta di partire con il polacco come principale bocca di fuoco del reparto offensivo azzurro era quantomeno scontata. L’impatto però nel nuovo ciclo non è stato lo stesso di due anni fa. Per 400 minuti giocati nelle prime cinque partite tra campionato e Champions, il bottino raccolto è di un solo gol. Il tutto contornato da prestazioni anonime e senza quasi mai entrare nel vivo del gioco. Troppo poco per uno degli acquisti più costosi della storia del Napoli.

LA SOLITUDINE

Nel calcio esistono due ruoli completamente diversi dagli altri, due ruoli che spesso vengono definiti mestieri perché fatti di furbizia, scaltrezza, doti fisiche e tecniche ma soprattutto di grande solitudine. Sbagliare un gol a porta vuota o subire una rete sul proprio palo sono colpe che questi “mestieranti” dovranno affrontare sempre da soli. La prima punta ed il portiere sono i due vertici della squadra, in queste due figure il resto del gruppo deve ritrovare i risolutori alle situazioni più spinose.

Immersi nella loro solitudine però devono sempre essere supportati dal resto della squadra. Il miglior portiere al mondo senza una linea di difesa che funziona non riuscirà a lasciare la porta imbattuta per troppe partite. Nello stesso modo una punta servita nel modo sbagliato difficilmente riuscirà a fare gol. Nelle ultime partite il rendimento dei “9” azzurri non è stato certamente dei migliori. È altrettanto vero però che le palle giocabili dai due si possono contare sulle dita di una mano.

Dopo aver trovato il modo di coprire la difesa, il compito di Ancelotti ora è quello di supportare gli attaccanti azzurri. Magari alleviando la loro solitudine lanciandoli insieme dal primo minuto contro il Torino, perché nessuno meglio di loro forse comprende le loro necessità. Dopo aver fatto convivere Pirlo, Seedorf, Kakà e Shevchenko, riuscirà Re Carlo a fare giocare insieme Milik, Mertens, Insigne e Callejon?

 

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