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A mente fredda


Tra spifferi, sussurri e decisioni ponderate. Il mercato è questo, in fondo: strategia, pianificazione, valutazioni. Le prese di posizione, quelle nette, fanno discutere, creano opinione e pareri discordanti. E la sessione estiva in casa Napoli ha raccontato uno spaccato che parte da lontano. Perché sarebbe impossibile giungere ad una valutazione di quanto fatto, di quanto sarà, senza partire da quanto iniziato la scorsa di estate.

LA SCELTA

Una campagna rinnovi esorbitante, che da quello di Callejon a quello ormai prossimo di Faouzi Ghoulam ha delineato un preciso cambio di marcia nei dettami dirigenziali rispetto al passato. Monte ingaggi praticamente raddoppiato nell’arco di 365 giorni, con tutto ciò che ne consegue in un Paese dove le imposte sul lavoro pesano come macigni sui bilanci delle imprese. Del resto la richiesta di Maurizio Sarri non lasciava spazio a particolari interpretazioni: confermare in blocco il suo gruppo, per proseguire un percorso ammirato, apprezzato e che ha riscosso unanimi consensi. Spazio poi all’altro lato della medaglia, un mercato giocoforza in sordina, con gli acquisti di Adam Ounas e Mario Rui (a cui aggiungere l’acquisto di Roberto Inglese in prospettiva e i saldo di alcune operazioni di mercato dell’estate scorsa) a integrare le dinamiche di un collettivo collaudato e che ha ancora – in particolare negli interpreti più giovani e dai margini di miglioramento più ampi – tanto da mostrare.

Qualcosa in più, inutile nascondere ciò che è evidente, poteva essere fatto. Come? Inserendo nel mosaico quel tassello sull’out destro che avrebbe garantito le medesime dinamiche che con Ghoulam e Mario Rui si evidenziano sul fronte opposto, ma non può essere un innesto che in fondo avrebbe rappresentato poco più di un ricambio – stante l’inamovibilità di Hysaj nello scacchiere del tecnico partenopeo – a condizionare in maniera esponenziale un giudizio su quanto fatto.

CHIAREZZA

Rinnovi e conferme, sia chiaro, per una società delle dimensioni che appartengono a quella partenopea, sono acquisti a tutti gli effetti, per davvero. Spifferi, sussurri e decisioni ponderate, dicevamo. E la barra dritta sulle tentazioni che da Mertens a Insigne, da Koulibaly a Reina sono pervenute sulla scrivania della dirigenza partenopea rappresentano a una scelta di campo che taglia, di netto, ogni sfumatura. Cedere per reinvestire, diciamolo, avrebbe forse regalato maggiori sussulti – e ulteriori discussioni – all’estate dei tifosi partenopei, ma avrebbe garantito quel quid in più necessario per un, decisivo, cambio di passo? Perché questo è il punto che oltre timore di smentita va sottolineato: il Napoli non avrebbe potuto sostenere l’acquisto di un ulteriore top player, o giù di lì – perché questo sarebbe stato l’unico modo per garantire il passaggio ad uno step successivo al progetto tecnico – mantenendo di converso l’intelaiatura di questo gruppo.

Sul punto si è soffermato in maniera sibillina il collega Marco Bellinazzo, tra i massimi esperti di economia sportiva: “Il monte ingaggi non può superare il 70% del fatturato. Per sapere quanto costa una rosa c’è da mettere insieme gli ingaggi e gli ammortamenti e il Napoli già supera il suo fatturato strutturale” (QUI PER LE SUE DICHIARAZIONI INTEGRALI). Questo gruppo è, ad oggi, sensibilmente migliorabile? . Il Napoli è una società in grado di intervenire in tal senso senza sacrificare nessun interprete ritenuto fondamentale dal tecnico? Assolutamente no. Giusto per stralciare di netto ogni velo di Maya che illuda, annebbi sguardi e pensieri.

PAROLA A SARRI

È mancata la ciliegina, più che giusto, in un mercato che se da un lato non può, non deve, far gridare all’esaltazione – sarebbe l’errore opposto – dall’altro ha badato tremendamente alla sostanza, con un lavoro capillare in uscita che è stato da applausi. E in un contesto in cui tanti club hanno dovuto abdicare al cospetto della ragion di mercato, sacrificando i propri big, quanto fatto in casa Napoli non può passare sotto silenzio, va rimarcato. Valutazioni dovute, a mente fredda, con il gong della campagna trasferimenti ormai distante tre giorni, evidenziando una strategia chiara e – come detto – partita dall’estate scorsa, su indirizzo preciso di chi, Sarri, in questo progetto ha trasfuso spirito, idee e personalità. Portando il Napoli nell’Europa che conta per due anni consecutivi – record nella storia azzurra, giusto per chiarire velleità e dimensioni – con un modo di interpretare il gioco unico nel suo genere e apprezzato ad ogni latitudine. All inn su tutta la linea, investendo a pieno in un progetto nato dalle ceneri dell’era Benitez e mutato in entusiasmo puro, vivido, dopo un prologo fatto di dubbi di ogni sorta. Un soffio, un battito di palpebre e anche la sosta Nazionali andrà agli archivi, così come il calciomercato da poco concluso, con la nuova stagione pronta ad entrare nel vivo e a tracciare le proprie sentenze. Il giudice, ultimo, sarà il campo, come sempre, ma che ogni valutazione pervenga col senno del prima – e non del poi – questo è doveroso.

Edoardo Brancaccio