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No Napoli, non sarà soltanto un ricordo


È stato un risveglio strano quello post-Champions. Strano come gli ultimi dieci giorni. Quattro gare che dovevano indirizzare la stagione azzurra e ciò è verosimilmente accaduto. Alti e bassi, polemiche, sorrisi e lacrime che si sono alternati in un vortice impazzito e a volte terribilmente repentino. Un tripudio di emozioni chiuso dai 50 minuti da fantascienza contro il Real Madrid. Da quell’aura di magia che li ha preceduti per poi, in un certo qual modo, caratterizzarli. Si esce con le ossa un po’ ammaccate ma digrignando i denti in segno di orgoglio. E con una consapevolezza: è giunta l’ora di spostare l’asticella verso l’alto.

Un sogno. Vissuto per i vicoli della città, negli occhi dei bambini. Poi versato sul catino del San Paolo fino a dissolversi in 50mila bollicine. Inizialmente increduli abbiamo assistito alla pressione azzurra, alla sapiente gestione del match, alla capacità di disinnescare la dinamite in maglia nera, alle palle scaraventate in tribuna da avversari in bambola. Irriconoscibili. Imbucati ad una festa dove non conoscevano nessuno e sopraffatti dal frastuono assordante. Sarri e la sua musica da camera hanno raggiunto il pieno godimento prima con gli 80’ di Roma, poi con questa fetta di Champions da leccarsi i baffi. Ora avventuriamoci in critiche e disamine, però teniamo a mente la lezione impartita a dirimpettai di assoluto blasone. Sarà una presa di coscienza da parte di tutto l’ambiente sul nostro effettivo valore. Del rispetto guadagnato sul campo. Con umiltà ed un pizzico di sana follia i segnali raccolti devono contribuire alla crescita dell’intero emisfero partenopeo.

6 a 2. Cinico, beffardo, sanguinante. Ma vero. Non è il caso di chiamare in causa la fortuna. Il punteggio complessivo di queste due gare rispecchia il divario tra due realtà che purtroppo ancora si sfiorano soltanto. Sedersi al tavolo delle grandi implica una serie di regole e responsabilità. Ma può anche capitare di rimanere a digiuno. Il Real Madrid non ha impressionato per volume di gioco o armonia, ha semplicemente insegnato al giovane Napoli qual è il segreto per riempire la bacheca di trofei. I singoli sono stati la discriminante, l’esperienza radicata in certi palcoscenici e la saggezza nella gestione dei vari momenti di una gara. Gli azzurri hanno brillato spesso, capitalizzato poco e racimolato nulla. Pagando a caro prezzo le imprecisioni e la mancanza di fisicità sulle palle inattive, lacune ben note per le quali un fenomeno in elevazione come Sergio Ramos ha fatto solo da cassa di risonanza. Una lezione che aiuta a familiarizzare con i propri limiti per provare a migliorarsi, non solo sul campo. Vero è che il Napoli fatica a mostrare il suo dark side, quel lato sporco e cattivo da abbinare alla sua nobile tessitura di gioco. Ma è pur innegabile che i centimetri, la stazza, il carisma va cercato negli investimenti se la rosa attuale (validissima in prospettiva) non può offrirli. Lo step decisivo, dunque, resta nelle strategie societarie.

La “cazzimma” non va pretesa solo davanti ai microfoni, ma dimostrata nelle scelte di mercato. Intanto però, dopo le polemiche dell’andata, il nuovo show televisivo di De Laurentiis era finalizzato a correggere il tiro. Come al solito spropositato nei modi, ma con dei contenuti ben diversi. Per la prima volta, forse, il patron difende Napoli e la sua gente a spada tratta da ingerenze e soprusi esterni. Masaniello de noantri, mi direte. Sarà, intanto un po’ di sano populismo aiuta a riallacciare il rapporto con i tifosi, visto il clamoroso harakiri di Madrid nel quale ha consegnato tutte le simpatie nelle mani di Sarri. L’impulsivo ma lungimirante Aurelio sa benissimo quanto il suo giocattolo si regga sui sospiri e le reazioni degli appassionati. Gli stessi che hanno permesso un incasso da record e creato una cornice da far strabuzzare gli occhi all’Europa intera. Senza “sedili in pelle umana”, ma certo erano molti più di 20mila…

La favola, per ora, resta nel cassetto dei ricordi. Ci lascia con gli occhi lucidi e la speranza di poterla alimentare al più presto per evitare che sbiadisca come accaduto 30 anni fa. Ora ci tocca uscire dal Paese delle meraviglie e riconnetterci con la realtà empirica. Con ambizione sì, ma anche tanta sana modestia. E il salto dai galacticos al Crotone sarà un bel banco di prova in tal senso. Giocare ogni gara come quei strepitosi 45’ di Champions è l’obiettivo da perseguire per una completa maturità. Dalle nostre parti meritarsi l’invito ad una serata di gala implica un costante lavoro quotidiano. Senza mai demordere. Dal basso verso l’alto.

Ivan De Vita

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