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Qui Napoli, a Roma avete un problema. “Morti non ne faccio”, ha detto il Questore. E Ciro?

Rabbia, sdegno, assenza di fiducia verso chi doveva evitare quello che è successo: sono tanti i sentimenti che governano l’Italia dopo quanto accaduto a Roma, in occasione della partita con il Feyenoord. Con gli ultras olandesi che hanno devastato il centro della Capitale, causando danni a piazze e monumenti. Dopo nove mesi Roma è piombata di nuovo nel caos; esattamente come accaduto il 3 maggio scorso, prima della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina. E a questo punto, vien da sè che nella città eterna un problema relativo all’ordine pubblico sia ormai acclarato.

INDIGNAZIONE – Si sono levati da ogni parte d’Italia sentimenti di sgomento verso i danni arrecati dai tifosi olandesi alla barcaccia di Piazza di Spagna; il Sindaco di Roma ha messo sotto accusa Questura e Prefettura, il Premier Renzi ha addirittura chiesto le scuse ufficiali del Feyenoord. Tutto giusto, per carità. Eppure non ci ricordiamo tanto sdegno verso chi invece quella sera del 3 maggio premette il grilletto per sparare contro Ciro Esposito. E il tentativo di non puntare il dito verso i veri responsabili di quella tragedia è ormai fallito: Roma si è anche candidata per le Olimpiadi del 2024, come farà il Cio ad assegnarle questa manifestazione, se ci sono problemi così evidenti di ordine pubblico?

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LE PAROLE DEL QUESTORE – “Non si parli di interventi sbagliati delle forze dell’ordine. Abbiamo evitato una strage degli innocenti, meglio la sporcizia o i segni sui muri che scontri o puncicate. Io morti non ne faccio: se poi qualcuno non mi ritiene adeguato, io sono qui”: ha detto il Questore della Capitale, Niccolò D’Angelo. In un certo senso ha ragione. Il morto, a Roma, c’è già stato. La famiglia Esposito sentitamente ringrazia: “Le istituzioni romane si sono preoccupate per la Barcaccia, ma non per ciò che è successo lo scorso 3 maggio allo stadio Olimpico. Il Sindaco è un uomo piccolo, sono indignata di questo suo comportamento”.