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La differenza tra Gonzalo e gli altri


Le Nazionali. Dopo l’inferno basco ne abbiamo sentite di tutti i colori. È il caso, quindi, di analizzare un po’ di cose prima di lasciar sfogare la rabbia che si è insinuata in noi. Le Nazionali, dicevamo.

Fino a che punto le fatiche in terre brasiliane con la propria nazionale può essere considerata una scusa? E ve lo spiego subito: a guardare le prestazioni di Higuain è tutto più chiaro. Non è l’ennesimo atto a difesa dell’idolo partenopeo, ma un dato di fatto.

Gonzalo Higuain, proprio lui che ha giocato la finale Mondiale del 13 luglio al Maracana, è stato uno dei migliori nella doppia sfida contro l’Athletic. Grinta, voglia di fare, personalità, concretezza: un gol straordinario all’andata, una serie di movimenti a difesa del pallone al ritorno, con nessuna – nessuna – palla giocabile in attacco, nonostante una condizione fisica che a detta dello stesso Benitez non arrivava al 70 %.

E gli altri? E Zuniga, che ai Mondiali ha sfoderato prestazioni brillanti in serie e, tornato a Napoli, si è misteriosamente afflosciato? E Albiol, sì, anche lui, che è uscito ai gironi con la sua Spagna, e si è presentato a Napoli evidentemente fuori condizione? E lo stesso Ghoulam, che ha fatto faville sulla fascia algerina, e invece è parso abbastanza indietro nel rientro con la maglia azzurra?

Sappiamo bene che i calciatori dopo i Mondiali sono fuori condizione, è normalissimo, ma la differenza vista tra Gonzalo e gli altri è spaventosa. Almeno nella grinta, nel modo di stare in campo, nella voglia di vincere. Alla fine, al di là di discorsi di mercato, di sfortuna e di cessioni troppo frettolose, la differenza l’ha fatta la voglia di vincere. E mica le Nazionali.

Raffaele Nappi