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Era Napoli-Juve ovunque, anche a Budapest. Il racconto di una serata indimenticabile…


Qualcosa che unisce. E’ questa la definizione più bella quando si parla di sport. Una partita, una passione, un antagonismo verso la stessa squadra: tutto può diventare un fattore che ci rende più vicini. Budapest, domenica 30 marzo 2014. La giornata è stata limpida e calda, di quelle che non si vedevano da tempo da queste parti. La notte è appena sorta, ma i bar sono mezzi vuoti. Il lunedì incombe, e il divertimento, per una notte, può aspettare. C’e’ un bar, però, che pullula di ragazzi: rumors e commenti arrivano dall’interno. E’ la partita, è Napoli-Juve.

I tavoli, durante il primo tempo, non sono ancora tutti pieni. Il maxischermo trasmette i miracoli di Buffon, il gol annullato ad Hamsik, e la sala, piano piano si accende. C’e’ qualche ungherese che si è promesso alla Vecchia Signora, e si vede. E’ in tensione, beve la sua birra con avidità. Si mangia le unghie. I ragazzi napoletani, invece, sono motivati. Ad ogni azione spingono la squadra. Il gol di Callejon, come fosse un cuore rivelatore, scopre le carte in tavola. I napoletani esultano (i pugni al cielo e qualche pugno sul tavolo a inveire contro gli amici bianconeri). Gli juventini, al contrario, restano in silenzio, a sorseggiare avidamente una birra che e’ diventata amara tutta d’un colpo. La partita va avanti così, tra speranze e imprecazioni. Ma il secondo gol, quel capolavoro di astuzia e agilità di Mertens, è qualcosa che ti rimane dentro. 

Mezzo locale esplode, pugni al cielo e cazzotti sul bancone. E’ in quell’attimo che ti rendi conto che i ragazzi partenopei hanno preso il sopravvento. I tavoli si spostano, qualcuno si abbraccia, qualche altro sorride a più non posso. Il maxischermo continua a mandare le immagini della festa,e oramai i ragazzi sono al settimo cielo. “E ti di dove sei? Noi di Casoria”. ” Sai come si sta dentro il San Paolo adesso?”- fa uno di loro. La nostalgia di non esserci, insomma, c’e’. Ma per una notte anche il Karpit cafe’ di Budapest s’è tinto d’azzurro. A fine partita ci salutiano tutti come se fossimo vecchi amici. Nessuno di noi si ricorda il nome dell’altro, nessuno sa niente di chi gli è vicino, ma per una sera abbiamo condiviso una passione, imprecato ed esultato tutti assieme. Niente mascherine, niente petardi nei panini, niente cori o assalti ai pullman dei giocatori. Lo sport, diceva la definizione, e’ qualcosa che unisce. PS: Al gol di Mertens il signor ungherese si è dileguato. I sospetti, insomma, erano confermati.

Raffaele Nappi