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Callejon suona la carica: “Napoli, andiamo a prendere il secondo posto!”


Tra i primi ieri ad arrivare al campo di allenamento. Come sempre da quando è a Napoli, come faceva già a Dimaro nei primi giorni di ritiro estivo in Trentino. Questo è uno dei segreti del rendimento di Callejon, l’attaccante spagnolo che segna e gioca con continuità, un grande professionista che cura i particolari con attenzione per essere sempre al top. Il successo sullo Swansea ancora vivo nella sua mente, tante emozioni, la sofferenza e poi il trionfo finale: l’ex giocatore del Real Madrid si racconta in questa intervista al Mattino.

Il Napoli può arrivare fino in fondo in Europa League e vincerla?
«Noi lavoriamo per questo. Contro lo Swansea abbiamo vinto una partita molto importante, ora negli ottavi di finale ci attende una grande sfida contro il Porto. Però adesso pensiamo al campionato: c’è la trasferta di Livorno con in palio tre punti importanti».
Già, il campionato: è possibile ancora agganciare la Roma e conquistare il secondo posto?
«Sì, perchè no? Lavoriamo ogni giorno per conquistare questo obiettivo, puntiamo al secondo posto: giocare anche l’anno prossimo in Champions League è una cosa troppo importante per noi».
Una stagione per lei fin qui molto positiva: ha già segnato 14 gol tra campionato e coppe, quanti ne farà ancora?
«Non lo so, ci sono ancora tante partite in campionato e c’è ancora l’Europa League. Lavoro tutti i giorni per dare il massimo in allenamento e in partita e sarà così fino alla fine della stagione. Questa è la cosa più importante per me».
Napoli l’ha accolta benissimo: come si sta trovando?
«Molto bene. I tifosi sono passionali, molto caldi, sempre vicini alla squadra, al San Paolo si fanno sentire e anche in città avverti questo loro grande amore per il Napoli. Per noi calciatori tutto questo è molto importante».
E la città?
«A Napoli si mangia molto bene: la pizza, la mozzarella e a me piace tantissimo la pasta, di tutti i tipi. Napoli è una città bellissima, sul mare, come Granada, dove abito: sono molto simili e per questo mi sembra di stare come a casa. Vivo a Posillipo, c’è una vista straordinaria sul Golfo: sto molto in famiglia con mia moglie Marta, mia figlia Paula, ha 10 anni e va a scuola a due passi da casa. A maggio nascerà la nostra seconda bambina, India».
Maggio, un mese decisivo su tutti i fronti: vorrà dedicare qualche successo alla sua bimba che nascerà a Napoli?
«Maggio sarà un mese importante per la nascita di mia figlia. Noi avremo la finale di coppa Italia contro la Fiorentina e puntiamo a vincere il titolo. Speriamo di andare avanti in Europa League, quindi di essere ancora in corsa anche in Europa e di arrivare il più in alto possibile in campionato».
Anche suo fratello gemello, Juan Miguel, è calciatore: una passione di famiglia?
«Il primo regalo di nostro padre fu un pallone per tutti e due e da piccolini siamo cresciuti con la stessa passione. Abbiamo giocato insieme fino a 21 anni, adesso lui è tesserato con il Bolivar in Boliva, ricopre il mio stesso ruolo ma ha la maglia numero 15. Siamo molto legati, una persona importantissima per me: il sogno sarebbe giocare nuovamente in futuro con la stessa squadra».
Lei è tra i più impiegati da Benitez: qual è il segreto della sua continuità di rendimento?
«Lavorare tutti i giorni con la massima applicazione, in allenamento e nelle partite e impegnarmi sempre per la squadra. E poi la fiducia che mi ha dato Benitez è stata per me una cosa molto importante: ho cominciato a giocare e a segnare. Il lavoro in settimana è fondamentale, prepariamo la partita, proviamo le nostre cose, studiamo gli avversari».
Al primo anno in Italia ha già sfondato: come ci è riuscito?
«Ripeto, mi sono impegnato al massimo cercando sempre di fare tanto lavoro per la squadra e ascoltando l’allenatore. La cosa più importante è fare bene per il Napoli».
Quali le differenze maggiori tra il campionato italiano e quello spagnolo?
«In Italia il calcio è molto più tattico, molte squadre si difendono a cinque, cosa che in Spagna non avviene».
Quindi il calcio italiano è più difficile?
«No, parliamo di un calcio diverso. Tra Italia e Spagna ci sono delle differenze, tutti e due sono difficili».
Giocare con Higuain è un piacere?
«Proprio così, giocare con Gonzalo è un piacere. Quando uno ha la palla sa già cosa vuole fare l’altro. L’intesa tra noi è perfetta, favorita dal fatto che giochiamo da anni insieme».
Siete voi la coppia più bella del campionato italiano?
«Lo spero. Spero che alla fine possiamo essere noi la coppia più bella del campionato».
Ha giocato con Cristiano Ronaldo, cosa l’ha colpita di più del portoghese?
«La sua mentalità vincente, oltre al fatto di essere un grandissimo calciatore. In allenamento è molto scrupoloso, il suo atteggiamento è straordinario, cura tutti gli aspetti, da quello tecnico a quello tattico, al lavoro in palestra, dà importanza ai particolari. E soprattutto è uno che non si arrende mai, non vuole mai perdere».
Giusto che abbia vinto lui il Pallone d’Oro?
«Giustissimo, lo meritava: in questo momento è il più forte di tutti».
Spera di poter lottare anche lei un giorno per il Pallone d’Oro?
«Stiamo parlando dei massimi livelli. Io penso ad impegnarmi ogni giorno negli allenamenti per la squadra e a migliorarmi per arrivare il più in alto possibile con il Napoli».
Un sogno più immediato: la convocazione della Spagna per i Mondiali?
«Il mio pensiero è giocare bene con il Napoli, la chiamata in nazionale è una conseguenza del buon lavoro che fai nel club. La Spagna è fortissima, ci sono tanti calciatori molto importanti e non è facile la convocazione. Però, ci spero, questo sì: poter giocare un Mondiale è il sogno di ogni calciatore».
Chi vincerà i Mondiali?
«Spero che lo vinca la Spagna. Una squadra bellissima, sicuramente tra le favorite».
E le altre favorite?
«Brasile, Argentina, Germania».
Anche l’Italia può vincere in Brasile?
«Certo, l’Italia è un’ottima nazionale».
Chi è il calciatore più forte della serie A?
«Higuain, senza dubbio il più forte è lui. Un grande attaccante, completo, segna e fa segnare, un grande campione, il centravanti della nazionale argentina».
Quindi, più forte anche di Tevez?
«Anche Tevez è un grandissimo attaccante ma io scelgo Higuain».
E il calciatore italiano più forte?
«Pirlo, mi piace moltissimo, il migliore è lui».
Perchè è il più spagnolo tra gli italiani?
«Sì, probabilmente è per questo. Mi ricorda Xavi Alonso del Real Madrid, un altro centrocampista che a me piace tanto per il modo di stare in campo».
I due gol più belli contro la Fiorentina in campionato e l’Atalanta in coppa Italia: è d’accordo?
«Sì, credo anch’io che siano stati i miei due gol più belli».
Uno spot per le scuole calcio: come fa a coordinarsi in maniera così perfetta sui tiri al volo?
«Ho sempre provato a tirare al volo, ci vado con naturalezza, mi piace questo gesto tecnico e non ci penso su troppo».
Il calcio di Benitez è molto propositivo e spettacolare: sicuramente piacevole per un attaccante?
«Il calcio che vuole Benitez è molto bello, ci chiede di giocare la palla e fare tutte le cose in velocità, questa è la sua filosofia, giocare un buon calcio. Ma dobbiamo anche pensare a difendere, tutti quanti».
Lei è uno di quelli che interpreta meglio la fase difensiva, questione di caratteristiche?
«Bisogna stare bene e correre tanto. Non lo faccio solo io ma tutti. L’importante è che tutta la squadra faccia questo stesso tipo di lavoro sia in fase offensiva che difensiva».
Come mai però continuate a subire troppi gol?
«Ci sono giornate in cui giochi meglio e altre in cui non sei al massimo, questa è una cosa normale. Quando parliamo di gol subiti non dobbiamo riferirci ai difensori ma alla fase difensiva di squadra. E poi in campo c’è anche la qualità degli avversari, sono bravi anche gli altri a fare gol. Ad esempio lo Swansea anche al San Paolo si è confermata un’ottima squadra: è riuscita a segnare un gol e ne ha sfiorati altri».
Con quale compagno ha legato di più e si trova meglio anche fuori da campo?
«Sto bene con tutti, ovviamente sono spagnolo e con gli spagnoli per me è più semplice».
Insigne le dice mai qualcosa in napoletano?
«Parla molto veloce in napoletano, forse lo fa volontariamente per non farmi capire… Lorenzo è simpaticissimo».
Può essere il simbolo del Napoli in futuro?
«Sicuramente, potrà essere il simbolo del Napoli per tanti anni perchè è un napoletano. Un giovane dalle grandi qualità che sta disputando un’ottima stagione e potrà crescere ancora tanto».
Hamsik è rientrato dopo l’infortunio e sta tornando ai sui livelli: quanto è stato importante il suo ritorno?
«Marek ha caratteristiche uniche in squadra, l’unico a saper fare determinate cose in campo e quindi è importantissimo per il Napoli, oltre ad essere il nostro capitano. Sta tornando al cento per cento, normale che abbia avuto bisogno di un po’ di tempo per tornare in forma e sui suoi livelli».
Domenica c’è la trasferta di Livorno: che partita si aspetta?
«Questa contro il Livorno sarà la partita più difficile, queste partite possono essere molto più pericolose di quelle europee o degli scontri diretti in campionato per il vertice. Sappiamo cosa ci aspetta e dovremo essere concentrati al cento per cento per vincere».
Contro le piccole il Napoli ha avuto spesso i maggiori problemi: come lo spiega?
«Sono partite nelle quali è più difficile mantenere alta la concentrazione in tutti i momenti, credo sia stata soprattutto questa la motivazione delle difficoltà che abbiamo avuto in determinate partite».
Torniamo agli obiettivi: la finale di coppa Italia, la corsa in Europa League e l’inseguimento al secondo posto della Roma, puntate a tutto?
«Il nostro obiettivo è la prossima partita, la trasferta di Livorno. La finale di coppa Italia l’abbiamo conquistata, si giocherà a maggio contro la Fiorentina e ovviamente sarà importante vincerla per conquistare un trofeo. In Europa League siamo passati con lo Swansea e ora ci attende una gara dura contro il Porto, proveremo ad andare avanti e ad arrivare il più lontano possibile. In campionato la corsa al secondo posto è aperta, quindi prosegue la nostra corsa sulla Roma ma è chiaro che per raggiungere la Champions League diretta dobbiamo vincere e concederci pochi passi falsi».

Fonte: Il Mattino