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Tanto pe’ canta’…


Era una semifinale di Coppa Italia.  O Tim Cup per chi ama i soldi, gli sponsor e tutto il resto. Tra l’altro, una semifinale che prevede il ritorno. Una partita di 180 minuti, se non oltre. Ma per noi era Roma-Napoli. Al di là di ciò che c’era in gioco. Non tanto per l’avversario, quanto per scrollarci di dosso, contro un’avversaria che ha un bel po’ di punti in più in campionato, lo spettro di Bergamo e tutti i mostri che ci hanno accompagnato in questi tre giorni tra l’Atalanta e la Roma.  E allora si va. Senza indugio, in formazione ridotta, ma si va belli compatti e col naso rivolto verso il cielo, per capire, fino alla fine, se si  fosse giocato oppure no. Si è giocato. Eccome. Una bellissima partita. Persa, ma immeritatamente e che ci ha fatto rivedere qualcosa dei nostri giall….ehm! dei nostri azzurri. In vista del Milan di Seedorf, di sabato. Si, sabato. Perché, come notava qualcuno nel pre-partita, senza lamentele, noi giochiamo di sabato con una trasferta il mercoledì prima. Ogni riferimento a pianti di sorta è puramente casuale.

In tutti i casi, partiamo da Napoli con la pioggia, viaggiamo con le nuvole, arriviamo con il diluvio. Usciamo dall’auto senza pioggia ma con freddo. Arriviamo sugli spalti che spacchettano il terreno da gioco, ma ricomincia a piovere. E usciamo dallo stadio che mi si bagnano anche le mutande. Un bollettino meteo da far andare al manicomio anche Giuliacci. Padre e figlio.

Anche la partita non è stata da meno. Giochiamo noi, segnano loro. Due volte. Poi rimontiamo, prima con Higuain, poi con l’immenso Mertens, chediolobenedica e che Rafalofacciagiocaresempre. Poi ci rilassiamo, noi sugli spalti cantiamo, sorridiamo troppo, con la memoria troppo corta e la consapevolezza che due goal fuori casa sono comunque buoni. E, allora, è proprio lì che ci puniscono. Loro festeggiano come se avessero vinto la Champion’s, noi sorridiamo lo stesso perché i ragazzi hanno giocato a calcio ed è stata una bella partita, a viso aperto e cancelli chiusi fino a mezzanotte solo per noi. Praticamente ci hanno fatto uscire dandoci le chiavi.

Sugli spalti siamo pochini, sia noi che loro. Evidentemente l’arca di Noè non è riuscita a portare tutti. Ma qualche specie strana l’ha portata, eccome! Soprattutto tra i giallorossi. Mai visto un pubblico incitare così poco la propria squadra. Credo di aver sentito solo in un paio di occasioni qualche coro a sostegno dei loro giocatori in campo. Tutto il resto, sia prima che durante la partita, Venditti a parte, è stata un’apoteosi di “Senti come puzza Napoli” e l’evergreen “Vesuvio lavali col fuoco”. Neanche l’essere reduci di una potenziale alluvione li ha zittiti. Noi applaudiamo e quando inneggiano “Ve-su-vio! Ve-su-vio!”, cantiamo con loro facendo terminare il tutto in un paradossale silenzio da “Oh! Cacchio! Forse ci siamo buttati la zappa sui piedi!”. Insomma, dopo il Tevere che s’ingrossa, le strade crollate per la pioggia, le famiglie sfrattate in lacrime, le vie di comunicazione interrotte, i rifiuti tossici che galleggiano nella discarica a cielo aperto di Malagrotta, l’ignoranza regna sovrana e la stupidità si fa un giro sugli spalti dell’Olimpico. Noi non c’indigniamo neanche più, ma in fondo nutriamo la speranza che il Vesuvio, oltre a lavare noi, lavi anche un po’ le loro coscienze. Speranza vana, a quanto pare. Aspettiamo di ascoltare gli stessi cori anche contro il Sassuolo.

Arriviamo alla spicciolata, chi ha parcheggiato fuori la curva Sud, camminando a testa bassa e chiappe strette, chi sbaglia leggermente strada e va verso Ostia, chi è arrivato da Verona in treno e dalla mattina pubblica foto dal Vaticano, cercando qualcosa di argentino da qualche parte, chi commette il solito errore di prendere la navetta a via Schiavonetti e chi parcheggia praticamente di fronte al settore ospiti. Noi, per fortuna, siamo gli ultimi. Almeno il danno da “pioggia in testa” è attutito da quello “pioggia in testa ma per poco”. Il pre-partita è dedicato quasi interamente alla brutta prestazione di Bergamo, e qui c’è chi chiarisce che tutto questo turn over, Zapata a parte, non è stato fatto perché c’erano praticamente tutti quelli che avevano sempre giocato fino a quel momento. E che prendersela con Benitez è da folli. Dedichiamo un pensiero a Smaili, a Reina, che almeno ci ha messo la faccia nel post-partita, a Inler, a Fernandez e agli arachidi che circolano tra gli astanti manco fosse una sigaretta divertente. Poi, la partita. Quella l’avete vista tutti. Sul 2-2 c’è chi ha suggerito di interromperla per pioggia e continuarla a Napoli. Un quarto d’ora di recupero, più i 90  minuti del ritorno. Bergonzi non sente ed è solo per quello che non accetta la proposta, è chiaro. E magari avesse sentito! Prendiamo il terzo goal, praticamente, a fine partita. Fosse stata una gara di campionato, saremmo scesi in campo e li avremmo picchiati a sangue uno a uno, invece aleggiava ottimismo e buone speranze.

Il finale è stato surreale. Loro festeggiavano, noi pure. Solo che noi eravamo molto più belli.