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Sfida a scacchi tra Garcia e Benitez


chiave tatticaNon c’è dubbio che la partita tra Roma e Napoli sia il big match dell’Ottava giornata di campionato (la scorsa stagione fu Juventus-Napoli alla stessa giornata), la squadra giallorossa è reduce da una mezza rivoluzione estiva durante la quale ha mandato in soffitta il progetto “giovani&spettacolo” cedendo Marquinhos, Lamela, Osvaldo, Stekelenburg per puntare su Gervinho, Strootman, Lijaic, De Sanctis e Maicon. Nel cambio sembrano averci guadagnato, anche se a emergere con forza sono i meriti del nuovo allenatore Garcia che sembra aver riportato l’ordine in una squadra che ha trascorso le ultime stagioni in maniera piuttosto caotica.

Come gioca L’idea dell’ex tecnico del Lille è chiara fin dall’estate, 4-3-3 con squadra corta, ali che ripiegano pronte a ribaltare l’azione attraverso contropiedi letali, finora a farne le spese tra le big sono state Lazio e Inter, ma l’altro aspetto importante è la solidità della fase difensiva che grazie all’intensità dei centrocampisti riesce sempre a proteggere bene la linea a 4 (che pure in genere schiera Maicon e Balzaretti che tutto sono fuorché buoni marcatori).

Punti di forza Sono molti, il primo è Totti: regista offensivo, finalizzatore, trequartista, centravanti, difficile da contenere e impossibile da marcare quando è in serata. Ma anche la mediana Pjanic-De Rossi-Strootman è tra le migliori del campionato, mentre in difesa De Sanctis e Benatia hanno portato tranquilità ai compagni di reparto. Punti deboli In questo momento, per trovare delle debolezze alla Roma serve uno sforzo di fantasia perché finora non ne abbiamo viste, certamente ha dimostrato qualche difficoltà in più contro squadre corte e chiuse (Livorno e Verona), ma forse l’unico limite vero è una panchina troppo corta nei ruoli chiave, tuttavia questo aspetto non lo potremo verificare certamente domani sera, quanto piuttosto eventualmente nel corso della stagione.

Cosa dovrebbe fare il Napoli? Tre cose essenzialmente: 1) giocare compatto senza concedere spazi tra mediana e difesa (spazi che l’Inter ha pagato carissimi); 2) pazienza, non serve attaccare a testa bassa se poi si presta il fianco al contropiede; 3) densità in zona centrale, impedire il collegamento De Rossi/Strootman/Totti.

Andrea Iovene

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