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Napoli, due giorni per sciogliere i dubbi sulla formazione. Ecco chi marcherà Totti…


Allenamento NapoliIl tempo stringe e non tutti i dubbi hanno già trovato un risposta. E’ vero, Benitez non è tipo da stare sulle spine, da martoriarsi il fegato per una scelta complicata, ma non per questo gli mancano le preoccupazioni. Due, tre, forse pure quattro. Questione di acciacchi e di acciaccati. Ma mentre, seppure con tutte le cautele e tutti gli scongiuri, per Higuain e Albiol il tempo gira al bello – alla fine, con buona pace di Pandev e di Fernandez, dovrebbero giocare tutti e due – piove a dirotto sul ginocchio destro di Zuniga. Niente da fare per lui. Il colombiano è fuori gioco per il match contro i giallorossi. A Roma ci andrà, sì, ma accompagnato dai medici azzurri per un consulto col professor Mariani. Intervento al menisco anche per lui? Può darsi. E, manco non bastasse, Armero, I rebus riguardano l’esterno destro di difesa: ancora Mesto o Maggio? Mertens o dentro Insigne?
il suo sostituto naturale, rimetterà piede a Castelvolturno quando il bus che porterà la squadra a Roma avrà, più meno già il motore acceso.
DUBBI – Questioni di “salute”, ma non solo. Perché poi ci sono – ci saranno – pure un paio di scelte dell’allenatore che potranno pesare sulla buona riuscita della gara con i giovanotti di Garcia. E allora: Mesto o Maggio sulla destra della riga di difesa? E davanti a sinistra, invece, chi tra Insigne e Mertens? Insomma, due Napoli per un obiettivo solo: urlare al campionato che questa può essere la stagione giusta per il grande sogno. Ecco perché il signor Benitez deve pensarci bene. Ecco perché, tanto per cominciare, non potrà sbagliare la scelta dell’angelo custode di Gervinho.
Mesto o Maggio, questo il problema? Fiducia a chi sta giocando un calcio onesto e senza troppe macchie, oppure porte aperte a Maggio operato al ginocchio solo tre settimane fa? Beh, solo lui, solo Benitez può sapere chi dei due in questo momento ha miglior gamba per frenare l’irrefrenabile Gervinho. E non è scelta da poco, si capisce.

DAVANTI – E poi: Insigne o Mertens là davanti, tenuto pure conto che chi giocherà dovrà tener d’occhio anche Maicon? Meglio l’estro, la fantasia, la sterzata di Lorenzinho, oppure la velocità pura del belga che negli ultimi tempi si sta dimostrando intraprendente? Scelte magari non proprio decisive, ma importanti. Perché potrebbero segnare, anche tatticamente, questo match che – si voglia oppure no – sarà specchio di speranze ed ambizioni di due formazioni tatticamente addirittura un po’ “cugine” . Stringendo stringendo, infatti, portano in campo la stessa filosofia del contropiede. Ma interpretandolo in modo assai diverso. La Roma, infatti, avendo esterni che vanno senza palla, signori giocatori come Florenzi e Gervinho che attaccano bene la profondità, è letale com’era letale il Napoli di Mazzarri quando cercava Lavezzi, Maggio e anche Cavani con i lanci lunghi. Insomma, vedi la Roma e rivedi un po’ il Napoli che fu.
REPLICHE – Diverso, invece il contropiede azzurro. Che è più manovrato, col pallone basso e verticalizzazioni più centrali. Perché tolti i veli ai tocchi ed ai tocchetti, alle traiettorie orizzontali, ad un palleggio che senza palleggiatori ha spesso dei problemi, beh, non ci vuol molto a giurare che il meglio di sé il Napoli l’ha dato proprio quando è partito feroce in contropiede. Quando, se si vuole, ha giocato all’italiana. E è proprio questo il fatto singolare di questo avvio di campionato: Conte a parte, al primo e al secondo posto ci sono due allenatori stranieri che in Italia fanno gli “italiani” più degli italiani veri. Sarà dunque questa la chiave della gara? Vincerà chi troverà il contropiede giusto? Può darsi. Ma Benitez un pensiero in più ce l’ha. Si chiama Totti. Perché, piaccia o no, questa Roma gira comunque attorno al suo capitano, irresistibile se trova spazio e tempo per ricevere e girarsi. Ecco; imperativo del Napoli sarà – forse – proprio questo: “sporcare” il più possibile i suggerimenti diretti al capitano e limitare la sua sapiente distribuzione dell’ultimo passaggio. Toccherà a Behrami fare questo? A lui oppure a Inler. Ma tra i due, meglio che tocchi al primo

Fonte: Corriere dello Sport