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A Verona per sfatare il tabù Chievo ma per confermare una (buona) tradizione. Ecco quale…


Arriva a Milano per imporsi e raggiungere la decima rete stagionale. Hamsik vuole prendere il diavolo per le corna

Buona la prima. E spesso, quasi sempre, buonissima la seconda. Per statistica, tradizione e anche un po’ mistero. Eccetto quella volta col Bari. Settembre 2010. Finì pari. Notte di attese, gol, brusii e fischi. Tanti. Due a due. Reti di Cannavaro e Cavani. Poteva vincerla il Napoli. Ma pure perderla.

Il campionato… secondo gli azzurri. Storie da raccontare senza andare troppo dietro con la memoria. L’avevano raccontato grassoccio, col lato B da retrocessione. Saliva sulla bilancia e la lancetta quasi si impennava. Era ombroso. Capelli lunghi e testa china. Un indio. Diventò presto uno scugnizzo. Debutto al San Paolo contro il Cagliari. Afa da morire e risultato peggio ancora. La seconda, a Udine. E che seconda. Il Pocho squarciò le difese. Fece innamorare Napoli. Se la prese. Fu sua da quel momento. L’immagine del Pocho che corre contro il vento con le braccia larghe diventò l’icona di quel Napoli. Cinque a zero il finale.

Era la prima trasferta dopo la promozione in A. Reja il saggio di una banda di ragazzini destinati a diventare presto grandi. Gargano, Pocho e Marek Hamsik. Che alla seconda s’esalta più di tutti. E segna. Ancor più se c’è la Fiorentina contro. Stagione 2008-2009. La faccia fresca è quella della meglio gioventù del pallone europeo, gambe esili come pioppi e una cresta irriverente ch’era già da brevettare. Momenti che tornano. Emozionano. E magari sono propizi per interrompere sciagure e maledizioni calcistiche senza fine.

Estate 2008, stadio San Paolo. Segna Maggio, raddoppia Hamsik, canta Napoli. Fa festa. E mentre esulta si dà già appuntamento all’anno che verrà. Perché è cosi che accade (si ripete) anche contro il Livorno. Campionato 2009-2010. E‘ la notte di Fabio Quagliarella e di parabole che tagliano il cielo del San Paolo. Sembrano stelle cadenti. E invece è un pallone che parte da centrocampo e si abbatte sulla traversa. Sessanta metri di traiettoria maligna. Eppure, una giustizia c’è. Un risarcimento per i cinquantamila e che li fa sognare. Doppietta di Quagliarella e rete di Hamsik. In slalom. Gigante per quando sembra grande. Tre a uno al Livorno. E’ Re Fabio.

Sembra immortale. Ma l’erede al trono arriverà. Due anni dopo. Edinson Cavani, il Matador, il bomber da 104 reti in tre anni. Specialità, triplette. Segnava e si portava il pallone a casa. Quella notte, la sua notte. Seconda di campionato. Ne fece tre al Milan. Di forza, di potenza, da centravanti vero: un diavolo azzurro. Tripletta, “hat trick”, tre gol. Chiamale se vuoi, emozioni. Tre reti sono sempre speciali, ancor più se li fai (e li rifai) a una big. Cavani il migliore “secondo” tutti. Cavani napoletanità di passaggio.

Lui però, Marek Hamsik è qui. Il più giovane capitano della storia azzurra, già nella top ten delle presenze, ora lanciato verso il record di reti di Maradona. Settantatrè totali segnate. Nel conto anche quella alla Fiorentina di un anno fa: discussa, controversa, forse di spalla, probabilmente autorete, o solo romanticamente di ciuffo. Comunque gol. Due a uno alla Fiorentina e vittoria. Era la seconda di campionato. Buona la prima, buonissima quella dopo. Che il Chievo sappia. E‘ il calendario azzurro. E‘ così che va…

FONTE: Corriere dello Sport