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Luiz Gustavo, profilo di un vincente nato


LuizGustavoThe winner is: e in quel curriculum vitae, c’è di tutto e forse persino più di quanto persino l’ottimismo della volontà avrebbe immaginato. The winner is Luiz Gustavo Dias, il vincente di successo che dalla Bundesliga alla Confederations Cup non ha perso un colpo e che ora, dalla malinconia d’una panchina defilata soffre e si contorce. The winner is Luiz Gustavo, il signore del triplete, del treble, della tripletta che, incontentabile com’è, s’è poi spinto oltre, s’è caricato la Nazionale sulle spalle e s’è regalato pure un trionfo estivo.

IL PEP NEL MERCATO L’omone che non t’aspetti, un gigante da un metro e ottantasette capace di governare i destini di chiunque dall’epicentro del gioco, è il metodista giusto per quel posto giusto ch’è ancora vacante: e nel metodo-Benitez, in quel 4-2-3-1 che in qualche modo riconduce al Bayern, la cabina di regia gli calza su misura, gli si addice. Luiz Gustavo è la scelta meditata, è il top player che spunta quasi dal nulla, in un’estate divenuta improvvisamente rovente persino in Baviera con l’arrivo di Thiago Alcantara – il “cucciolo” allevato da Pep Guardiola nel Barca e poi trascinato a Monaco di peso, con investitura da titolarissimo immediata – e con la mediana improvvisamente divenuta troppo stretta per un inteditore con materia grigia in abbondanza che punta dritto a Brasile 2014, il sogno d’ogni fanciullo ch’è nato in quello spicchio del Sud America in cui il calcio è gioia, è euforia ed ormai ha un appuntamento fisso con la Storia.

CHE NUMERI – La stazza e però mica solo quella: perché nei numeri, che nascondono un’anima, c’è la regolarità d’un centrocampista buono per qualsiasi evenienza, capace di giocare quarantotto partite stagionali senza mai indietreggiare, lasciandosi scivolare sulle spalle il
duro lavoro sporco di chi ha scelto d’attraversare la propria vita da mediano nella penombra. Però la panca è un rischio, un ostacolo per le proprie aspirazioni, un pericolo da evitare accuratamente: e vabbè che pure in passato è stata dura ma stavolta, in questi nove mesi che si presentano all’orizzonte, c’è in palio lo scenario irrinunciabile e verdeoro d’un Mondiale da giocare in casa propria, la rivincita personale per dimostrare pure a se stesso d’avercela fatta e per arricchire ulteriormente una carriera già scintillante.

TIRO MANCINO – Il salto in alto è quindi Luiz Gustavo, mica uno qualsiasi: ma quel brasiliano atipico, tanta concretezza ed un senso pratico che si lascia preferire al funambolismo demandato agli altri, ha pure geometria, una maturità sprigionata a più riprese e utilizzata per convincere prima Heynckes che l’ha intrufolato nel Bayern e successivamente Scolari, che l’ha eletto a diga d’un Brasile strepitosamente bello nell’ultima Confederations e capace di fermare furie rosse ritenute imbattibili.

LO SCORE – La frequenza è scandita dal calendario e fa rabbrividire: Bundesliga, Champions League e coppa di Germania, poi il trionfo in quello ch’è considerato l’antipasto del Mondiale. Un poker ditrionfi che ne allunga la statura, che ne allarga la dimensione e persino le frontiere da scoprire: Napoli pensa seriamente a Luiz, un vincente dì successo…

Fonte: Il Corriere dello Sport