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Arsenal vs Napoli, la chiave tattica


chiave tatticaPartita dai due volti, con il Napoli che, come ampiamente previsto, alla lunga ha pagato l’essere indietro nella preparazione fisica rispetto ad un avversario che sta preparando sia il preliminare di Champions League che l’esordio in Premier League (una settimana prima degli azzurri). Il Napoli è partito per nove undicesimi con la stessa formazione di lunedì, Pandev “falso nueve” a fare da centravanti di manovra, mentre alle sue spalle Callejon, Hamsik e Insigne. In mediana la novità di Inler al fianco di Behrami e in difesa confermati Mesto-Cannavaro-Britos-Armero. Novità Reina tra i pali a mostrare subito come il portiere sarà centrale nell’impostazione della manovra di squadra. L’Arsenal invece si presentava al via con un 4-4-2 dove la linea di centrocampo era composta da Rosicky, Ramsey, Wilshere, Gnabry, a supporto delle due punte Podolsky-Giroud. In realtà il solo Gnabry agiva da cursore puro sulla fascia destra, mentre gli altri tre si scambiavano spesso di posizione con Rosicky che andava ad agire da trequartista aprendo  spazi per l’inserimento degli altri centrocampisti.

Nella prima frazione il Napoli, pur non avendo la prevalenza nel possesso palla, ha gestito l’Arsenal senza grossi affanni, confermando quanto di buono visto nella partita di lunedì scorso. Inler non ha fatto rimpiangere Dzemaili in cabina di regia e ha innescato l’azione del primo gol, più in generale la squadra azzurra ha occupato bene gli spazi passando dal 4-4-2 della fase difensiva al 4-2-3-1 di quella offensiva senza dimenticare i frequenti inserimenti di Mesto oppure di uno tra Inler e Behrami nelle frequenti azioni di ribaltamento.

La seconda frazione ha visto subito due cambi, Higuain per Pandev e Maggio per Callejon, quest’ultimo cambio non ha modificato l’assetto di squadra, ma è stato chiaramente teso a dare maggior copertura difensiva sugli esterni in conseguenza degli ingressi dei vari Sagna, Walcott e poi Oxlade-Chamberlain. Di fatto la gara è rimasta sugli stessi binari del primo tempo fino a passare l’ora di gioco con il Napoli a gestire un Arsenal che pur incrementando la spinta sugli esterni di rado è riuscito a rendersi pericoloso. La partita è sfuggita di mano al Napoli dopo il 65’ quando si è fatta chiara la stanchezza in campo degli azzurri rispetto ad avversari ancora in palla, e con Benitez che inserendo prima Mertens per Hamsik poi Dossena per Insigne è passato ad un più coperto 4-4-2. La mossa non ha pagato perché la squadra azzurra ha perso a poco a poco le distanze e faticando molto a uscire dalla propria metà campo, nonostante questo prima di subire i due gol è riuscita a rendersi pericolosa in alcune circostanze grazie ad un Higuain in veste più di rifinitore che di realizzatore.

Infine i due gol subiti nascono appunto dalla difficoltà a ripartire, finendo col concedere diversi piazzati dalla trequarti e calci d’angolo alla squadra inglese che schierando in area Mertesacker (1,98 m) e Giroud (1,93 m) con il solo Albiol a poter contrastare da pari a pari sul piano fisico ha potuto realizzare prima il gol del centravanti francese su calcio d’angolo e poi il pareggio di Koscielny sugli sviluppi di una parata di Reina su incornata proprio di Mertesacker.

Prestazione sicuramente positiva, cresciuto il livello dell’avversario rispetto a lunedì, ma il Napoli dei primi 60’ ha tenuto il campo senza soffrire troppo,  la condizione della squadra cresce ancora e si è visto anche qualche miglioramento sul lavoro difensivo dei terzini. Con venti giorni di lavoro davanti c’è tutto il tempo di portare in condizione anche gli ultimi arrivati e rodare ulteriormente i meccanismi di squadra, che sono tutto sommato già buoni considerato che la squadra sta lavorando con Benitez su un progetto tecnico del tutto nuovo da poco più di tre settimane.

Andrea Iovene

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