Il Napoli di Rafa contro il Chelsea di Benitez

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“Mister Benitez” ha conquistato tutti: giocatori, giornalisti e persino tifosi (anche i più “Mazzarriani”). Con il suo sarcasmo, la sua bacheca e quell’aspetto da professore universitario, ha reinserito nel ventaglio di carte napoletane quella che da troppo tempo mancava: “il Re di Coppe”.

La sua carriera parla chiaro: due finali di Champions League (una vinta ed una persa) e un successo in Europa League, negli ultimi otto anni, dimostrano che la priorità per l’ex Chelsea è , che lui lo dica o meno, l’Europa.
Bisognerà dunque abituarsi a vedere un modo nuovo di concepire la lunga stagione calcistica, che non sarà più scandita dai soliti 11-13 uomini che si alternano meccanicamente, ma da 21-22 protagonisti che faranno staffetta a seconda delle gravosità della settimana.
Non è un uomo complicato Rafa, né umanamente e né tatticamente, ha un singolo dogma che protrae sin dalle sue prime esperienze spagnole il famigerato “4-2-3-1”.
Come ogni manager calcistico che si rispetti il modulo da adottare non è soltanto un impasto di numeri, ma un copione studiato nei minimi particolari  da affidare ai giusti interpreti; analizziamo dunque, uno ad uno, tutti i protagonisti de “il calcio secondo Rafa”:

Difesa: è il settore meno impegnativo. Secondo il suo credo calcistico se la chiamano “difesa” ci sarà un motivo. Infatti i quattro soggetti scelti da Benitez,  pur possedendo anche doti offensive non indifferenti,  sono e saranno comunque utilizzati come difensori puri, sempre posizionati davanti la linea della palla,. Il pubblico napoletano dovrà dunque dimenticare le frequenti scorribande dei terzini  lungo entrambe le fasce (vecchio “marchio di fabbrica” di Mazzarri) e addomesticare il proprio gusto calcistico verso un assetto più oculato e, passatemi il termine,”bloccato”.

Centrocampo:  reparto numericamente più povero ma di fondamentale importanza nel modulo del “Napoli che verrà”. La coppia di opposti preferita dall’allenatore iberico è sempre la medesima: uno addetto a fare legna, ovvero un interditore vecchio stampo dotato di grande corsa e resistenza, l’altro un regista, lento fisicamente quanto veloce di pensiero, che nel proprio fazzoletto di terra (dal quale raramente Benitez chiede di spostarsi) ha il compito di farla da padrone, dettando i ritmi della manovra  con la possibilità di lanciare direttamente i compagni più avanzati quando lo ritiene opportuno. Nel Valencia, nel Liverpool e nel Chelsea, il cuore del centrocampo era stato affidato a gente come Xabi Alonso e Lampard, nel Napoli attuale è già più difficile individuarne l’erede.. ma se Verratti dovesse arrivare…

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Attacco:  oggi il modulo “con i tre trequartisti” è il più vincente; è quasi diventato una prassi per tutti i top-club europei, ma quando Benitez iniziò ad utilizzarlo (nel 1995) ancora si era proiettati verso il lineare quanto scontato 4-4-2 oppure,  per i più estrosi, il 4-3-3 apparentemente di maggior “carattere”. Nello scacchiere del Napoli 2013/2014 il reparto d’attacco sarà quello dotato di maggior fantasia ed estro: due esterni alti, posti sulla fascia contraria al proprio “piede battesimale”, in modo da rendersi sempre pericolosi, sia accentrandosi palla al piede e sia inserendosi negli spazi lasciati liberi dai difensori avversari; un trequartista centrale, dal tiro e dall’ inserimento facile, che spazi liberamente tra le due linee di centrocampo e attacco creando sistematicamente  superiorità numerica ad uno dei due reparti. Per ultimo, il ruolo del centravanti, è stato affidato lungo la carriera di Benitez a interpreti dalle caratteristiche quasi sempre diverse tra loro: dal “attaccante-torre”, alla Carew,  al classico finalizzatore da area di rigore come Torres, passando per quel “folletto” tutta corsa e serpentine  di Milan Baros. C’è però una caratteristica che ha accomunato questi giocatori nel gioco di Benitez: la grande abilità di partecipare direttamente all’intera manovra offensiva. Higuain (così come Cavani) rappresenta il prototipo di attaccante perfetto per lo stile di Rafa e insieme a Insigne, Callejon, Mertens e Pandev compongono il reparto offensivo più forte che il tecnico spagnolo abbia mai allenato.

Diradando il campo dai fumi di un passato vincente, apprestiamoci a vivere questa nuova stagione con l’entusiasmo che ha sempre contraddistinto una piazza come Napoli perché, e questo è sempre bene ricordarlo, prima di qualsiasi  figura seduta in panchina ci sono e ci dovranno sempre essere 80 mila napoletani che cantano.

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