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Rafa e quel suo invidiabile record: sempre vincente al primo anno

BenitezRafa, l’allenatore dei dieci trofei, vince spesso al primo anno. Anzi, sempre, escludendo le iniziali esperienze della sua gloriosa carriera: esonerato dal Real Valladolid nel ’95 dopo 23 partite e dall’Osasuna nel ’96 dopo 9. Successivamente un’interessante serie che rallegrerà i tifosi del Napoli. Sette titoli conquistati con sei squadre, le statistiche segnalano che le avventure di Benitez sono positive anche quando durano poco, come è accaduto nell’Inter del 2010 e nel Chelsea pochi mesi fa. Il nuovo tecnico del Napoli si è allontanato da Milano e da Londra dopo aver sistemato trei trofei nelle bacheche dei nerazzurri e dei Blues. Un positivo segnale per il Napoli e il suo scaramantico presidente De Laurentiis.

Un vincente, Rafa. Il primo successo a 38 anni sulla panchina dell’Extremadura. “Trovai una società che mi diede fiducia e mi lasciò lavorare e riuscimmo a conquistare la Primera grazie ad uno sforzo corale”. Secondo trionfo con il Tenerife. “La stagione più dura che si ricordi in Seconda divisione: salimmo grazie ad un’epica partita all’ultima giornata”. Il quarantenne Rafa sentì di poter compiere il salto dopo le due promozioni, d’altra parte il suo maestro a distanza era stato Arrigo Sacchi, diventato a quarantun anni l’allenatore del Milan. Ecco come Benitez ricorda la svolta del 2001: “Il “giovane e inesperto” allenatore aveva già un bel biglietto da visita e il Valencia mi offrì il primo “grande” contratto. Dopo trentun anni il titolo tornò nella città del fiume Turia. Per chi non lo ricordasse bene, la Liga era la più forte mai vista. Erano i tempi del Real Madrid dei Galacticos, di un grande Barcellona, del mitico Superdepor, di un forte Atletico Madrid, di un potente Siviglia. Ma ancora una volta il lavoro diede i frutti sperati”.

La Spagna era terreno conosciuto bene da Benitez, che di pari passo allenava e s’aggiornava. Animato dalla voglia di crescere e conquistare la ribalta internazionale, realizzò il grande salto nella Premier League. “Lasciare la Spagna era uno dei miei obiettivi e il campionato inglese era una chimera: nel 2004, passando al Liverpool, diventai il primo allenatore spagnolo a trasferirsi in quel paese”. Gli anni con i Reds sono rimasti nel cuore e Liverpool è diventata la casa di Rafa. “Tanti la chiamano una storia d’amore”. La Champions League conquistata nella prima stagione battendo il Milan in una drammatica finale. “La partita più spettacolare nella storia della Champions”.

Due i trionfi nei cinque mesi vissuti a Milano, gestendo il durissimo post-Mourinho: la Supercoppa italiana in agosto e il Mondiale per club in dicembre. “Ma non fu ritenuto sufficiente per i dirigenti che, senza avermi sostenuto, decisero di arrivare ad un accordo per rescindere il contratto”. La ferita per Benitez dev’essere stata profonda perché ha atteso due anni prima di tornare in panchina, spostandosi da Liverpool a Londra per raccogliere l’eredità di Di Matteo e guidare il Chelsea campione d’Europa. “Un nuovo progetto che ci avrebbe portato a conquistare l’Europa League ed a raggiungere uno dei primi quattro posti della Premier”.

Sette successi al primo anno e adesso la tappa di Napoli, la voglia di vincere subito anche qui. “Non prometto lo scudetto o la Champions o la Coppa Italia: prometto che lotteremo per vincere” e questa dichiarazione sabato sera ha scatenato i tifosi nella piazza di Dimaro. “Siamo carichi di speranze e tremendamente grati per la fiducia nei nostri confronti e per la manifestazioni di affetto che abbiamo ricevuto fin dal primo giorno”. Noi, ovvero lui e il suo staff arricchito dall’ex capitano del Napoli Pecchia, nuovo vice allenatore. Noi, ovvero lui e i tifosi, diventati corpo unico durante i giorni di ritiro in Trentino: le appassionanti note di ’O surdato ’nnammurato possono far dimenticare l’emozione di You’ll Never Walk Alone, l’inno del Liverpool.

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Fonte: Il Mattino