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Dilemma Mazzarri, l’uomo dei record ma anche l’amante del vivere tra parole non dette e frasi a metà


mazzarri napoliMazzarri Napoli \ Bravo Mister, Evviva il Mister. Nulla da eccepire, lavoro encomiabile, applicazione e approccio mentale da applausi, polso eccezionale e capacità di gestione che potrebbe far invidia alle principali scuole di pensiero della storia del calcio, dal modello Barca allo stile Borussia, passando per la scuola olandese dell‘Ajax e quella inglese dello United o dei gunners.  Siamo ai titoli di coda, siamo arrivati al momento dei bilanci, e quello dell’era Mazzarri è davvero più che positivo. Si è fatto molto bene, quasi la perfezione, beh quella sarebbe arrivata solo col tricolore, e forse nemmeno, visto che gli esigenti napoletani si sarebbero aspettati qualcosa anche dall’Europa, seppur minore.

Eccola, abbiamo involontariamente toccato una crepa nel muro che sembra mostrarne più di una alle spalle di Walter, stiamo parlando di quelle piccole crepe che generano un crollo, in questo caso della pazienza e, di conseguenza, degli stimoli di un uomo che vuole un commiato convinto da parte di tutti, a partire dai tifosi, e i precedenti voltabandiera a cui il tecnico ha assistito non meno di qualche mese fa, quando una serie di pareggi e l’uscita dalle coppe avevano dato agli azzurri la condanna di stella in caduta, una squadra destinata a perdere colpi e a divenire una normale compagine da zona Uefa, è stato forse l’attimo in cui si è cominciato a mettere le mine che sarebbero esplose chissà quando (a fine campionato?). Che nel calcio funzioni così lo si sa bene, ma a Mazzarri non è piaciuto nemmeno la politica di qualche mezzo di comunicazione con cui ha avuto spesso rapporti estremamente difficili, spesso sfociati in fughe o in assenze per dubbie ed ingiustificate cause. Vedersi disconoscere un lavoro certosino e profondamente professionale non dev’essere bello, sia ben chiaro, ma si è avuta l’impressione che il tecnico abbia visto piani distruttivi laddove forse si sia trattato solamente di modi a mestiere di mettere il peperoncino ad alcune situazioni poste ad hoc per creare la polemica, pane quotidiano di televisioni e giornali, soprattutto sportivi.

C’è da ammetterlo, Mazzarri ha avuto un cedimento almeno sotto l’aspetto della gestione personale del suo carattere, irascibile e pungente, a tratti burbero, e davanti alle telecamere questo atteggiamento è stato etichettato come debolezza e, giocoforza, insostenibilità della piazza Napoli, dopo quattro anni in cui ha assorbito le movenze di una città che vive il calcio in maniera diversa rispetto a molte realtà in cui si è trovato ad allenare. E allora via al gioco degli addii, degli ingaggi, della squadre interessate a lui, ai possibili sostituti, agli incontro top secret, insomma le solite storie. Che sia stato il suo atteggiamento a minare la sua tranquillità? chi è causa del suo mal pianga se stesso. O forse no. Ma è pur sempre un proverbio che nasconde una sacrosanta verità, quindi, qualora fosse valida e applicabile per la vicenda Mazzarri, lo prendiamo volentieri in prestito.

A mettere la ciliegina su di una torta fatta di incoerenze, incomprensioni e dubbiose interpretazioni di frasi ad effetto, alcune dichiarazioni quasi mai completamente chiarite, riferite a metà, volutamente perché poco chiaro è il mondo in cui adesso Mazzarri si trova a dover fare i conti, una realtà parallela dove si sta svolgendo una sorta di “Walter contro Walter” in cui il tecnico parla con il suo doppio e gli chiede se è il caso di restare o di andare via, continuare in questo progetto per provare a centrare il terzo tricolore che avrebbe i tratti somatici di una vittoria mondiale per importanza e risonanza, oppure cedere alle lusinghe di altri progetti, quello giallorosso che porterebbe alla rinascita di una società dalle indubbie potenzialità, quello nerazzurro, in una grande del calcio italiano che gli porterebbe onori e glorie, ma anche rischi di un ambiente saturo in termini di qualità e quindi poco incline ad aspettare i tempi tecnici di maturazione tattica, necessari per un allenatore come Mazzarri abituato a vivere un tassello per volta, con la possibilità di avere fiducia incondizionata. Forse Walter è in attesa di qualcosa, di un gesto da parte di qualcuno, una dichiarazione, di un atteggiamento, una reazione. ma di chi e su cosa non è dato sapere.

Ci piacerebbe, però, trarre da questa situazione un aspetto che servirà per il futuro “work in progressdel Napoli, e cioè quello, fuorviante e pericoloso, della mancata progettualità, in questo caso, della guida tecnica, forse la più importante pedina per costruire le basi del futuro. Non sapere a Maggio se il tecnico della tua squadra resterà o meno alla guida vuol dire non sapere ancora su quali giocatori puntare sul futuro. Poi, se il mercato lo si vuol fare a prescindere dall’allenatore, continueremo a sentir parlare di giocatori acquistati ma non utili alla causa, perché al di là delle congetture tattiche richieste dal tecnico, oppure fuori dall’assetto su cui il mister solitamente fa affidamento. Sono errori da non commettere poiché questa società è arrivata nell’eden del calcio europeo e, quindi ha la necessità di muoversi da grande club. Che vadano via presto le nubi dalla testa di Mazzarri, che De Laurentiis e Bigon costruiscano un progetto solido che duri nel tempo e che non metta in pericolo tutto ciò che si sta facendo per colpa di limiti dirigenziali in grado di partorire polemiche atte a disturbare uno splendido viaggio, quello verso il successo.

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