shinystat spazio napoli calcio news Le partite memorabili, Quella clamorosa domenica di Napoli-Como

Le partite memorabili, Quella clamorosa domenica di Napoli-Como


Campionato 88\89, in alcuni stadi fa già capolino “Ciao”, la statuetta tricolore che, da lì a poco, sarebbe stato il simbolo dei campionati mondiali, per la Coppa del Mondo disputata in Italia nel 1990. 12 febbraio 1989, 17° turno di andata, ultimo del girone a 18 squadre. Giro di boa. L’Inter di Trapattoni è prima in classifica e il Napoli è l’unica squadra capace di tenere testa alla rincorsa nerazzurra.

Quella domenica, l’ultima del calendario di andata, mi trovo allo stadio San Paolo per vedere Napoli-Como, match dal risultato scontato, per molti, se si pensa che i comaschi a Napoli hanno sempre perso, e in passato hanno rimediato sconfitte con punteggi piuttosto imbarazzanti. Un 7 a 1 e un 7 a 0 negli anni ‘Cinquanta, oltre a una serie negativa non ancora interrotta. Quella domenica, al fischio d’inizio, le orecchie sono alle radioline, perché l’Inter gioca a Firenze, e chissà che i viola non riservino ai milanesi qualche cattiva sorpresa.

Intanto, il Napoli passa con un gol di Careca, che dopo dieci minuti approfitta di una distrazione della difesa ospite e fa sì che il pallone oltrepassi appena la linea di porta. Per l’arbitro è uno a zero. Fin qui, tutto normale. Dagli spalti ascolto commenti sereni e sicuri, nonostante il Napoli non stia giocando una gran partita. L’attenzione è spesso rivolta alle notizie da Firenze, ma del Napoli di Maradona, in campo, non c’è molto da apprezzare. Ricordo tanti passaggi sbagliati, una gara noiosa e un Como che pian piano inizia a prendere coraggio. E sì, perché Corneliusson, alla mezz’ora, grazie a una dormita della difesa azzurra, segna il pareggio tra l’incredulità generale. Nemmeno dieci minuti e Simone, giovane promessa del calcio italiano, imita il suo compagno di reparto e porta il Como in vantaggio. All’intervallo, Napoli-Como 1 a 2. Nel quarto d’ora di attesa del secondo tempo, ne ascolto di tutti i colori. Bestemmie, amare ironie, ipotesi di 13 miliardari e nessuna buona notizia da Firenze.

L’inizio del secondo tempo non è migliore del primo. Il Napoli stenta a preparare azioni pericolose, il Como controlla il risultato, cullando l’ipotesi di una storica e clamorosa vittoria al San Paolo. Verso la metà della seconda frazione, tra i mugugni e le proteste di un pubblico abituato a vedere un altro tipo di squadra, entra Maurizio Neri. Non proprio un titolare. Ma è una domenica strana, una di quelle dove potrebbe succedere di tutto. Nel momento più brutto del Napoli, arriva la rete del 2 a 2. E chi la segna? Maurizio Neri, spuntato all’improvviso con un colpo di testa in corsa. Da Firenze, nel frattempo, giungono novità interessanti. La radio racconta di una bella Fiorentina e di una Internazionale (allora la chiamavano così) molto in difficoltà.

Ma il Napoli non sembra in giornata di grazia. Sebbene abbia raggiunto il pareggio, il gioco è sempre più brutto e la squadra sembra più preoccupata a ricomporsi che a giocare a pallone. Nel freddo di quel pomeriggio domenicale, sotto un sole tiepido che inizia a tramontare, nessuno ci crede più. I tifosi mormorano e le bestemmie non diminuiscono. Sarà un pareggio clamoroso quanto immeritato, visto il pessimo gioco espresso.

Ma le domeniche strane, nel calcio, sono fatte per rovesciare umori e sorti, e soprattutto le classifiche. A pochi minuti dalla fine, Carnevale, in mischia, trova il goal del 3 a 2. Sommerso da un’esultanza che poche volte ho visto allo stadio, sento un tizio che oltre per la gioia di una vittoria insperata, grida perché la Fiorentina è in vantaggio. 4 a 3 sull’Inter. E pensare che i nerazzurri conducevano 3 a 2 quasi fino alla fine, proprio come il Como.

Triplice fischio e Napoli secondo, a un solo punto dalla capolista. Umori e classifiche di una domenica d’inverno. A Firenze, a bordo campo, c’era la statuetta di “Ciao”.

 

 

Sebastiano Di Paolo