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Non per nulla la chiamano “Vecchia Signora”


Esiste sempre nei nomi una radice e un confronto con la realtà effettuale. Le parole non nascono dal fortuito incontro di lettere agganciate l’una all’altra come in un trenino senza senso, ma sono invece sintesi superbe di realtà più ampie e complesse. La parola Juve cos’è? L’accostamento in rapida successione di due consonanti alternate a due vocali. Dietro però il significante si nasconde un’immagine e un’idea che immediatamente richiamano precisi colori, precise maglie, precise città.

Ma alla parola centrale “Juve” la discussione civile ne ha aggiunta un’altra come corollario, come chiarificazione ulteriore; la parola, o meglio la frase di senso compiuto è “Vecchia Signora”.

Cosa si cela dietro questa espressione? Proviamo dunque a fare un gioco, evidenziando come la realtà vissuta sia implacabilmente incline alla soggettività e all’idea che di una parola o di una frase hanno uomini distinti tra loro da opposte visioni del reale e del calcio.

Per uno juventino la parola “Vecchia” richiama un sentimento di aristocraticità, di nobiltà, di purezza del sangue non contaminato dalla villania e dalla rozzezza. Per un napoletano “Vecchia” richiama carni cadenti, bagasce di bordello, pettegole litaniose. Per il napoletano “Vecchia” equivale a morente, a senza forza, di converso per uno juventino “Vecchia” è un richiamo alla tradizione, all’immobilità di un’eterna grandezza.

Per uno juventino “Signora” è la matrice massima del distacco tra il popolo plebeo e la classe dominante, è l’epiteto che rende diversi, che distingue il calzone lacero dal colletto di seta. E’ uno statuto di superiorità sancita dalla storia e dalla lotta per la vita, è la spia che induce a non sporcarsi nel fango della realtà vera e spaventosa.
Per un napoletano “Signora” è un termine che va maledetto, che richiama antiche oppressioni; è una parola che designa la fetta di umanità che mangia tutta la torta, che non conosce la fatica, che non sa mangiare il pollo con le mani e che quindi dimentica la sua matrice naturale e animalesca. Per un napoletano “Signora” può assumere il profilo di uno scherno, è anche il simbolo della giovinezza sfiorita, dei modi troppo raffinati per non divenire urticanti.

Come si è visto le parole nascondono altro, non sono che il risultato visibile e udibile di concetti ancestrali, di contrapposizioni totali, di inimicizie gioconde. Che la Juve sia solo una “Vecchia Signora” alla maniera pensata dagli juventini, o una “Vecchia Signora” alla maniera pensata dai napoletani lo sapremo solo a Maggio. In questo abisso di tempo le due tifoserie avranno la libertà di pensare e di pensarsi come meglio riterranno opportuno.

Carlo Lettera
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