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Il punto: il primo tasello possibile dell’era De Laurentiis


Che la festa cominci. Preparate le carovane, arrotolate le vecchie bandiere in disuso, colorate lenzuoli con scritte e sfottò, la strada verso la finale è spianata. Battuto il Siena di Sannino, partita senza storie, con un primo tempo quasi perfetto, con gli azzurri cinici e spietati nello sfruttare le ripartenze, con un’azione meravigliosa, da manuale del calcio, col trio Cavani-Lavezzi-Hamsik a sfruttare un contropiede che lascia di sasso la difesa senese e mette il risultato sul doppio vantaggio per il Napoli. Dal canto suo, la squadra toscana è parsa troppo rinunciataria, spesso arroccata nella propria trequarti con dieci undicesimi della formazione. Poche le opportunità di rientrare in gara, nonostante la buona prova di Brienza, isolato ed orfano di un uomo-sponda, alias Larrondo e/o Bogdani, entrambi inefficaci nel ruolo richiesto. La partita si e messa subito sul binario giusto, sfruttando la sfortunata autorete di Vergassola per l’1-0 iniziale. Grande, grandissimo Cavani, imprescindibile leader di una squadra dai mille volti, artefice di un cammino ineccepibile, fino al conseguimento di risultati quali questa finale, senza tralasciare i risultati che ancora dovrnno arrivare. Hamsik paventa lucidità e si propone come assit man della serata. Fosse pù sfacciato nel suo gioco di posizione, sarebbe da Pallone d’oro. Chissà se l’età portre giovamento al campioncino slovacco. In tono minore la prova di Lavezzi, che in ogni caso s’inventa sempre il modo per mettrci lo zampino, come per entrambi i gol realizzati (autogol da un suo calcio da fermo e azione del 2-0 portata a termine grazie al suo estro in fase d’appoggio). Gargano sciorina la solita generosità, condita da quel pizzico di follia quando perde palloni, vizietto ancora da limare nel proprio bagaglio tecnico. I 40 minuti di Maggio non sono bastati per giudicare la sua prova, resta il rammarico di rischiare di perderlo per un pò di tempo. Dossena lo sostituisce e, quest’ultimo, si scambia di posto con Zuniga. L’inversione giova soltanto a Zuniga, solito pioniere della retroguardia, abile a impostare, preciso nel chiudere e nel ripartire, insomma, da autentico jolly mostra a tutti la sua indispensabile e necessaria presenza in campo. Non convince del tutto Dossena, sebbene svolga il compito poco impegnativo di cercare l’appoggio ravvicinato ed i cross, che dovrebbero essere il suo pane, ma si limita a non strafare e risulta, alla fine per nulla temerario e poco tonico. Dzemaili subentra a Gargano e conferma il suo buon momento fisico, è chiaro a tutti che ha delle ottime potenzialità, con tanto di margini di miglioramento palesemente visibili. La continuità potrebbe essere la giusta medicina. Trio difensivo da sufficineza, con Cannavaro prima di tutti, per prestanza fisica e determinazone in campo, non disdegna la costruzione e fa piacere constatarlo. Aronica si limita a controllare che tutto taccia, con precisione e punualità. Campagnaro contiene la sua verve atletica, evitando sgroppate di fortuna che spesso hnno portato solamente sbavature pericolose. De Sanctis spetttore non pagante, nonostante la ripresa veemente dei bianconeri. Staccato il pass per la finale dello Stadio Olimpico di Roma, ora la Juve di Conte in una sfida dal sapore speciale. Una partita nella partita, visto che coi bianconeri si rinnoverà una sfida ancora attiva in campionato, e, con ogni probabilità, lo sarà anche a Maggio sullo sprint finale. Alzando questo trofeo si cercherà di costruire l’autostima utile per provare a scalare la cima che porta alla gloria, la fame di vittoria non è ancora sminuita, tutti vogliono “matare” i bianconeri e alzare al cielo la Coppa che “inizierebbe” il presidente De Laurentiis alla prima vittoria alla guida del Napoli, auspicando scenari internazionali da film Oscar.



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