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Hristiyan Ilievski: il superlatitante delle Calcio-scommesse, l’ennesimo aspiranteTony Montana


Non avete capito niente.

Lazio-Genoa l’ha fatta Sculli, non Mauri. Sculli.

 Con gli amici suoi di Genova.

Al cento per cento. Anzi no, a un milione per cento.

È andata così: io cercavo da un po’ di parlare con qualcuno della Lazio, per avere informazioni sicure. Ma non ci riuscivo. Sono andato a Formello, vero, ma lì non ho incontrato nessuno. Però mi hanno detto: “Guarda che la partita è fatta. L’ha fatta Sculli. L’accordo è 1-1 per il primo tempo, poi nel secondo tempo partita vera”, anche se alla fine il Genoa ha poi dato i tre punti alla Lazio che doveva andare in Champions.

Non sono uno scarafaggio, io.

Il nome di Zamperini non lo farò mai. Gli ho rovinato la vita chiedendogli di trovarmi delle informazioni sul campionato di Serie A e adesso lo difenderò fino alla fine.

Non sono come Gervasoni, uno che fa le estorsioni. Dopo la prima parte dell’inchiesta, quest’estate voleva andare da Mauri: “se non mi dà un milione di euro vado a Cremona e racconto tutto”, aveva detto.

Quello che so io è che quella dritta era giusta, Sculli ha “fatto” la partita e io ci ho guadagnato un sacco di soldi. E come me mezzo Lazio, inteso come regione, lo sapevano tutti”.

Come confermano anche i flussi delle giocate.

Il mio ruolo è quello di uno che scommette.

A me e a Gegic (l’altro latitante di questa storia) ci hanno chiamato gli Zingari, Gipsy, come se fossimo una mafia. In realtà non siamo zingari e non siamo nemmeno un gruppo. Noi compriamo informazioni e scommettiamo. E basta. Mi chiamano i calciatori e mi dicono: “20mila su questo o su quel risultato“. E io lo faccio facilmente, perché la gente si fida“.

Con queste parole Ilieyski, il superlatitante dello scandalo delle calcio scommesse irrompe, come un fulmine a ciel, quasi, sereno, sulle pagine delle principali testate giornalistiche, rivelando altre verità, finora ignote.

Il cuore del calcio scommesse, secondo Ilievski, sono proprio i calciatori: “In Inghilterra non succede, in Italia invece sì: si mettono d’accordo, poi scommettono e vendono le informazioni. Quando le vendono a noi, o quando noi le scopriamo ci puntiamo sopra forte. Altrimenti le vendono a qualcun altro. Alla mafia siciliana, a quella albanese, agli ungheresi oppure a Beppe Signori che è uno dei capi del calcio scommesse in Italia. A tutti. Spesso sono gli stessi dirigenti dei club a mettersi d’accordo. Alla fine dello scorso anno, sono venuto io personalmente in Italia. Era quasi tutto già deciso, chi vinceva lo scudetto, chi andava in Europa, chi finiva in serie B. Quindi è stato un “festival”. C’erano sei squadre che ritenevamo affidabili: Sampdoria, Cagliari, Bari, Lecce, Siena e Chievo.”

Ma chi è Hristiyan Ilievski?

Il principale latitante del calcio scommesse.

Lo cercano la polizia e l’Interpol.

Secondo la Procura di Cremona è la pedina chiave, l’uomo che avvicinava i giocatori di serie A per “combinare le partite“, li contattava tramite intermediari, li aspettava in albergo o nei ritiri con le borse piene di soldi, e li convinceva con le classiche “offerte che non si possono rifiutare“.

La mattina del primo giugno scorso, mentre Beppe Signori finiva in manette, insieme con gli altri complici, lui è scappato dalla sua casa di Cernobbio e si è rifugiato in Macedonia, protetto dalla propria fama e da un manipolo di bodyguard che lo chiamano boss.

Un metro e novanta di altezza per circa 110 chili.

È un ex agente della polizia speciale macedone: la guerra del Kosovo gli ha lasciato una cicatrice sul viso e un’altra, molto più grande, che parte dal mignolo della mano destra e finisce all’altezza del polso, dove si confonde con l’inchiostro di un enorme “5” tatuato tanti anni fa.

Il volto di Al Pacino tatuato su un polpaccio. Conosce a memoria “Scarface” e per quest’uomo, come la storia moderna ci ha, più volte, fatto scoprire, Tony Montana non è solo il protagonista di un film.

Scarface è film ambientato negli anni ’80.

Fidel Castro consente a 125.000 cubani di lasciare Cuba per fare ritorno dai loro parenti negli Stati Uniti, in verità, lo scopo principale è di svuotare parte delle carceri cubane e quindi rimettere in libertà gran parte dei malviventi. Inizia così l’Esodo di Mariel: il più imponente espatrio cubano del secolo scorso.

Tra i profughi c’è Antonio Montana che, come gran parte degli altri immigrati cubani, viene portato alla Freedom Town, un ghetto di popolazione cubana. Tony riesce a lasciare in fretta quel posto, grazie all’omicidio di Emilio Rebenga, un potente politico che si era precedentemente messo contro un potente capo criminale di Miami, Frank Lopez, al vertice di un Cartello della droga saldamente affermato. Ottenuta la carta verde di residenza, Tony inizia a lavorare come cameriere e lavapiatti in una sorta di fast food, ma dimostra insofferenza per quella nuova vita.

Non appena Lopez si rifà vivo, Tony  decide di mettersi in attività con lui, diventando così gangster. Pertanto, inizia ad entrare nel giro malavitoso acquistando la fiducia di Lopez, che rimarrà piacevolmente sorpreso dal suo carisma e dalle sue attitudini da malvivente.

Inizia, in questo modo, una carriera criminale in ascesa per Montana che lo conduce verso una crescente prosperità.

L’uomo diventa sempre più ricco e potente, tanto da riuscire ad offuscare l’autorevolezza di narcotrafficanti assai illustri.

Nel cuore di Tony regnano un rapporto conflittuale con la madre, un morboso amore per la sorella Gina e un folle amore per Elvira, la donna di Lopez, che riesce, però, a sposare.

L’emblema del suo potere è rappresentato, in maniera più che loquace, dall’immensa e sontuosa villa che Montana provvede a farsi costruire, comprensiva di ogni genere di sfarzo ed eccesso.

Quella villa, nella vita reale di molti aspiranti Tony Montana, ha costituito un vero e proprio emblema da emulare.

Tant’è vero che il boss Walter Schiavone, a Casal di Principe, se ne fece costruire una identica. Scarface viene ripreso e riproposto, inoltre, con la medesima accezione di senso, in un rapido, ma estremamente significativo passaggio di un altro film assai noto: Gomorra.

In questo caso, Marco e Ciro, detto “pisellino”, irrompono sul grande schermo, simulando proprio una scena del film in cui si narra la storia di Tony Montana. I due ragazzi, proprio perchè attratti dal mito di questo personaggio, intraprendono una celere carriera criminale che terminerà con la loro stessa brutale uccisione.

Così come la stessa storia di Tony Montana in Scarface sfocia in un tragico epilogo.

Montana rimane solo, in seguito alla morte del suo migliore amico, Manny, da lui stesso ucciso, l’assassinio di sua sorella Gina e l’abbandono di sua moglie Elvira.

Quindi, distrutto dal dolore, affronta da solo un esercito di sicari, inviatogli da Lopez.

La disperazione e le massicce dosi di cocaina inalate, antecedentemente all’incipit del conflitto a fuoco, lo lasciano in piedi, nonostante gli innumerevoli colpi, rendendolo una macchina da guerra e consentendogli di compiere una strage sanguinosa.

Alla fine, però, uno dei pochi sicari rimasti in vita, arriva alle sue spalle e lo uccide con una lupara. Tony sfonda la balconata e cade morto dentro la sua piscina.

Sopra di lui la luminosa scritta che lui stesso aveva voluto far scolpire: Il mondo è tuo.

Nemmeno il tragico epilogo di questo personaggio, che dovrebbe lasciare dedurre che una vita trascorsa ad inseguire il potere attraverso l’illegalità, può  portare soltanto all’autodistruzione, riesce a estrapolare luce e fascino a quell’imponente e maestosa scritta.

Almeno non agli occhi di chi da quella storia è stato capace di estirpare un vero e proprio codice d’onore da applicare ed adoperare nella vita reale.

Dove le pistole non sono caricate a salve e per un Tony Montana che muore non vi è un Robert De Niro che ritorna alla vita.

Questo è quanto avviene nella vita reale dell’ennesimo “aspirante Tony Montana”  di turno: Hristiyan Ilievski.

Quando a Ilievski è stato chiesto chi sono i calciatori coinvolti nelle calcio scommesse, ha così risposto:
Una trentina, 90 per cento di squadre di serie B, il resto di A. I nomi non te li dico, io non sono uno scarafaggio, io gli scarafaggi li schiaccio, come dice Tony Montana. Conosco a memoria Scarface: so come ci si comporta, io”.

Per il momento, la carriera e la vita, dei giocatori i interessati, sono salve per merito del “decalogo del perfetto gangster” stillato da Tony Montana.

In un film, solo in un film, questo è vero.

Aspetto del tutto marginale al momento, se un personaggio frutto dalla fantasia umana è in grado di condizionare e dettare legge, nella vita reale, in maniera assai più influente e graffiante rispetto alle regole giuridiche, morali ed etiche per le quali e in nome delle quali, uomini veri, persone, non personaggi, si sono battute, nel corso dei secoli.

Ci troviamo a vivere una realtà che si fonde con l’immaginazione e ne subisce le suggestioni.

Questo aspetto, dovrebbe sconcertare più delle stesse rivelazioni.

FONTE:LA REPUBBLICA

Luciana Esposito

 

 

 

 



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