“Il mio dolore più grande è non aver lasciato un buon ricordo”, parla l’ex calciatore del Napoli

Ai microfoni di Radio KissKissNapoli, durante l’appuntamento di Radio Goal, è intervenuto Renato Olive ex giocatore di Napoli e Bologna. L’ex centrocampista ha parlato del prossimo match tra Bologna e Napoli in programma lunedì alle 18.30 al Dall’Ara di Bologna. Ecco le sue parole:

 “Sarà una partita tra due squadre in emergenza pienissima. Il Bologna, purtroppo, ha perso e non voleva nemmeno giocare la partita perché erano con i giocatori contati prima di partire per Cagliari. Non si sono allenati per tutti la settimana ed hanno avuto notevoli difficoltà. Hanno cercato di fare una partita più sull’orgoglio per cercare di battere una squadra che, invece, ha potuto giocare perché, in questo momento la pandemia ha colpito di meno.

Ovviamente, ognuno tira l’acqua al suo mulino con queste norme che non sono chiare. Non si capisce niente nella vita normale, figurarsi nello sport su come applicarle. Il Cagliari aveva dei vantaggi ad affrontare un Bologna molto rimaneggiato. Può succedere tutto ed il contrario di tutto. Certe volte si prepara la partita ma si pensa a tutto tranne che a lavorare in un certo modo. Si sta vivendo una vita surreale. Immagino, adesso, quello che può succedere negli spogliatoi con la preoccupazione di preparare le partite in queste situazioni. Diventa davvero difficile parlare di calcio e questo vale per tutte le squadre“.

Renato Olive
FOTO: Getty – Renato Olive

In particolare, si è concentrato sul momento che sta vivendo la squadra di Spalletti:

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“Quando ti viene a mancare un giocatore come Osimhen, senza nulla togliere agli altri, è logico che devi fare una manovra di un certo tipo e fare un altro tipo di gioco per sopperire ad una mancanza del genere”.

Infine, poi, ha ricordato la sua esperienza da calciatore al Napoli nella stagione 2003-2004:

Nella mia carriera è il mio più grande cruccio. In tutte le piazze in cui ho giocato, ho lasciato bei ricordi. Il mio più grande dolore è quello di non aver lasciato un segnale positivo in una città come Napoli, la maglia più importante che abbia mai indossato in carriera. E proprio là, sono venuto meno. Noi, quell’anno, però, abbiamo vissuto più o meno, al netto del Covid, le stesse situazioni odierne negli spogliatoi, nel senso che noi parlavamo sempre di quello che poteva essere il futuro del Napoli.

Succedeva di tutto in quello spogliatoio. Non si preparavano le partite in un certo modo, la testa era da tutt’altra parte perché si parlava solo di fallimento ed era difficile giocare al calcio. Mi sono ritrovato nell’annata più brutta e disgraziata della storia del Napoli e l’ho pagato perché provenivo dalla Serie A, la ciliegina della campagna acquisti ed ero il giocatore più importante. Mi prendo le mie responsabilità perché non sono stato all’altezza della situazione in quell’anno ma, riuscire a fare calcio in quella situazione, non era affatto facile”.

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