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Comunque vada, resterai per sempre ‘Marekiaro’


A Napoli, il calcio è come una religione e lo Stadio San Paolo è la sua chiesa. Quel sentimento, quella passione, è nel loro sangue. Il calcio è ciò a cui pensano quando si svegliano, quello di cui parlano tutto il giorno, è quello che sognano di notte”.

E’ l’incipit di una lettera. Quella scritta un anno fa da un calciatore diventato il simbolo di una squadra, la sua bandiera, il suo “capitano”. Parliamo di Marek Hamsik, slovacco di nascita, napoletano di adozione. “Marekiaro”, così romanticamente soprannominato dalla sua gente, quasi a voler paragonare la bellezza di questo legame a quella del paesaggio partenopeo. Quel Marek onesto, semplice, quello che tutti hanno sempre definito un vero e proprio “signore”, dentro e fuori dal campo. Quello che, fedele alla sua promessa, per undici lunghi anni ha resistito ad ogni tipo di corte, e ha sempre onorato la fascia legata al braccio, quella che lo proclamava capitano non solo di una squadra, ma di un’intera città. Quel Marek che si è dimostrato campione senza la necessità di ostentarlo. Quel campione quasi “atipico”, se relazionato a questo sport, perché campione umile, dalla testa bassa, che non si è mai concesso una rissa, una strattonata ad un arbitro, una polemica dai toni sbagliati.

Quello stesso campione che, nelle ultime ore, sta dichiarando la volontà di chiudere un ciclo, quello colorato di azzurro, per lanciarsi in una nuova sfida altrove, in Cina probabilmente, dove diversi club si stanno proponendo offrendogli un ingaggio forse superiore ai 10 milioni. Più di 10 milioni per l’azzurro dei record. Ben 500 presenze con il Napoli e 120 goal (superando i 115 dello storico Diego Armando Maradona) di cui 100 solo in serie A. Più di 10 milioni per l’azzurro che ha creduto fortemente in quel “sogno nel cuore” e che ha lottato fino alla fine per i suoi tifosi, quei tifosi che sanno per certo che in questi lunghi anni, come calciatore ma prima di tutto come uomo, Marek li ha accompagnati in ogni successo e in ogni sconfitta, e con il suo atteggiamento riservato e pacato ha dimostrato affetto e gratitudine, e altrettanto amore ha ricevuto.

L’azzurro che ha dimostrato il lato più pulito del calcio, il timido capitano rimasto fedele ad una promessa forse fatta a se stesso, che magari ha pronunciato guardandosi allo specchio, dicendo a bassa voce “Qui resto e qui vinco”. Non ha vinto, Marek, non lo scudetto, e forse con la maglia azzurra quel trofeo non lo alzerà mai, semmai dovesse decidere di partire. E’ entrato nella storia, però. Ha accarezzato la sua cresta, ha urlato solamente per tifare ed esultare, e si è trasformato in una bandiera, di quelle tra le più limpide e pure. Non è semplice diventare beniamino di un popolo che capisce subito se non lo ami, e invece Marek ha amato. Ha amato quando i goal erano suoi e lasciava la scena agli altri, ha amato quando è stato sostituito e a testa bassa ha camminato verso la panchina prendendosi gli applausi che un intero stadio gli dedicava. Ha amato quando non si è mai lamentato, quando non ha chiesto improvvisamente un aumento di ingaggio, quando non ha dato ultimatum. Ha amato restando nell’ombra pur brillando come una vera stella del calcio. Marek ha amato e c’è stato. C’è stato per la prima qualificazione del Napoli in Europa, c’è stato quando tutti hanno cantato l’inno della Champions per la prima volta, c’è stato per la vittoria della coppa Italia, c’è stato contro il Real Madrid e contro il Manchester City. C’è stato e si è sentito addosso entusiasmo, paura, delusione, ma soprattutto amore. “Chi ama non tradisce”, ma Marek non sta tradendo, e forse sarebbe giusto assecondare i suoi sogni, i sogni di un lui che tanto ha lottato per realizzare quelli di un’intera tifoseria.

“Resta!”, gli chiederanno tutti. Non sanno ancora se lo farà o meno, ma in ogni caso, tutti dovrebbero leggere non solo l’incipit, ma anche il contenuto e la parte finale della sua lettera: Nella vita ho bisogno non solo di uno stipendio e di trofei, ho anche bisogno di sentire profondamente nella mia anima. Napoli mi ha dato questo ed io le sarò grato in eterno”. Perciò, qualsiasi sia la sua scelta, i napoletani dovranno essere orgogliosi di queste parole. Marek ha sentito profondamente nella sua anima, ci ha sentiti proprio lì, e quell’anima l’ha messa al primo posto, al di sopra del denaro e dei trofei. E se è vero che anche lasciar andare può essere un atto d’amore, se anche Marek Hamsik non dovesse più baciare la maglia azzurra, ci resteranno comunque due certezze: lui continuerà a custodirci in quella sua anima pulita; noi lo custodiremo per sempre nella nostra.

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Alessandra Santoro

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