shinystat spazio napoli calcio news Tre domande a...Emiliano Mondonico: "C'è una spiegazione molto semplice sul caso Napoli. Ma sono ottimista per un motivo"

Tre domande a…Emiliano Mondonico: “C’è una spiegazione molto semplice sul caso Napoli. Ma sono ottimista per un motivo”


Negli occhi degli appassionati di calcio con un po’ di memoria storica, c’è lui che ad Amsterdam si alza dalla panchina durante la finale di Coppa Uefa tra Torino e Ajax e agita al cielo una sedia, in segno di protesta contro alcune scellerate decisioni arbitrali; ancora lui sulla panchina del Napoli, correva l’anno 2000-2001, che non riesce a salvare da una retrocessione prevista – tra dissapori interni e una situazione societaria già critica – e poi confermata anni dopo da Giorgio Corbelli, che denunciò all’opinione pubblica l’inganno tessuto sull’asse Verona-Parma; e sempre lui, alle prese con una brutta malattia che lo ha anche allontanato dai campi di calcio per qualche tempo. Emiliano Mondonico è uno che ne ha viste tante nella sua carriera e nella sua vita, non gli fa specie dunque il momento delicato che sta vivendo il Napoli in questo inizio di stagione: “Io trovo che ci sia una spiegazione molto semplice: l’eliminazione dalla Champions League ha causato tutto ciò. La squadra di Benitez era attrezzata per passare il turno, sentiva di potercela fare anche contro un avversario ostico come il Bilbao: non esserci riusciti ha causato un contraccolpo psicologico di cui anche ieri contro il Sassuolo si sono visti ancora dei riverberi”

Dunque possiamo togliere Benitez dall’occhio della critica?

“Non mi piace giudicare il lavoro di un tecnico così preparato e vincente. Ma è chiaro che se la squadra non gira a dovere, alcune colpe devono essere per forza anche del tecnico. Individuare gli errori, in questo caso, è la cosa più difficile da fare: una volta capito dove si sbaglia, si è già a metà dell’opera. Spero che il Napoli visto a Reggio Emilia abbia intrapreso la strada giusta”

Una vittoria che è acqua che non disseta. Eppure da qualche parte bisognava pur (ri)cominciare.

“Esattamente. Nel primo tempo gli azzurri hanno fatto una buona gara, sia sul piano dell’intensità che su quello del gioco: a tratti ho rivisto la squadra sbarazzina che abbiamo ammirato lo scorso anno. Poi però non è arrivato il secondo gol, e i pensieri negativi – come accade sempre in questi casi – sono tornati ad affiorare nella mente dei giocatori. E così si spiega l’ultimo quarto d’ora di sofferenza: la paura di non farcela poteva prevalere ancora una volta. Invece è andato tutto per il verso giusto, e ora la squadra può riacquistare quella fiducia in se stessa che è assolutamente mancata in queste prime giornate”

Riacquistare fiducia…per arrivare dove?

“Leggevo la panchina del Napoli ieri. C’erano Maggio, Inler, Jorginho, Henrique, Mertens. Sono giocatori importanti: passata la buriana, Benitez avrà a disposizione una serie di elementi che possono portare molto in alto la squadra. Ma l’aspetto psicologico sarà fondamentale, anche quando il peggio sarà alle spalle: allora bisognerà guardarsi dietro per avere memoria degli errori fatti, e non commetterli più”