shinystat spazio napoli calcio news Si rispolvera la parola "esame", ma quale sarà il nemico numero uno a San Siro?

Si rispolvera la parola “esame”, ma quale sarà il nemico numero uno a San Siro?

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Inler celebrationSfidando la demagogia, anche questa volta si rispolvera il vecchio detto che recita  “gli esami non finiscono mai“, nonostante ai più deturpare le righe di un’analisi con il solito proverbio disturba e sa di stantio. Per aiutare chi storce il naso alla monotonia delle parole, piuttosto potremmo parlare di prova di forza, o, al limite, di test psicoattitudinale, già, proprio quelli che si riservano per coloro dai quali ci si aspetta un brillante profilo, passaggio fondamentale per assegnargli una carica ben precisa. Per questo Napoli, il test di San Siro potrebbe significare invece il superamento di un limite che si è palesato troppe volte anche durante questo campionato, altro fardello, forse quello più doloroso, di una squadra che sotto altri aspetti ha entusiasmato e fatto ben sperare, in attesa di un futuro consolidato da ulteriori tasselli a completare un mosaico che sembra aver finalmente preso le sembianze di un gruppo vincente. Parliamo del maledetto paletto mentale che si contrappone tra gli azzurri e la voglia di esplodere alla grande, ogni qualvolta una gara-crocevia, come anche quella contro i rossoneri potrebbe essere, si pone al cospetto del gruppo di Mazzarri, stratega della psiche, oltre che tecnico preparato e pignolo quando si tratta di preparare una gara.

Evidentemente il puntiglio di Walter non basta, c’è bisogno di altro, c’è forse bisogno di ulteriore consapevolezza dei propri mezzi, per concedersi di più, per spingersi oltre e strappare questa carica emotiva in grado di dare la spinta per il salto da record, quello che ti fa balzare al di là della linea della consuetudine. Diciamocelo chiaramente, una sconfitta contro il Milan non sarebbe vista come uno scandalo, o come un evento straordinario ed imprevisto, nonostante il match sarà orfano di uno dei protagonisti rossoneri, almeno quanto un pareggio sarebbe accettato di buon grado, e vorremo vedere, vista la situazione in classifica ed il vantaggio che il Napoli è stato in grado di guadagnare nei confronti della compagine milanese che da inizio anno sembra una macchina da punti infernale, anche quando il gioco sciorinato non è stato così brillante.

Ma non è proprio questo il limite di questa squadra? Non è forse la capacità di accontentarsi il  nemico principale da cui allontanarsi immediatamente? Conformarsi ad uno status in riferimento alla posizione in classifica e considerando le gare che verranno non deve essere l’alibi per concedere il fianco alla squadra di Allegri, perché se così fosse, ci si può già considerare sconfitti. Ed invece no, non è così che va, non si può ancora una volta rimandare il gap emotivo che fa di una squadra una grande squadra, quella condizione mentale che non ti attanaglia quando si tratta di dare il colpo di grazia, quella forza che induce l’abbandono di qualsiasi inibizione, quello spirito in cui si identifica una squadra rampante e consapevole dei propri mezzi. Ecco il principio sul quale fare leva, la sete di vincere anche le gare che potrebbero spingere ad una pausa che tutto sommato sarebbe concessa in un contesto ragionevole di calcoli e prestazioni che ultimamente hanno portato in cascina un bottino utile per starsene tranquilli.

Vincere a San Siro significherebbe tanto per questo gruppo, in proiezione futura e soprattutto ai fini del necessario processo di maturazione che continuiamo a sottolineare spesso in questa stagione. Maturità, consapevolezza dei propri mezzi, spirito battagliero e equilibrio tattico, tanta roba, forse troppa per gli azzurri, ma, che piaccia o no, la strada verso il successo è costellata da una miriade di difficoltà e ostacoli di ogni tipo, emotivi, tecnico-tattici, legati più o meno alla dea bendata, sfruttando la forma fisica e la capacità di recupero tra una gara e l’altra. Insomma, c’è da rimboccarsi le maniche, e soprattutto, mai accontentarsi guardando la classifica. Senza dimenticare che …gli esami non finiscono mai, chiedendo clemenza a chi soffre da “idiosincrasia da proverbio“.

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