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Fritto di “parata”


Un comportamento di facciata che sfugge alla verità sostanziale. Il regno dell’apparenza, il filo dell’equilibrio a strapiombo sul burrone della finzione. La “parata”, nell’accezione intimamente dialettale del termine, sintetizza tutta la superficialità ingannevole che può celarsi dietro un atteggiamento a primo impatto sincero. La parata, quella senza virgolette, è il gesto tecnico di un portiere di calcio ovvero la sfilata istituzionale in occasione delle celebrazioni solenni. A cavallo tra maggio e giugno di un anno come un altro, tutti i significati si abbracciano e riscoprono una fraterna etimologia. Tutto è possibile in un Paese di eroi, santi e inchini. Distratto dalle curve della corruzione, travolge lo scoglio della legalità e del buonsenso. Affonda la nostra autostima. Il calcio italiano, specchio sempre più fedele della società che lo circonda, affoga in questa melma la sua credibilità. E il Presidente del Consiglio vuole sospenderlo per 2-3 anni. Il Parlamento, in quest’ottica, andrebbe quindi raso al suolo? “Parate”…

SIMBOLI. Trema la terra sotto i nostri piedi, trema il circuito del pallone nelle aule di tribunale. Un destino comune, legato a doppio nodo da spiacevoli episodi che ci rendono ridicoli agli occhi del mondo. Il disastro socio-economico scaturito dai movimenti tellurici in Emilia è di dimensioni apocalittiche e il conto salato quella povera gente lo pagherà negli anni, non ora. Lo sciame sismico non si arresta, eppure non sembra scuotere le poltrone del Quirinale. Giorgio Napolitano ha deciso: domani la Festa della Repubblica non deve essere cancellata. Malgrado gli inviti provenienti da più parti affinchè il denaro speso potesse essere reindirizzato a favore degli emiliani, il Capo dello Stato ha preferito infierire sulle accise per la benzina. Ma la parata con la mano al petto s’ha da fare. Perché la patria, riconoscendosi nei suoi simboli, deve dimostrarsi unita, secondo il Presidente. Ancora si sventolano bandiere, ancora si cantano inni in questa Repubblica delle banane? Forse non è chiaro, mettersi in tiro per la serata di gala non nasconde il cuore spezzato che ti sanguina dentro. Cosa c’è di più “simbolico” in questo momento se non annullare dei festeggiamenti e aiutare dei nostri connazionali, quello non è senso di appartenenza? Ah, no, scusate. Le celebrazioni saranno sobrie. Ho domandato in giro, nessuno sa spiegarmi cosa vuol dire. Come una prostituta che non indossa i tacchi a spillo perché sembra volgare. Questa parata sa tanto di virgolette, all’inizio e alla fine. Chissà di quale colore sarà la scia delle frecce tricolori, rimarrà certo impresso nell’animo di ogni italiano. Il Presidente è atterrito dalla bomba che stringe tra le mani. Non sa quando esplode, sente solo il tic tac. Proverà a rifugiarsi nell’epilogo del suo mandato. “Boom boom Napolità”, direbbe Beppe Grillo.

USCITA BASSA. Un Paese in crisi d’identità e di valori. Il collante per eccellenza è sempre stato il pallone (in effetti non è esattamente il massimo). Credere nei falsi dei, la nostra peculiarità e la nostra condanna. Alle porte di un Europeo di rinnovamento, un po’ come i burrascosi mondiali del 2006, scoppia un altro scandalo. Se possibile peggio del precedente, perché il calcioscommesse coinvolge tutti, indistintamente. Sbrana la passione del vero tifoso come fosse una preda prelibata. Da Singapore, dai Balcani, vengono a “puntare” in Italia. Mah. Non occorreva importare la corruzione, almeno in quella avremmo dovuto organizzare dei corsi di formazione. Le combine sono tante, troppi gli indagati. Per alcuni tesserati il calcio era quasi un secondo mestiere. Per arrotondare va. Vogliamo soffermarci, però, sulla figura più emblematica di questo sport. Quella maglia a cui tutti noi ci aggrappiamo nei momenti difficili di ogni gara. La maglia numero 1. Il portiere è l’essenza di una squadra. E’ il primo spettatore non pagante. E’ l’unico a poter monitorare l’intero terreno di gioco, scrutarne opportunità e minacce, gestire i movimenti di chi gli è davanti. I compagni, senza voltarsi, sanno di poter contare su di lui. E’ l’ultimo baluardo. Le vicende in cui sono invischiati Gianluigi Buffon e Matteo Gianello sembrano destituire di ogni fondamento la sacralità del ruolo. La parata che decide il risultato implora di essere agganciata alla verità con le virgolette agli estremi. Una sceneggiata con interpreti mediocri, un colpo di reni senza versare una goccia di sudore. Segnando il proprio conto corrente su un pizzino si può segnare anche la storia di un club, la genuinità di una fede. Il valore simbolico del nostro malessere è tangibile. Per ora, però, è giusto accettare la presunzione di innocenza delle persone coinvolte e attendere che possano difendersi in ogni grado di giudizio. Inoltre, per quanto ne sappiamo, le responsabilità dei due giocatori citati sono senz’altro ben differenti. Gianello, decisamente ai margini del Napoli nella stagione 2010/2011, appare come un mezzo professionista vessato dai suoi fallimenti. Sputa nel piatto dove ha mangiato, è l’unico modo per ergersi a protagonista. E riesce a fallire ancora, assurdo. Su Buffon solo tante ombre, forse anche collegate alla sua lingua fin troppo pungente. Magari è proprio questo che inorridisce. Nell’immaginario collettivo il numero 1 della Nazionale è l’uomo senza macchia di un sistema malato, un paladino della giustizia. Il flusso di denaro con l’amico tabaccaio genera sospetti. Che non sono certezze, ma vanno a puntellare i capisaldi della trasparenza. Battersi in nome degli ideali, ma solo fino a quando erano ben “quotati”: sarà stata tutta una “parata” anche la sua?

Nessuno di noi ci può “scommettere”. Le pagliacciate sono all’ordine del giorno, gli amanti del calcio dovranno imparare a vivere la loro passione con maggiore disincanto. Almeno finchè non si comminino pene esemplari che imprimano una decisa sterzata. Una “papera” lasciava afflitti. Ora si è costretti a preferirla, purchè sia autentica. Questo fritto di parata, piatto tipicamente italiano, è ormai indigesto. Myday, myday, stiamo precipitando! Qualcuno salvi l’Italia.

 

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