La bufera di fischi che travolge il Napoli

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Il contestato Banti decreta la fine del match e una massiccia dose di fischi piove su Mazzarri e i suoi, falciando il freddo polare che ha contraddistinto la partita, disputata ieri sera dal Napoli al San Paolo contro il Cesena, sottolineando, in primis, la comprovata insofferenza dei tifosi.

Stanchi, mortificati, esasperati, delusi, spazientiti.

Eppure ieri gli azzurri non hanno perso.

Bensì, hanno aggiunto alla collezione targata 2011/2012, l’ennesimo punticino misero e striminzito, parente più ad una sconfitta che ad una vittoria.

In difesa della squadra c’è il gol annullato, seppur regolare, è vero.

C’è una prestazione corale più convincente rispetto alle ultime, soprattutto nella ripresa, anche questo corrisponde a verità.

Ma la classifica si allestisce e si aggiorna con i punti, quelli che si conquistano sul campo: segnando, difendendo il risultato, lottando, conquistando la vittoria.

La classifica non attribuisce punti ai “ma” e ai “se”, non ci sono bonus di cui beneficiare al cospetto di una svista arbitrale piuttosto che di una prestazione che avrebbe meritato la vittoria.

Segnare un gol in più rispetto all’avversario vuol dire vincere ed è l’unico modo per impadronirsi di quei 3 punti che all’ombra del Vesuvio tardano ad arrivare.

Segnare tanti gol quanti se ne incassano o terminare il match a reti inviolate equivale a un punto, amico fedele di questo Napoli.

Un punto che per molti diventa un alibi “almeno non abbiamo perso, è meglio di niente!

Per altri diventa una condanna: “Un altro pareggio?

Ciò di cui non ci si capacita e che contribuisce notevolmente ad ostruire il processo utile per comprendere quello che sta accadendo a questa squadra, è il ricordo ancor troppo vivo delle prestazioni di cui sanno rendersi autori, quando vogliono? O quando qualcosa li predispone a giocare come sanno fare?

Ciò che è evidente è che si stenta a rivedere in loro quei “guerrieri della notte” che hanno imposto il loro gioco e la loro fame di vittoria su qualsiasi campo italiano piuttosto che d’ Europa.  

Questo spazientisce ed innervosisce la piazza azzurra.

Li hanno compresi, coccolati, incoraggiati, perdonati, ma adesso non c’è più posto per il raziocinio, ora l’impeto regna sovrano.

Fischi ingenerosi per alcuni, per altri sacrosanti, a patto che servano a scuotere l’orgoglio di questa squadra e a solleticarne la voglia di tramutarli in scroscianti ed incontenibili applausi.

Perchè, qualora non fosse chiaro a qualcuno, questo è l’unico senso da attribuire all’ultimo monito del popolo del San Paolo, onnipresente, impagabile, anche se i loro beniamini erano al cospetto di un “semplice” Cesena e nonostante il clima avrebbe maggiormente indotto ad orientarsi verso poltrona, coperta e tv. Loro erano lì, a lottare e soffrire insieme a loro, ma soprattutto a sostenere ed incitare, per tutti i90’di gioco.

Perchè, a dispetto del clima gelido, ciò che alimenta ed anima il fervore partenopeo è quella passione che si sviscera nelle vene al cospetto di quella maglia azzurra, capace di sciogliere anche i ghiacciai del Polo Nord e di rendere incandescente anche la più rigida delle temperature.

Quei fischi incarnano l’orgoglio di questa gente, la loro voglia di cavalcare ancora un nuovo sogno insieme agli azzurri, perchè sanno che questa squadra ha la forza e le potenzialità per riuscire a farlo.

Questo è il passaggio che non deve sfuggire a chi condanna il popolo di fede azzurra, per aver tramutato in disappunto la loro frustrata rabbia, perchè “la fame vera di vittoria” vorrebbero vedere in campo loro, quelli che riempiono le curve, sempre, a prescindere dal nome dell’avversario, perchè loro allo stadio si precipitano per rispondere “presente” quando è il Napoli a scendere in campo, sempre e comunque.

Questo smarrimento della squadra, viene vissuto male, perchè si fa fatica a comprenderne le origini e soprattutto le motivazioni.

Quello che risulta palese è solo che il momento storico in cui imperversa la squadra non avrebbe ragione di esistere. Niente alibi e niente scusanti: sfortuna, arbitraggio scandaloso, no, non offendete l’intelligenza e la sincera devozione di questa gente.

E’ palese che c’è qualcosa che va ben oltre.

Se è vero che lo scorso anno, lo stesso Mazzarri in primis, (seguito a ruota da molti altri) si è puntualmente prodigato per precisare che i tanti gol segnati nei minuti di recupero, non erano attribuibili alla casualità e alla fortuna, ma piuttosto erano frutto di un lavoro e di una preparazione psicologica ed atletica ben precisa, allo stesso modo si deve sottolineare che la suddetta tenuta psico – fisica è venuta clamorosamente meno ed è per questo e soltanto per questo motivo che il “gol dell’ultimo minuto” è venuto a mancare!

Così come è innegabile che il Napoli quest’anno riesca ad espriemrsi al meglio nel corso del secondo tempo, non per un effetto refrigerante e rigenerante sortito dallo spogliatoio, ma allorquando sistematicamente al 60’o giù di lì, il tecnico azzurro schiera la difesa a 4.

Il punto sul quale inevitabilmente si ritorna a battere è e sarà sempre il medesimo finché il tecnico toscano non darà una risposta eloquente ed esaustiva: perchè non giocare dal1’schierando la difesa a 4?

Ora come ora, il Napoli non avrebbe nulla da perdere e mister Mazzarri dimostrerebbe un’inattaccabile volontà di ricercare le soluzioni migliori per raggirare la monotematicità tattica di cui la sua squadra oggettivamente è vittima, soprattutto contro le “piccole.”

E’ delittuoso e ingiusto sprecare altri punti preziosi per la classifica, ma ancor di più è doveroso tornare a vincere per risollevare il morale ed imprimere entusiasmo nella squadra e tra i suoi tifosi.

Perchè i fischi di ieri sera, unitamente ad alcuni striscioni che negli ultimi giorni sono stati affissi in tutta la città, palesano l’insofferenza del popolo di fede partenopea e l’ incapacità degli stessi di assistere alla disfatta degli azzurri accompagnandola con indifferenza e silenzio.

 Luciana Esposito

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