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Siamo tutti Francesco Marciano


“Dal sestultimo posto, da due anni a questa parte stiamo facendo qualcosa di straordinario. Abbiamo il settimo monte ingaggi del campionato, dunque giusto così…”
Come se Cavani valesse meno di gente come Toni, Amauri, Iaquinta etc etc che guadagnano il triplo… E l’Udinese, allora? Perchè bisogna dire che è sempre l’eccezione, il miracolo? Sono bravi e competenti!
Il Napoli ha il settimo monte ingaggi ma ha anche l’allenatore più pagato della serie A…
Intanto, abbiamo perso un’altra grande occasione. E sempre con le piccole! Mazzarri presuntuoso, cosa ci vuole a dire: “ho sbagliato”? basta con queste str…ate!”

E’ lo sfogo più di un tifoso deluso ed amareggiato, come se ne sono visti e sentiti tanti su Facebook, per strada, tra la gente di Napoli che si dispera quando il Napoli in campo stenta e non convince. Le dichiarazioni di Mazzarri dopo la partita di Siena hanno lasciato indignati, perplessi e, per certi versi, anche mortificati i tifosi che le hanno udite ed è un sacrosanto diritto di tutti replicare a quello scempio, perchè, forse a qualcuno ancora non è chiaro che il Napoli è il patrimonio più prezioso di questa gente e non saranno mai disposti a vederlo svalutare, da nessuno, mai e in nessun caso.

Eppure l’autore di queste parole ha pagato un prezzo molto alto, troppo, decisamente troppo alto, e, aspetto ancor più grave, per averle pubblicate “solo” sulla sua bacheca di Facebook.

Queste parole sono il motivo per il quale la Società Sportiva Calcio Napoli ha preso un severo provvedimento nei confronti di colui che ha partorito questo pensiero, il giornalista di radio Kiss Kiss Napoli Francesco Marciano: il ritiro del suo accredito per la tribuna stampa dello stadio San Paolo.

Dunque Marciano non potrà più recarsi allo stadio, non da addetto ai lavori almeno, per aver professato un suo legittimo diritto: esternare un suo pensiero.

Questo delude, amareggia, sconforta, sconcerta, spiazza, sconvolge, turba, più delle dichiarazioni di Mazzarri nel dopo partita, più della deludente prestazione degli azzurri a Siena, più di una rapina a mano armata alla moglie di un calciatore.

E’ la forma di violenza più riprovevole ed indegna che si può esercitare su un altro uomo.

Tapparne le ali, imbavagliargli i pensieri, provare a spegnere quel fuoco che ti cova dentro e che infiamma viscere, anima, impeto, al cospetto di un momento storico come quello che sta vivendo il Napoli, perchè quelle parole fanno male più di una lama affilata che ti taglia a fette il cuore a chi sente scorrere nelle vene, quella passione azzurra mista al sangue.

Non lo meritava il Marciano tifoso, perchè è un tifoso vero, non uno di quelli che per il solo fatto di avere tatuato da qualche parte un enorme “1926” si sente più tifoso degli altri che addita come “occasionali” e li  “obbliga” a cantare come vuole e cosa vuole, perchè lì “comanda lui”.

Non lo merita il Marciano giornalista, serio, obiettivo, critico quando è giusto esserlo, ma anche difensore della causa, a qualsiasi costo quando sente che il colpo inferto al “SUO” Napoli è ingeneroso.

Perchè lui non è uno di quei “giornalisti- tifosi” che hanno contraddistinto la storia di questo club, in negativo, abbracciandone la gloria solo “a scopo di lucro”.

Non è uno di quei giornalisti che aleggiano sul Napoli come avvoltoi, pronti ad azzannarne la carcassa o a remare contro, sempre e incondizionatamente.

Non è uno di quei giornalisti che, in passato, erano stipendiati dalla Società per tessere le lodi della stessa, a prescindere dai verdetti sanciti dal campo.

Proprio per questo ieri ha difeso il SUO Napoli, laddove chi lo schiera in campo non è stato in grado di farlo. In tanti, io per prima, non ho gradito quella sfuriata di Mazzarri. Ovunque, chiunque ne ha parlato, ma solo Marciano ha pagato per aver esternato quello che era giusto dire, quello che doveva essere detto.

E’ un provvedimento avulso da qualsiasi logica, scriteriato da ogni regola di buon senso e civiltà, orfano di quella libertà di pensiero e di espressione per cui, nei secoli e da sempre, tante, tante illustri, semplici, brillanti, coraggiose menti si sono battute e in nome della quale hanno anche sacrificato la propria vita.

No, non si può tacere davanti a un simile scempio, anche se a rendersene autore è chi “dà corpo” ai colori che fanno battere il cuore a ritmo di finte, passaggi smarcanti e gol.

Farebbero bene i colleghi di Marciano a prestare attenzione a quello che, d’ora in poi, scriveranno sui vari social network  su quali sono iscritti e sui quali sono soliti “ingenuamente” esternare il proprio pensiero, se non vogliono imbattersi in una simile sventura.

Stavolta non sto dalla parte del Napoli, perchè stavolta stare dalla parte del Napoli significa stare dalla parte di Francesco Marciano.

Perchè la società, non il Napoli, agendo in questo modo, ha tradito l’onestà intellettuale non solo di quest’uomo, ma di tutti coloro che danno libero sfogo alle proprie emozioni e ai propri pensieri, sempre e incondizionatamente.

La società dimentica che a Napoli esistono circa 60.000 allenatori, 1 o forse anche 2 milioni di Direttori Sportivi ed un’infinità di consulenti di mercato. E sono quelle anime che con la pioggia, con il sole, con la neve, in qualsiasi momento dell’anno e della vita di questo club sono rimaste lì, immobili a dispensare amore e calore per questa maglia.

Siamo tutti “Francesco Marciano”.

Se anche noi per il semplice fatto che sentiamo l’irrefrenabile bisogno di dire SEMPRE la nostra prima, durante e dopo ogni partita, non siamo graditi allo stadio, giocate a porte chiuse!

 

Luciana Esposito

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