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Barcellona docet: l’importanza del settore giovanile


La vittoria più impressionante della giornata di Champions Leaugue di ieri, è stata, senza dubbio, quella del Barcellona che si è imposto per 4-0 sul Borisov. In tanti si chiederanno cosa ci sia di tanto eclatante nella vittoria di una squadra che domina da anni le scene del calcio europeo e, anzi, potrebbe stupire che non hanno inferto alla mal capitato avversario di turno la famosa “manita”. Ebbene, la vittoria di ieri non è opera dei “soliti nomi”, poichè, ipotecata la qualificazione, il tecnico Guardiola si è potuto concedere il lusso di far respirare a pieni polmoni l’aria di Champions a buona parte dei componenti del settore giovanile.

Quella catalana è una gestione dei giovani profondamente lontana e diversa rispetto a quella che si vive nel calcio italiano, ma che apre il sipario sul “dietro le quinte” dello spettacolo più prolifero del calcio moderno: il Barcellona.

La loro vittoria nasce con e dai giovani, dalla loro formazione, dall’educazione a loro impartita e dall’approccio con il quale li indirizzano al gioco, ma ancora di più, alla cultura del calcio.

Il Barcellona padrone del calcio europeo, la Spagna campione del Mondo, non sono combinazioni dettate dal Fato, ma frutto di un lavoro oculato e parsimonioso, nonchè di mirati investimenti di risorse, uomini, competenze e strutture.

Per i catalani, infatti, la differenza tra settore giovanile e prima squadra è pressochè nulla e non si evince soltanto dalla partita di ieri sera, bensì dal fatto che, seppure in orari diversi, tutti i tesserati del Barcellona si allenano all’interno dell’enorme e modernissimo complesso sportivo Ciutat Esportiva  Joan Gamper, situato alla periferia della città.

La cittadella sportiva comprende ben 9 campi di calcio sia in erba sintetica che naturale, un padiglione Multisport per gli allenamenti di basket, pallamano e non solo, un altro padiglioni accoglie uffici, sala stampa, palestre. .

E’ in questa sede che il settore giovanile del Barcellona disputa le sue partite.

I loro giovani crescono tra le gigantografie, dispensate ovunque all’interno del Gamper, dei giovani calciatori diventati “grandi” e  che hanno contribuito a conferire prestigio al club spagnolo.

Il settore giovanile più prolifero d’Europa è così organizzato:

Barcelona Atletic (una sorta di squadra B) composta dagli esponenti più talentuosi del vivaio e dai calciatori più anziani.

– Juvenil A (classi 1990 e 1991)

– Juvenil B (classi 1992 e 1993)

– Cadet A e B (classi 1994 e 1995)

– Infantil A e B (classi 1996 e 1997)

– Alevi Ae B (classi 1998 e 1999)

– Prebenjamì A e B (classi 2001 e 2000)

– Prebenjamì (classe 2002)

 

Ogni squadra comprende: allenatore, vice-allenatore, accompagnatore, magazziniere e fisioterapista. L’allenatore di ciascuna squadra deve necessariamente possedere tre requisiti: formazione universitaria, deve essere un ex calciatore e deve disporre di particolari doti dal punto di vista tecnico ed educativo. Il club fornisce agli allenatori un metodo formativo predefinito al quale  gli stessi devo attenersi per quanto concerne l’impostazione di metodologia, mezzi  ed obiettivi.

Il lavoro che plasma  giovani talenti consentendogli di tramutarsi da argilla in pezzi pregiati, comprende una preparazione atletica individuale e collettiva molto scrupolosa e minuziosa, lavoro tecnico-tattico accurato e curato in ogni piccolo dettaglio, oltre ai benefit derivanti dall’interazione con campioni affermati in scala mondiale.

E Napoli? E il Napoli?

Beh, non lo scopriamo di certo oggi che questo argomento è la più grande crepa nella splendida trama cucita da De Laurentiis, il più grande tallone d’ Achille dal quale sanguinano giovani talenti scippati alla terra madre dalle società del Nord.

Merito o demerito di chi o cosa, non spetta a me, in questa sede, stabilirlo.

Esiste un dato di fatto oggettivamente innegabile: al Napoli non mancano i talenti su cui investire nè i capitali per poterlo fare nè le strutture sulle quali costruire una realtà modello Gamper. Sarebbe e deve essere una svolta importante per impostare le basi sulle quali allestire un progetto utile a conferire continuità di risultati nel tempo, nonchè per assicurare alla squadra stessa un pozzo dal quale attingere talenti motivati e fieri di crescere per il Napoli e con il Napoli.

Seppure il patron azzurro lo abbia più volte ribadito che nei progetti del club esiste, senza dubbio, la volontà di allestire un vivaio nel quale allevare i piccoli talenti di questa città, fa specie, in veste di tifosa del Napoli, assistere ad un incontro di calcio come quello disputato ieri sera dal “Baby-Barcellona”…

Luciana Esposito

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