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Chiodo scaccia chiodo


Caro San Paolo, siamo ancora qui! Sono passati solo tre giorni e siamo per fortuna di nuovo qui. Questa volta con la pioggia. La pioggia porta bene, alla faccia di chi dice che con il campo bagnato non esprimiamo il nostro gioco. E’ questa la frase che ho sentito prima di entrare al San Paolo. Questa volta da sola, tardissimo per i miei gusti e le mie scaramanzie, con un pomeriggio fatto di nervosismo e rabbia sul groppone e con tutta la curva esterna da percorrere perché almeno l’ingresso dev’essere sempre lo stesso!

Ebbene, mentre cammino a passo svelto, anzi sveltissimo e mi guardo in giro perché quel lato della curva non lo vedo mai nel pre-partita e noto parecchi aspetti interessanti, ascolto questa tipa che tra un mannaggia qua e mannagia là urla all’amico che il Napoli gioca sempre male con la pioggia. La signorina probabilmente si è persa un po’ di partite, non ultima quella con l’Udinese, o forse era più preoccupata per la sua messa in piega del sabato, ma a me la pioggia piace. Mi godo qualche gocciolina sul viso mentre entro, da sola, con zero fila, mostro abbonamento e documento e sorrido allo steward. Finalmente posso rilassarmi. Buttarmi alle spalle tutto il resto. Sono al San Paolo, dopo solo tre giorni e mi accorgo che già mi mancava.

Entro nella curva, mi giro verso gli spalti, sguardo veloce e subito rintraccio i miei. Arrivo nella fila, mi abbracciano, non sono abituati del mio ritardo, mi sorridono. Sono a casa, finalmente.

Giusto in tempo per mangiare il panino scaramantico.

Non si parla di tre giorni fa. Eppure siamo gli stessi che 72 ore prima, ora più ora meno, avevano lasciato sugli spalti tutto il turpiloquio necessario a compensare i due punti persi. Non solo persi, ma regalati alla Juventus.

Ora invece non ci sono punti da regalare e da perdere. Si vince e basta. Sembra di essere lì già con le idee chiare. Vogliamo gioire. E il tridente Pandev-Pocho-Cavani non è male. Siamo curiosi e aspettiamo. Troppo per i gusti di qualcuno che urla ai ragazzi in campo per il riscaldamento alle 20:15: “ E cominciate, ja! Tanto noi siamo già tutti qui!”. Non sarebbe male. Io sono arrivata non da molto, ma già fremo. Sapete la teoria delchiodo scaccia chiodo?. Bene. La trovo un’enorme sciocchezza, ma in questo caso pare che il Lecce possa essere perfetto per metterla in pratica. E allora proviamo.

20:45, squadre in campo. Difesa non rassicurante, Smaili al posto di Gargano, Pandev per Hamsik, Cavani caparbiamente in campo e Pocho capitano. Il ragazzo è cresciuto, tocca responsabilizzarlo. E quella fascia lì ci piace. C’è chi lo voleva capitano già da parecchio, qualcun altro nota, e ne è esageratamente felice, che ha scelto la fascia blu e non bianca. Lo guardo come a dire:“Embè?!” Ma non  è il momento di smorzare gli entusiasmi altrui, mi convinco che il Pocho abbia fatto una scelta rivoluzionaria e metto in bocca il mio primo chewing gum al fischio.

E ho la conferma di una teoria che continuo a considerare una grossissima sciocchezza. Il Lecce è proprio il nostro chiodo. Ben piantato sul terreno di gioco. Soprattutto la difesa. Noi cominciamo timidamente e poi appena comincia a piovere tantissimo il Pocho cresce innaffiato dal’acqua e comincia lo show. Sempre perché noi con la pioggia giochiamo male. Si prende gioco di uno che si chiama Oddo, ex campione del mondo e, sinceramente, anche ex campione, e infila un goal da cineteca. O almeno così ci è sembrato dagli spalti. Il commento più sobrio è stato: “C’ cazz’e goal!”. Ed esplodiamo in un urlo liberatorio. Ne facciamo altri due nel primo tempo. Il primo di Smaili al San Paolo in maglia azzurra. Uno Smaili in gran forma. E senza Gargano in campo siamo anche meno impegnati noi dagli spalti a gridargli “UOMO”. Lo faremo però nel secondo tempo, quando vediamo un 23 che si accinge ad entrare in campo. Non è ancora entrato, ma glielo gridiamo così, a prescindere. Il Lecce si fa vedere con Pasquato che vuole ingarrare il tiro della domenica. Qualcuno però gli ricorda che il Napoli ormai gioca solo di sabato. Gli dice male.

Nell’intervallo abbiamo il tempo di commentare una notizia letta. Pare che il Napoli insegua un giocatore dal nome “Samba Ba”. Perfetto come santo protettore del Napoli. Già ce lo vediamo al San Paolo che miracolosamente scioglie il rhum due volte l’anno. A inizio e fine campionato.

Il Lecce resta il nostro chiodo anche nel secondo tempo. Certo, quel goal nei primi minuti ci fa tornare lo spettro della Juve. Come ogni chiodo nuovo che si rispetti, in alcuni momenti ci fa tornare in mente il chiodo precedente e fa bruciare ancora le ferite, ma poi riprendiamo il polso di quello che siamo e infiliamo il quarto. Doppietta di Cavani. Non ce la fa proprio a segnarne uno solo a partita. Il ragazzo è fatto così. Io l’ho detto a inizio campionato. Il suo intento è rifarsi la collezione di palloni che gli hanno rubato a settembre e ricomincia a prendere il ritmo. Attendiamo la tripletta. Non arriva, ma arriva a tempo praticamente scaduto il secondo del Lecce. Il chiodo, ovviamente, vuole abbandonare il campo, ma non prima di aver detto la sua. Noi gliela facciamo dire senza replicare.  Viene espulso Di Francesco, il quale prima di andare via saluta Mazzarri. E gli diciamo, con un pizzico di cattiveria agonistica, che si trova salutando, salutasse anche  i suoi giocatori.

I tre punti sono presi. Tiriamo il fiato e commentiamo le cose belle. Forse la teoria funziona. Finalmente una gran partita di Hamsik e Gargano, in panchina. Non vogliamo essere irriverenti, ma piuttosto vogliamo applaudire alle grandi prove di Pandev e Smaili. Inler ha provato a far ripartire il Lecce ogni tanto, con passaggi col contagiri per l’avversario. Quando vuole, è veramente preciso. Torna in campo Gravatar, acclamato con gioia. Rivederlo in campo è bello, rivederlo con il Lecce fa tornare in mente anche il grande salvataggio sulla linea dell’anno scorso. Siamo felici, tanto da perdonargli uno di quegli errori che a Fideleff, invece, è costato un: “Par’o cantant’e gli Europe!”. Per lui, con la prestazione di ieri, in effetti è cominciato  il conto alla rovescia.

Il conto alla rovescia è cominciato anche per noi. Mercoledì ci giochiamo gli ottavi di Champion’s al Madrigal. Il sottomarino giallo ci aspetta con l’orgoglio di chi ha perso di nuovo in campionato contro l’ultima in classifica. Noi andiamo con l’orgoglio di aver, invece,  calato un poker all’ultima in classifica.

La testa è sicuramente lì, ma adesso godiamoci il relax di una domenica  da “Corriere e ricotta”.

 

 

 

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