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Pochi, ma buoni….


Altro giro, altra corsa. Dal Cagliari all’Udinese in meno di tre giorni.  E a guardare le strade allagate di Napoli e gli spogliatoi del San Paolo, i giocatori sarebbero potuti entrare allo stadio direttamente col traghetto dalla Sardegna.

E’ evidente che la pioggia ha scoraggiato molte persone perché quando arriviamo si presenta davanti a noi uno scenario quasi intimista. Per pochi. Pochi ma buoni, crediamo. Pochi e fortunati, speriamo!

E mentre ci avviamo per l’ennesima partita di sera, questa volta condivisa con tutte gli altri, ci  preoccupiamo del fatto che i nostri potrebbero soffrire il campo pesante e che potrebbero trovare una piscina al posto del manto erboso e che la fila ai cancelli sotto l’acqua non ci voleva proprio. Ci equipaggiamo con K-Way improbabili che ci fanno sentire come il primo uomo sbarcato sulla luna o come gli infettati da nano particelle radioattive. Parcheggiamo l’auto ai soliti campetti e già lì ci accorgiamo che probabilmente il diluvio universale era un termine di paragone un pò esagerato per il temporale abbattutosi sul Vesuvio. Arriviamo ai cancelli senza fila e ci rendiamo conto di aver bestemmiato troppo presto e di aver dato poca fiducia al nostro ottimismo. Oltrepassiamo i tornelli e realizziamo che ora questi indumenti inutili ci danno  anche un po’ fastidio nel riporre l’abbonamento e il documento nello zaino. Ma una volta saliti sugli spalti intuiamo finalmente a cosa serviranno. Li togliamo e li stendiamo su qualche sediolino per prendere posti riparati e compatti per chi in un giorno lavorativo è comprensibilmente in ritardo. Stesi bene occupano fino a tre sediolini. Non male! Gli altri arrivano alla spicciolata. Qualcuno se la prende eccessivamente comoda. Di solito non è così, ma questa volta vuole tenerci sulle spine. Tanto sappiamo che con la Juve sarà in curva molto prima di noi, nonostante  il fatto che oggi abbia portato fortuna. E ci tiene anche a dirlo. Ormai è tutta una scaramanzia.

A tal proposito, annuncio a tutti voi che  è ufficialmente finita l’epoca dei chicchirichì. Con il Bayern abbiamo lasciato al caso e, cambiando marca, abbiamo raggiunto un buon pari. Oggi non c’erano. E la domanda nasce spontanea: “E se non li avessimo portati neanche in Champion’s?”. Certo, con i se e con i ma la storia non si fa. Ma il dubbio resta e noi la settimana prossima preferiamo non rischiare.

E così, all’ingresso dei giocatori in campo per il riscaldamento, ci guardiamo un po’ sconcertati. Con cosa si fa il rito propiziatorio? Esclusi i chicchirichì, abbiamo pensato al Borghetti. Ma ci siamo ricordati che è stato fatto con il Parma e non è che abbia portato granché bene. E lì a ricordarci tutte le scorse partite com’era andata. Insomma, abbiamo optato per il solo grido, senza oggetti portafortuna.

La semplicità viene sempre premiata. Per fortuna!

Il pre partita è allietato dalla solita catena di montaggio preparatoria di coriandoli. A maggior ragione stasera, visto che ci viene sollecitata, quasi intimata, al telefono dal suo ideatore, assente giustificato. Stasera siamo orfani di due curvaioli storici e grideremo anche per loro.

Lo stadio resta sottotono. Distinti quasi vuoti, come la tribuna Posillipo. La Nisida e le curve sempre omogenee. Eppure ospitiamo la capolista. Nonché la nostra bestia nera. Abbiamo un sorrisino nel ricordare che sono senza Di Natale e Isla, ma ce lo togliamo subito dal viso quando prontamente rimembriamo che anche l’anno scorso c’erano assenza pesanti. E a darci il dispiacere furono un ex nostro e un futuro ex loro. Il primo continua a segnare in altra squadra, il secondo carbura piano.

Solite battute su Domizzi e signora. E’ passato un po’ di tempo, è vero, ma gridare “scurnacchiato” ha sempre il suo fascino. E lo fanno ancora  in molti. Prima o poi, Domizzi riuscirà a togliersi questo peso dalla testa, ma su una palla troppo alta per Dossena il riferimento è d’obbligo e allora esce un: “Se c’era Domizzi l’avrebbe presa con le corna”. Immediato l’eco: “E poi si bucav’o pallon’!”.

Scontate, ma sempre efficaci.

Su un fallo di mano di un avversario, ci accorgiamo che la tribuna Posillipo è viva grazie ad un mormorio rivolto all’arbitro, tanto che anche lui ripone il cappello prestatogli in qualche occasione da Domizzi e decide di fischiare, sollecitato da tifosi attenti e tempestivi. Dalla curva viene apprezzato lo sforzo della tribuna con un “Azz’! Non si saranno scomposti un po’ troppo?”. Memori anche del vademecum del buon tifoso circolato in curva un paio di partite fa e che continua a suscitare un certo fascino. Lo abbiamo preso forse un po’ troppo sul serio!

Siamo tifosi benevoli quando  le cose vanno bene e allora c’è chi al secondo tempo, con risultato quasi acquisito e gioco nettamente superiore, ha voluto confermare che stavamo vincendo contro una grande squadra: “ Però giocano bene, a memoria, concretizzano”.

Beh! Per fortuna, questa volta concretizziamo noi e neanche tutte le occasioni.

 

Vediamo un Cavani un po’ più dentro le azioni, un Hamsik che si muove divinamente sbagliando sempre e a volte grossolanamente l’ultimo passaggio, uno Zuniga che potrebbe segnare il goal più veloce della storia dall’ingresso dalla panchina, ma decide ancora una volta di fare una finta. Fa finta di segnare. E noi ci caschiamo. Era davvero troppo facile perché sbagliasse. Zuzu’ lo conosciamo, è un giocherellone e l’avrà sicuramente fatto apposta.

Vediamo uno “Smail” in versione “colcavolochetifacciopassare”, ma anche in versione “tifaccioloschemaafarfallaetifacciosegnare”. E’ piaciuto a tutti, tranne al nostro amico molesto che fino a metà del secondo tempo diceva di non essere convinto. Salvo ricredersi solo un minuto dopo. Probabilmente per puro spirito di contraddizione.  “Smail” esce tra gli applausi, anche dell’amico molesto.

Vediamo un Pocho in grande spolvero. Gran goal per lui e siamo tutti contenti. Aspettavamo da tempo una sua rete e ogni volta non restiamo delusi dalla spettacolarità dei colpi messi a segno. Insomma, quelli facili li divora. Ma tutti gli altri, sono una vera goduria.

E vediamo un De Sanctis sempre più degno di questo nome. Il portierone azzurro salva due goal del pareggio. Ci guardiamo ormai poco stupiti, concordando sul fatto che è il miglior portiere in circolazione in Italia, attualmente.  E  lo abbiamo noi.

E vediamo infine una difesa forte, che si concede qualche tocco di fino all’interno dell’area, ma senza rischiare veramente. Un Aronica acclamato in mille modi: da Totò, a Totore, a Salvo, a Totonno. Guai a chi ce lo tocca! Soprattutto se a farlo è uno dal cognome esotico che conosciamo bene e che a Fuorigrotta dovrebbe sentirsi a casa. Fischiamo, lui si prende il giallo, fischiamo ancora. Totò, Totore, Salvo e Totonno non si scompongono per nulla.

Io perdo un bottone al primo goal e una mandibola al secondo. Ma sono felice.

Tornando all’auto c’è chi commenta le altre partite e gli altri marcatori. Segnano gli ex Denis e Calaiò. Come dice qualcuno “Anche Cavani ha segnato. Il goal di Lavezzi sulla lavagnetta!”.

Credevamo di essere pochi ma buoni. Abbiamo sperato di essere pochi e fortunati. Abbiamo sempre saputo di essere pochi ma belli.