Matteo Politano nella sua intervista a “Il Roma”, ha svelato due elementi del Napoli imprescindibili, che considera come “valori aggiunti”.
Matteo Politano si è raccontanto nel corso di una lunga intervista a “Il Roma“, in cui ha svelato tanti elementi della sua carriera e della sua vita. Il calciatore ha espresso tutto il suo amore per Napoli, annunciando la sua intenzione di firmare a vita col club azzurro. In più, ha raccontato della fase più complicata della sua avventura napoletana, con un addio sfiorato nel 2022.
L’intervista ha toccato anche temi personali, come il suo futuro matrimonio con la compagna Alessandra Esposito, per cui ha espresso il desiderio di usare la coreografia del Maradona ‘Anema e core’.
Politano incorona Conte e Di Lorenzo
Nell’intervista, Politano si è soffermato anche su alcuni elementi dell’attuale Napoli, incensandone in particolare due: si tratta di Antonio Conte e Giovanni Di Lorenzo. Le parole sul capitano azzurro sono stupende:
“Io e Giovanni conosciamo a memoria cosa dobbiamo fare. Abbiamo disputato più di duecento partite insieme. Ci conosciamo con i movimenti. È un giocatore eccezionale. È un valore aggiunto per me e io lo sono per lui”.
Sull’allenatore, Politano si esprime così:
“Il mister è un valore aggiunto di un gruppo che si sta ricostruendo. A parte lui ci sono i valori dei calciatori di quelli che sono rimasti e che sono arrivati. Siamo contenti di averli con noi questi rinforzi. Con l’aiuto dell’allenatore e con la voglia di vincere dimostrata domenica con il Milan ce la giocheremo fino alla fine”.
Situazione totalmente diversa, quindi, rispetto a quella all’Inter, dove Politano aveva già incrociato Conte come suo allenatore solo per sei mesi:
“All’epoca ero più giovane. Lui aveva puntato sul 3-5-2 e io non ero pronto. Mi provava come punta. Ero chiuso, non amavo il ruolo e dopo sei mesi me ne andai. Ero abituato al 4-3-3 e non facevo tantissima fase difensiva”.
Politano: “Devo aggiungere qualche gol”
Politano ha anche raccontato qualcosa sul suo nuovo ruolo e sul perché sia così sottovalutato:
“Nel calcio che viviamo adesso a volte si guarda solo il risultato finale, il gol e gli assist. Se uno non riesce a chiudere la stagione con 12 gol pensano che non sia un calciatore top. Bisogna anche valutare rispetto alla squadra dove giochi e al tecnico che ti allena. Mi reputo uno che quando scende in campo si adatta il più possibile. Do l’anima e mi metto a disposizione”.
La fase difensiva è certamente una “skill” che la collaborazione con Conte gli ha aiutato a migliorare, manca solo qualche gol:
“Certo. Il mio difetto è che li segno solo in maniera difficile. A parte gli scherzi. Devo lavorarci. Per me e per la squadra devo segnare di più per poter vincere il più possibile”.
