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Il vizio di prepararci all’emozione


Nell’odierna civiltà dell’immagine, l’attesa dell’immagine è diventata una pratica cerebrale più gratificante dell’immagine stessa. Non c’entra nulla il Sabato del Villaggio e la gioia dell’attesa, non scomodiamo ingegni di ben altra caratura.
Il nodo delle questione è che il contorno distoglie l’occhio dalla pietanza principale, il rigo prevale sulla pagina, quest’ultima sul libro.
Juve-Napoli sembra marcire in un’attesa disperata, e nell’attesa i media hanno assassinato l’immaginazione, ci hanno portati dove volevano loro, nel buio delle nostre coscienze, estirpandoci l’ultimo molare rimastoci per addentare e gustare con sensi nostri la realtà circostante.

Una vera e propria operazione di condizionamento, di deriva razionalistica subita e non voluta. Ci hanno preparati all’emozione di Sabato nella maniera e nei modi che volevano loro, e ci sono riusciti. Me ne accorgo ascoltando i pareri popolari, ma anche le firme giornalistiche, che creatori di questa emozione programmata, incapaci a gestire la creatura, si fanno a loro volta travolgere.

E così sospetti, espulsioni sudamericane che cadono con matematico tempismo, adduttori che si allungono per cattiveria, spalle che si lussano per gioco. E i tifosi caduti nella trappola che alimentano la suggestione creata, si imbarbariscono, trovano da sospettare anche sulla legittimità del sospetto.

Io oggi vedo un’emozione preparata, indirizzata, un clima che è tracimato oltre il goliardico e il campanilismo benefico; un clima di ignominia che ha investito singole coscienze e non solo il più generico popolo juventino o popolo napoletano. Esaltiamo la nostra passione ma non tolleriamo quella degli altri, riteniamo geniale la vignetta del ciuccio che feconda la zebra, insopportabile e bassa un’altrettanto godibile vignetta della parte avversa; sì avversa, perché in questa preparazione all’emozione da vivere Sabato non esiste l’avversario, ma unicamente la parte avversa.

Un triste spettacolo davvero. Ci siamo preclusi la risata e l’arguzia dissacratrice, ci siamo vietati il sorriso gaudente per avvelenarci di ingiurie e scorciatioe del cervello. Se qualcuno la smettesse di prepararci all’emozione, se qualcuno ci permettesse di viverla l’emozione, senza musiche idiote di sottofondo, che vantaggio per tutti. Per tutti: per chi gioca e per chi osserva con il cuore, ma anche per chi osserva con la ragione (il buon giornalismo) e per chi quella ragione la prostituisce per guadagni che mi sfuggono.

Prendiamo una spugna, cancelliamo dalla lavagna gli ammaestramenti degli ammaestrati. Che non ci dicano più come dobbiamo sentire una partita, che non offendano più la nosta libertà di prepararci all’emozione.

Carlo Lettera

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Fonte foto: paesesera.it