Che di base ci sia anche la volontà di non essere anonimi e di voler incidere a ogni costo, ce lo si può pure far stare bene.
Però, da qui al mancare di rispetto nei confronti di uno stadio che tutto aveva fatto fino in quel momento (sì, anche peccare di eccessiva “indolenza”) tranne che muovere un dito contro la squadra, ce ne passa molto.
Paradossale che il tutto arrivi da chi, forse, è stato il migliore in campo. Come fotografia di una stagione che mette tutto di traverso, anche le (non tante) piccole note positive.
Non si discute la voglia e nemmeno l’atteggiamento. La mancanza di rispetto, invece, va sottolineata e posta all’attenzione, così come fatto dal Maradona, seppur in modi poco diplomatici.
Ecco, caro Noa: la voglia che – va riconosciuto – hai dimostrato, anche dopo il patatrac, è una cosa. Il rispetto, che quello prescinde dal fare il massimo il proprio dovere in campo, ne è un altro.
Aiutati che Dio ti aiuta. Rispetta e verrai rispettato. Anche da questi dettagli, passano le sliding doors di una stagione. Anche, anzi soprattutto, da questo passa il modo in cui la gente ti giudica e ti sostiene, o meno. E se in campo non ti senti sostenuto, caro Noa, non puoi pensare che la colpa sia sempre e soltanto degli altri, scagliandosi contro gli stessi.
