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Manna da solo non basta: il Napoli non ha mai rimpiazzato davvero figure come Micheli, Mantovani e Pompilio

Manna da solo non basta: il Napoli non ha mai rimpiazzato davvero figure come Micheli, Mantovani e Pompilio

Sono giorni caldissimi in casa Napoli. E quando i risultati non arrivano, diventa facile puntare il dito contro allenatore, calciatori e società. Ma quando si parla di società, di chi stiamo parlando esattamente?

Il Napoli è una società a conduzione familiare, guidata da Aurelio De Laurentiis. Tra le altre figure di maggior rilievo ci sono l’amministratore delegato Andrea Chiavelli, storico braccio destro del presidente, il direttore sportivo Giovanni Manna e il direttore generale dell’area business Tommaso Bianchini.

Quando le cose in campo vanno male, però, le critiche si concentrano inevitabilmente su due figure: il presidente e il direttore sportivo. Ed è proprio questo il punto nevralgico: Giovanni Manna, da solo, non basta.

Per capire il motivo, bisogna fare un passo indietro e guardare a come era organizzato il Napoli dello scudetto 2022/2023.

All’epoca esisteva una struttura sportiva ben definita: Cristiano Giuntoli era il direttore sportivo, Giuseppe Pompilio il suo vice, Maurizio Micheli era uno dei principali riferimenti dell’area scouting e Leonardo Mantovani coordinava il lavoro degli osservatori.

Un’organizzazione costruita nel tempo, nella quale competenze e responsabilità erano distribuite tra più professionisti.

Oggi la situazione è diversa. Giovanni Manna ha un vice direttore sportivo, Antonio Sinicropi, e può contare su una rete di osservatori. Ma non è altrettanto evidente la presenza di una struttura dirigenziale dello scouting articolata come quella del passato. E questo è un problema sul quale la società dovrebbe interrogarsi.

Sia chiaro: a Giovanni Manna va riconosciuto il lavoro svolto nella sua prima stagione a Napoli. Gli acquisti di Scott McTominay e Romelu Lukaku, insieme ad altre operazioni, hanno contribuito alla conquista del quarto scudetto. Ma c’è una differenza tra acquistare calciatori già affermati e individuare talenti prima che il loro valore esploda. Il Napoli degli anni precedenti aveva dimostrato di saper fare entrambe le cose.

Basti pensare a Kim e Kvaratskhelia: due calciatori arrivati a cifre relativamente contenute rispetto al valore raggiunto successivamente, diventati protagonisti dello scudetto e poi ceduti realizzando importanti plusvalenze. In questa terza stagione di gestione Manna, la domanda è inevitabile: quanto il Napoli è ancora capace di scoprire quel tipo di calciatori? E, soprattutto, ha mantenuto una struttura adeguata per riuscirci?

Non possiamo sapere se la mancanza di figure con le stesse competenze e responsabilità di Micheli, Mantovani e Pompilio abbia inciso direttamente sulle operazioni di mercato più recenti. Ma possiamo osservare che diversi protagonisti di quel sistema organizzativo hanno lasciato il club e che non c’è stato un giusto ricambio. Ed è qui che si concentra una parte importante delle responsabilità della proprietà.

Perché il compito di De Laurentiis non è soltanto scegliere il direttore sportivo, ma anche metterlo nelle condizioni migliori per lavorare.Il problema, quindi, potrebbe non essere soltanto ciò che Manna ha fatto o non ha fatto sul mercato. Ma ciò che il Napoli ha costruito, o non ha costruito, attorno a lui.

E forse, prima di chiedersi se cambiare direttore sportivo, sarebbe opportuno interrogarsi su come rafforzare l’intera area sportiva.

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