Allegri al Napoli eredita una squadra esausta dal biennio Conte: il giornalista Pastore critica duramente la scelta societaria, affermando che l’allenatore toscano non è costruito per rigenerare giocatori consumati psico-fisicamente.
La critica di Pastore e il parallelismo fra Allegri e Conte
Nel corso di Cronache di Spogliatoio, Giuseppe Pastore ha analizzato il momento azzurro partendo dalla dichiarazione storica di Antonio Conte: “Non sono qui per accompagnare il morto”. Una frase forte che rispecchiava l’ambizione di non trascinare il club verso la mediocrità. Pastore teme che Allegri sia stato scelto esattamente per questo: accompagnare il Napoli in una fase di declino, anziché contrastarlo.
L’allenatore toscano è descritto come “aziendalista”, un profilo che non si lamenta e accetta le difficoltà di mercato senza protestare. Durante l’estate 2026, il Napoli ha effettuato una campagna acquisti che Pastore definisce insufficiente: Favasuli e Badiashile non hanno rafforzato la rosa, anzi hanno mascherato il vero problema: “Hanno chiuso gli occhi sul logorio psico-fisico di una squadra che viene da due anni di Conte”. I tanti infortuni di quest’anno sembrano infatti la naturale prosecuzione della scorsa stagione.
Il mercato estivo e la scelta di Allegri
La sessione di calciomercato estiva rappresenta uno dei momenti più critici nella storia recente del club De Laurentiis. A questo, a detta di Pastore, si somma anche la scelta del nuovo allenatore: “Ha affidato una rosa così ad un allenatore che non è famoso in questi anni per migliorare le squadre e i giocatori”. Non si tratta di una coincidenza: la società ha optato per un profilo manageriale capace di gestire l’austerità, non di creare valore aggiunto. La critica non riguarda tanto la persona quanto la strategia complessiva del Napoli, che sembra orientata a contenere i danni piuttosto che a rilanciarsi. Allegri stesso ha espresso rammarico per le promesse non mantenute.
Cosa serve al Napoli adesso
Serve un cambio di paradigma. La squadra non ha solo bisogno di nuovi giocatori, ma di una rigenerazione mentale e fisica. Allegri, nel suo profilo, non è stato mai celebre per questo tipo di trasformazione. Il Napoli rischia di trovarsi intrappolato in una stagione di transizione dove nessuno—né allenatore né società—sta realmente affrontando il logorio accumulato.
Il futuro del Napoli dipenderà dalla capacità di invertire questa rotta nelle prossime settimane e dalla risposte che Allegri darà sul campo. La critica di Pastore non è una sentenza, ma un avvertimento concreto: il Napoli ha bisogno di qualcosa di più di un manager che accetti la situazione per invertire la tendenza “profetizzata” da Conte.