Zazzaroni analizza il Napoli dopo le dimissioni di Conte e l’arrivo di Allegri: la squadra è composta da giocatori over 30 e il mercato estivo non ha portato rinforzi significativi per affrontare l’usura della stagione.
Conte e l’ossessione di vincere: perché ha lasciato il Napoli
Antonio Conte ha abbandonato la panchina azzurra rinunciando a 20 milioni lordi, staff incluso. Il direttore del Corriere dello Sport spiega le ragioni profonde dietro questa scelta radicale. Conte aveva riconosciuto il rischio concreto dell’usura della squadra e compreso che in estate non sarebbero arrivati acquisti in grado di rinfrescare l’organico. L’ex tecnico è attrezzato per i miracoli, ma questa volta ha preferito non continuare a compierli senza i mezzi necessari. La decisione non è stata impulsiva, ma il risultato di un’analisi lucida della situazione.
Allegri e la fiducia in sé stesso: il mercato che non c’è stato
Massimiliano Allegri ha scelto una strada opposta. Ha riposto fiducia principalmente nella propria mentalità trasmessa al gruppo, sulla qualità di alcuni singoli interpreti e ha evitato di pretendere due o tre acquisti decisivi. Questa scelta comporta un rischio concreto: la squadra deve affrontare il chilometraggio di sette titolari senza un ricambio adeguato e con un motore molto sollecitato.
“Comme d’habitude, l’aziendalista Max s’è fidato soprattutto di sé stesso, puntando sulla mentalità trasmessa al gruppo dal suo predecessore, sulla qualità di alcuni giocatori e evitando così, colpevolmente, di pretendere due o tre acquisti in grado di assorbire il chilometraggio di sette titolari e rinfrescare un motore molto sollecitato”
La rosa del Napoli è invecchiata. De Bruyne ha 35 anni, Spinazzola, Di Lorenzo e Politano ne hanno 33. Rrahmani e Lobotka 32, mentre Anguissa raggiungerà 31 anni tra due mesi. Questa composizione anagrafica espone gli azzurri a usura fisica e mentale su una stagione lunga come quella europea. Il gap generazionale tra i titolari e le alternative disponibili in panchina rappresenta un problema concreto, non una preoccupazione teorica.
La differenza tra i due allenatori è filosofica. Conte ha ritenuto insostenibile continuare senza investimenti; Allegri ha scelto di affidarsi alla qualità residua e alla gestione tattica. Il Napoli continua la stagione con questa incognita sulle spalle: quanto reggerà il motore sollecitato nel corso dei prossimi mesi di calcio europeo? La risposta arriverà dalle prossime partite, quando la fatica inizierà a pesare realmente sulla rosa.