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De Laurentiis: “Sarri voleva arricchirsi! Ci sono voluti 5 minuti per far firmare Ancelotti. Ecco quando tornerò al San Paolo…


L’approdo di Ancelotti sulla panchina del Napoli è stata l’operazione più importante fatta da De Laurentiis negli ultimi mesi. Oggi il patron azzurro ha rilasciato una lunga intervista per Il Corriere dello Sport. Eccone un estratto:

Per cominciare: ma quando nasce in De Laurentiis la “pazza”idea Ancelotti?

«Erano anni che avevamo contatti telefonici, ogni tanto Carlo si informava di nostri calciatori e io con lui dei suoi. Mi aveva colpito il suo equilibrio ma anche la sua educazione, perché quando intuiva che non ci sarebbero stati margini per trattative non insisteva».

E poi arriva maggio 2018…

«Gli ho telefonato quando ho capito che ormai si era chiuso un ciclo e lui, senza avere tentennamenti, con una una serenità che ho colto e apprezzato, mi ha detto: vediamoci».

Il capolavoro di De Laurentiis si chiama Ancelotti?

«Sono fiero di aver individuato un uomo del suo livello, non solo professionale. Io credevo, tre anni fa, di aver incontrato un allenatore che sarebbe rimasto qua per un lungo periodo, avrei potuto trattenerlo, perché aveva altri due anni di contratto. Ma ad un certo punto è diventata solo una questione di danaro…».

Ci mancava Sarri…

«È strano questo mondo in cui, di colpo – attraverso l’ambiente, l’impatto mediatico o certi opinionisti – si stabilisce che un contratto vada adeguato. Ma allora che valore ha quell’accordo appena scritto? Tenga presente che noi eravamo già passati da 700.000 euro a 1.550.000. Poi una volta ho sentito dire: al prossimo accordo voglio arricchirmi. E mi sono chiesto: allora le dichiarazioni sull’amore per la città? Io ci avevo creduto, però poi mi sono domandato: e se mi stesse usando come sponda?».

Ma con Ancelotti la scintilla quando c’è stata?

«A me è sembrato che quest’appuntamento fosse scritto nell’universo calcistico, come se l’avesse deciso il destino: ci sono voluti cinque minuti, dico cinque, per arrivare all’accordo. La negoziazione più rapida dei miei circa quindici anni di calcio. Poi è venuto un avvocato, bravissimo, e sono stati sufficienti altri cinque minuti a me e a Chiavelli, l’amministratore delegato, per definire ogni dettaglio».

E ora?

«L’altro giorno Carlo era a Ischia, mi ha telefonato entusiasta: Aurelio, io qui ci potrei restare anche sei anni».

Siamo già nel futuro…

«Con lui si vive un rapporto umano, discutendo amabilmente dei reciproci interessi. E se parlo di calcio, non si offende: prima del Liverpool, al mattino, gli ho telefonato…».

Alle sette, anche a lui…?

«Diciamo. E così, ho espresso pareri. E lui con garbo, autorevolezza e autorità, mi ha detto: presidè, stai tranquillo, la vinciamo. L’ho preso in parola e all’87esimo ho detto: ma vuoi vedere che succede? È successo. Non può capire la mia reazione».

Argomenti base delle chiacchierate con Ancelotti.

«Spaziamo. E comunque, per dire, mi tocca anche subire delle correzioni sul mondo cinematografico, del quale è esperto: ma lui ne approfitta perché è più giovane di me ed ha una memoria più fresca».

Anche Napoli-Liverpool l’ha vista in tv, non è ancora stato al San Paolo e chiederle quando ci tornerà è obbligatorio.

«Ma sono stato a Belgrado, due volte a Torino in sette giorni e sarò a Parigi. E poi, quando avrò capito che, collaborando, sarà possibile riportare quell’impianto al livello attuale del Napoli e della bellezza della città, allora ne riparleremo. E non mi dica che sono un utopista».

Utopia per utopia: ma lei crede ancora che il campionato sia aperto?

«E lei pensa che dopo otto giornate sia chiuso? Ci sarà un momento in cui anche la Juventus potrà rompere?».

Insigne è diventato il giocatore italiano più forte?

«Non mi ha stupito. È un prodotto del Napoli e di Napoli, città più complicata nella quale è più difficile che altrove essere un profeta in Patria. Un altro, al suo posto, avrebbe potuto dire: ma chi me lo fa fare? E invece ha dimostrato di essere uomo, ha una testa per ragionare. E per me è uno di famiglia».

Il prossimo rinnovo sarà Zielinski?

«Quella di Piotr è una partitura ancora tutta da scrivere e da immaginare. Il vero Zielinski non è stato ancora visto appieno e codificato del tutto e questa altalena forse genera in lui un’insicurezza a cui saprà ovviare».

Siamo a tre lustri di De Laurentiis…

«Settembre 2004 è stato il momento magico di quest’epoca: aver rilevato il Napoli dal fallimento, averlo riportato dove siamo, con l’ammirazione internazionale ed un futuro che ci aspetta».

Lo immagina?

«Vincere in Italia e in Europa».

 

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