shinystat spazio napoli calcio news De Laurentiis: "Collina è nostro nemico! Con me Younes non sarebbe mai partito. Reina crede che io sia responsabile? Bene..."

De Laurentiis: “Collina è nostro nemico! Con me Younes non sarebbe mai partito. Reina crede che io sia responsabile? Bene…”


Il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, ha rilasciato alcune dichiarazioni alla stampa (LEGGI QUI L’INTERVISTA INTEGRALE). Tra gli argomenti trattati, in particolare al Corriere dello Sport, c’è anche quello legato al futuro di Reina e di un secondo club da acquistare. Ecco quanto evidenziato da SpazioNapoli:

Ma questo campionato, De Laurentiis, va ritenuto falsato con quel ch’è successo in Inter-Juventus?

«Non credo che sia stata la partita di sabato ad alterarlo: nell’analisi di quella sfida va inserito tutto, le difficoltà di chi ha giocato in dieci dal 15′, ma anche le scelte magari non condivisibili di un allenatore, nel finale. Una partita è molte cose assieme e quando operi delle sostituzioni, negli ultimi minuti, non si sa se chi entra faccia bene o male».

Dunque, niente che le sia stato sottratto?

«Non mi sono sentito derubato sabato, ma ci sono state altre partite, in precedenza, in cui il Var è stata utilizzato in maniera pessima: e quegli episodi non ci avrebbero dato più punti, semmai avrebbero allargato il distacco».

Nessuno scippo?

«Io sono sportivo e sto al gioco, ma se dobbiamo tirar fuori le pistole e metterle sul tavolo non ci sto. Cerco di cambiare le regole. Però, attenzione: stiamo disilludendo i nostri figli, i nipoti, sottraiamo pubblico e le future generazioni smetteranno di venire allo stadio».

Lei rientra tra i sostenitori della tecnologia.

«E tale resto, perché il Var è un salva vite. Ma va sfruttato in maniera indiscutibile, deve rappresentare il giudice inappellabile. E perché ciò accada, devono uscire gli arbitri dalla cabina di regia, né si può pensare a metterci dentro ex direttori di gara. Ci vogliono uomini al di sopra di qualsiasi sospetto».

Le diciamo Orsato….

«Faccio un discorso più ampio: all’arbitro vanno tolte alcune responsabilità che spettano al Var e che deve costituire un controllo matematico. L’ultima, inoppugnabile frontiera: stop, è andata così. Però cominciamo a intervenire, diamo agli allenatori almeno due possibilità per ogni tempo, in maniera tale da togliere ogni dubbio».

Nicchi ha sostanzialmente difeso Orsato.

«Ma ha difeso la casta e qui mi fermo, ha parlato da politico. Gli arbitri devono appartenere alla Lega, andrebbero selezionati, alcuni italiani e alcuni stranieri assunti come liberi professionisti e al terzo sbaglio devono andare fuori per tre anni. E qui si parla del loro 2% in Consiglio Federale».

C’era una volta, nel linguaggio corrente, la sudditanza psicologica verso la Juventus.

«C’è sempre stata ed è quasi normale che sia così verso la famiglia più potente d’Italia. Con Calciopoli non si è risolto molto, si è, anzi, andati leggeri e prima di schierarsi contro Agnelli e la Fiat ci pensano su molte volte».

Il problema arbitri è internazionale.

«Ma come si fa a non vedere quel mani in Roma-Liverpool e quello in Real-Bayern? A pensar male si fa peccato ma….Viene naturale spostare i ragionamenti su altri campi. E comunque complimenti al pubblico dell’Olimpico per la maturità».

Collina è il presidente della Commissione arbitrale della Fifa.

«Ma è contro di noi, è un nostro nemico».

Cosa vuol dire essere credibili?

«Avere una struttura che consenta ai bambini di otto-nove anni di avere fiducia, altrimenti smetteranno di vedere il calcio e si dedicheranno ai videogiochi. Non so se un fanciullo di oggi a diciotto anni continuerà ad amare questo sport, se non si interviene. L’Eca deve visionare, deve pagare l’Uefa e far dipendere da sé la Fifa. Infantino studia nuovi mini-Mondiali e noi club dovremmo prestare i nostri seimila atleti alle Nazionali».

E la soluzione qual è?

«Se vogliamo fare il circo per far guadagnare la Fifa o l’Uefa o la Figc, non ci sto. Perché devono essere loro a dire cosa devono ricevere i club per la partecipazione alla Champions? Perché stiamo lì, con le palline, a sorteggiare, manco fossero estrazioni? E poi, guarda un po’, alle italiane capitano sempre il Real, il Barcellona…»

Torniamo in Italia, all’ultimo week-end: Fiorentina-Napoli è stata psicologicamente decisa a San Siro?

«Non credo. Noi siamo partiti, quest’anno, il 16 agosto, con i preliminari di Champions League e quindi il carburante è finito un po’ prima. Capita se non utilizzi tutti i calciatori della rosa. Ci sono stati momenti in cui avevamo la terza a sedici-punti, potevamo far prendere fiato a qualcuno e conservarlo per il rush finale. Poi abbiamo perso Ghoulam, mi spiace per lui come uomo e come atleta, ma se non ci fosse stato quest’infortunio avremmo scoperto quanto è forte Mario Rui?».

Sta dicendo che è colpa di Sarri?

«Ma no. E’ il calcio italiano che consuma, questo calcio in cui esiste una coppa che è retaggio dell’anziano regime, in cui incontri sempre le stesse squadre, quelle del campionato. Mentre l’Europa sarebbe più allenante: solo che noi ce ne siamo allontanati, perdendo la gara interna con il Lipsia, preceduta da dichiarazioni morbide. E non è bastato poi andare a vincere in Germania. Le Coppe internazionali fanno crescere, noi oggi abbiamo una decina di milioni di tifosi in Italia, una quarantina nel Mondo e centoventi milioni di simpatizzanti nell’Universo: questo grazie al calcio di Sarri e anche per il ruolo di anti-Juve. E non abbiamo paura di andare avanti».

Con Sarri o senza?

«Non dipende da me ma da lui, con il quale ho parlato più volte, ma che va lasciato tranquillo: mancano tre giornate, può succedere ancora di tutto, pure che qualcuno si comporti persino peggio».

Pensa che possa andar via?

«Spero di no, anzi sento che non andrà via. Ma se qualcuno dovesse pagare gli otto milioni di euro, ce ne faremo una ragione. E se vuole andar via, perché avverte esaurito l’entusiasmo, farò altri ragionamenti, senza rinunciare ai diritti della clausola».

Ci ha mai creduto allo scudetto?

«Siccome siamo in tanti a giocarcelo, non possiamo dire: vado e lo vinco. Ma mi piacerebbe regalarlo alla città. E a chi sostiene che non abbiamo fatto il mercato, posso rispondere: con Verdi era tutto chiuso, poi ha chiamato il manager e ha detto che il ragazzo non se la sentiva. E con Politano avete scritto della nostra offerta».

E se Sarri dovesse partire?

«Ce ne sono tanti disponibili e il Napoli è un forte attrattore. Si tratta di non sbagliare la scelta: ma questi nove anni d’Europa ci hanno fatto amare. Da ottobre abbiamo cominciato a perlustrare: in Portogallo, in Spagna, in Francia, in Inghilterra, in Russia. E anche in Italia: Giampaolo gioca con il trequartista, ma è vicino al calcio di Sarri; Inzaghi è un innovatore; Semplici sta facendo bene con una neopromossa come Sarri. Conte è mio amico, è un colonnello, anche se non ha gradito che gli ho detto no per Koulibaly, nonostante i 58 milioni d’offerta. A Spalletti pensai tre anni fa, ma era incasinato. E Benitez ha la necessità di stare vicino a casa, con moglie e figlie».

C’è il rischio di una rivoluzione al mercato?

«Non credo. Abbiamo giocatori importanti, alcuni con possibilità di liberarsi attraverso una clausola, altri no. Già con Giuntoli stiamo cercando calciatori di valore, abbiamo come obiettivo un attaccante che ha segnato venti gol nel proprio campionato. Non stiamo a guardare e quando mi muovo lo faccio in modo pesante. Se fossi stato a Castel Volturno, Younes non sarebbe andato via a gennaio».

Dovrete prendere un portiere, per cominciare.

«Mi piace molto Rui Patricio e ho parlato con il management di Leno».

Reina la ritiene il responsabile del suo addio…

«Ah, bene».

C’è chi sostiene che lei si sia allontanato dalla squadra…

«Io non faccio il presidente del Borgorosso e se non sempre ci sono, spesso è per questioni scaramantiche. Con Benitez, nell’intervallo andavo nello spogliatoio; con Sarri l’ho fatto una sola volta: perché poi se la partita va male, ci pensi e allora rinunci. Ma mando messaggi ai giocatori, gli telefono, faccio i complimenti, sentono che sono dalla loro parte».

Ha sempre la tentazione di acquistare una squadra straniera?

«Ci sto pensando da tempo e lo faccio anche adesso: ho un’idea in Portogallo e una in Belgio. Magari concludo con tutti e due».

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