Sarri a Chi: “A Mancini volevo dire ‘fighetto’, ma ho sbagliato. Io razzista? Finanzio una casa famiglia che aiuta donne africane…”

Maurizio Sarri è stato intervistato in esclusiva da Alessandro Cecchi Paone per la rivista Chi per porre definitivamente fine alla querelle con Mancini dopo l’accesissima discussione nel finale di partita tra Napoli ed Inter nei quarti di Coppa Italia. Ecco le parole del mister:

“I gay nel calcio ci sono stati, ci sono e ci saranno. Spero che questa vicenda, nata male e finita bene, li aiuti a venire allo scoperto. Almeno nel Napoli non avrebbero problemiC’è bisogno di esempi importanti, che indichino a tutti la via del rispetto delle differenze reciproche. È già successo in altri settori che influenzano la pubblica opinione, ora è la volta del mondo del pallone, quello decisivo per il sentire comune degli italiani. La compattezza del gruppo non viene mai messa a rischio dalle abitudini private degli atleti. I problemi vengono solo da eventuali rivalità tecniche o dalle inimicizie che a volte si scatenano fra le rispettive mogli e fidanzate”.

Su Mancini: “Volevo colpirlo sul fatto che scende in campo elegante come per un ricevimento. Fighetto volevo dirgli, mica quella roba sul sesso! Penso al mio migliore amico gay, un antiquario fiorentino morto troppo presto, che mi manca molto. Si indignerebbe a sentirmi accusare di omofobia”.

Sulle accuse: “Meglio ancora! La faccio parlare con la mia suorina del Valdarno. Si occupa delle donne africane in difficoltà con la sua casa famiglia qui in Italia e direttamente laggiù tramite le adozioni a distanza. Con i miei amici la finanziamo da dieci anni”.

Poi conclude: “Ma ce lo vede un toscanaccio come me che in una lite coi nervi a fior di pelle dice all’altro solo che è un “precisino”? Ho sbagliato, lo ammetto“.

 

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