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QUI FU NAPOLI – Roberto Bordin, capitano azzurro negli anni del dopo Maradona

Ci sono volti che non dimentichi quando sei cresciuto a pane e calcio. Ci sono volti che ricordi correre su due gambe con la maglia azzurra cucita sulle spalle. La fascia di capitano del Napoli non è mai stata leggera da indossare. Uomini veri, di personalità potevano reggere l’urto di una della piazze più calde d’Italia. Dopo Dario Marcolin (qui il link) e Oscar Magoni (qui il link) oggi ci soffermiamo a ricordare un altro centrocampista azzurro che vestì la fascia al braccio con la “C” in grassetto.

Roberto Bordin nacque in Libia a metà anni ’60. Il padre, meccanico trovò lavoro solo lì, e lì la moglie diede alla luce quello che sarebbe diventato capitano azzurro dal ’94 al ’97. Centrocampista tuttofare, il giovane Roberto muove i primi passi tra i professionisti nella Sanremese, squadra della città nota per il famoso festival canoro. La serie C1 il palcoscenico per Bordin che conquista il posto da titolare ed il trasferimento al Taranto in serie B. Ridiscende in C1 per accasarsi al Parma di un tale Arrigo Sacchi quindi al Cesena dove conquista il massimo palcoscenico con la promozione e l migliore stagione personale.

Destino che la squadra che lo svezza in serie A sia proprio il Napoli contro cui esordisce nel settembre del 1987. Era il Napoli di Maradona, Giordano e Bagni. Proprio quest’ultimo fu marcatore della giornata al ’61esimo. Un Cesena che schierava tra le sue fila giocatori del calibro di Sebastiano Rossi (portiere poi Milan), Agostino di Bartolomeo, Rizzitelli e Cavasin (poi noto allenatore) ed allenato da Albertino Bigon poi divenuto allenatore azzurro per il secondo scudetto dell’era Ferlaino. Quel Napoli era troppo forte per il Cesena neo promosso e Bordin non avrebbe mai immaginato un giorno di ereditare quella fascia di lì a pochi anni.

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Nove gol in maglia cesenate prima di passare all’Atalanta, squadra con la quale collezionerà il maggior numero di presenze, ben 122. Marcello Lippi l’allenatore dell’ultima stagione di Bordin maglia orobica. Il tecnico poi divenuto campione del mondo lo volle nel profondo sud, a Napoli dove raccolse i cocci di una squadra ancora scossa dopo l’addio di Maradona. Stagioni importanti per il centrocampista, seppur caratterizzate da un problema personale alla tiroide che lo portò all’operazione chirurgica. Non riuscì mai ad andare in gol in maglia azzurra seppur collezionando 108 presenze. Splendida la stagione con Lippi in panchina quando il Napoli conquistò la qualificazione Uefa in barba a qualsiasi pronostico.

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Erano gli anni di Vujadin Boskov quando Bordin inizia a vestire la fascia di capitano, stagioni convulse quando il Napoli fallì la qualificazione in Europa all’ultima giornata per mano dell’Inter e di Delvecchio che segnò al Padova il gol che escluse di fatto il Napoli dalla competizione internazionale. Lento declino quello dei colori azzurri con una Coppa Italia  negli anni successivi buttata in finale contro il Vicenza.

Fu proprio quella l’ultima stagione di Bordin in maglia azzurra, ad un passo dal baratro. Il centrocampista salutò accasandosi al Piacenza e vedendo da lontano il suo Napoli crollare nell’inferno della B. Triestina, Vicenza, Spezia prima di appendere le scarpe al chiodo e vestire i panni da vice allenatore.

Una conoscenza importante quella di Mandorlini che lo accompagnerà nei successivi anni di carriera da allenatore. Bologna, Padova, Siena, Sassuolo prima di tentare la fortuna oltre confine in Romania. Con il Cluj gli unici trofei vinti prima di tornare in Italia a far rinascere il Verona dalle ceneri del fallimento.

Stagioni importanti per l’ex centrocampista del Napoli con la doppia qualificazione fino alla serie A e la doppia salvezza.

Bordin, altro capitano azzurro degli anni che furono.

Antonio Picarelli

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