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Vedi Napoli e poi muori


Si dice che anche Goethe, viaggiatore sopraffine e scrittore sopra ogni sospetto, quando visitò Napoli nel 1787 non riuscisse a spiegarsi il detto che continuavano a ripetere ossessivamente tutti i napoletani che incontrava. E il detto, ancora oggi, è rimasto. Vedi Napoli e poi muori. Insomma, vedi Napoli e, poi, puoi anche abbandonarti dolcemente alla morta. La bellezza era troppa.

E lo stesso è accaduto, oggi, al buon Walter Mazzarri. Per la prima volta in carriera è stato cacciato da una panchina, quella dell’Inter, dopo l’esperienza napoletana. Pare che il detto sia stato creato appositamente per lui. In molti hanno preso la notizia con un pizzico di liberazione, anche tra le fila napoletane.

Come mai? Beh, perché quando lasciamo una cosa spesso non ce ne dimentichiamo. Lo stesso vale per Maradona, indiscusso, indimenticabile. Ma lo stesso vale per i vari Lavezzi,Cavani, Careca. Chi se ne va, in fondo, resta sempre con noi. Anche chi è andato via merita un posto tra i ricordi azzurri.

Proprio per questo il tweet di Valon Behrami fa ancora più male.”Se le vostre soddisfazioni le ottenete attraverso eventi negativi di altre persone avete sbagliato qualcosa nella vostra vita…”. Sai, caro Valon, siamo fatti così. Non siamo noi a gioire delle sconfitte altrui, anzi! Siamo solo degli irrecuperabili melanconici, che guardano al passato come se fosse l’altro ieri, che fanno del ricordo una parte di presente.

L’esonero di Mazzarri ci colpisce come ci colpirebbe l’ennesima giocata del Diego in una partita amichevole, un gran gol di Cavani o l’ennesimo dribbling ubriacante del Pocho. Il passaggio all’Inter dopo l’annuncio dell’anno sabbatico proprio non ci è andato giù. Ah, dimenticavo. Buona carriera in quel di Amburgo!

Raffaele Nappi