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Walter Gargano, quando la differenza la fanno i polmoni


Ci sono alcune dichiarazioni che non si scordano. “Per me è un sogno essere qui – disse il buon Walter Gargano, nel giorno della sua presentazione a Milano. Prendevo l’Inter fin da piccolo, quando giocavo alla Play”.

Ok, la premessa non promette niente di buono. Però il ritorno, seppur travagliato, di Gargano in terra azzurra è stato una sorpresa. Nel modo di fare e in quello di giocare. Sì, perché dopo le 165 presenze e le 5 stagioni all’ombra del Vesuvio, Walter Gargano è tornato alla corte di Benitez, questa volta per restarci.

La sua storia ha sorpreso un po’ tutto l’ambiente che, si sa, si aspettava di meglio. Da Mascherano a Lucas Leiva, passando per i vari Gonalons e Sandro. Non sono arrivati, lo sappiamo bene, ma il Mota è rimasto. E non è una brutta notizia.

Le due partite in Champions lo hanno confermato. Nel grigiore generale che ha contraddistinto gli azzurri al San Paolo e al San Mamés, Walter Gargano, insieme al Pipita, è stato uno dei pochi a salvarsi. La sua partenza da titolare ha fatto discutere tanti tifosi, ma le prestazioni hanno sorpreso. Diciamocelo.

Dicono che Walter Gargano abbia un cuore più grande della media: le sue frequenze cardiache, quindi, non raggiungono mai valori elevati. Gargano non avrà i piedi di Lucas Leiva, non avrà la tecnica e l’esperienza di Mascherano, non avrà il fiuto del gol come Sandro, ma in campo corre. E pure tanto. Le amichevoli estive e i preliminari di Champions ci hanno consegnato un giocatore volenteroso, determinato, grintoso. E, in fondo, era quello che cercavamo. Perché non sono i nomi dietro la maglia che fanno un grande giocatore, ma la sua voglia in campo. E quella, Walter Gargano, ne ha dimostrata tanta. Davvero.

Raffaele Nappi 

@riproduzioneriservata