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Profili azzurri: Raffaele Di Fusco


22640_1341600612I più cresciuti ricorderanno sicuramente le gesta, seppur minori, ma sempre puntuali e diligenti, dell’eterno “secondo portiere” azzurro Raffaele Di Fusco, storico personaggio in grado di amministrare il proprio ruolo per circa quindici anni, nonostante le parentesi di Vicenza, ad inizio carriera, di Catanzaro e Torino, necessarie per rafforzare i fondamentali e accrescere la propria esperienza tra i pali. Al di là della sua presenza in squadra, come spesso capita per i personaggi relegati ad un ruolo di comprimario come può esserlo per l’appunto un secondo portiere, anche Di Fusco è stato fondamentale nello spogliatoio, punto di riferimento per i compagni che via via approdavano in società pronti a difendere una porta molto spesso rovente come quella azzurra, in grado di mettere pressione a chiunque, dal bravissimo Castellini, all’estroso Garella, fino al sicuro Giuliani e all’esperto Galli, senza dimenticare il giovane e promettente Taglialatela, tutti portieri a cui Raffaele ha guardato le spalle, portando il suo contributo negli allenamenti, mettendoli sempre a loro agio senza creare il benché minimo problema. Pur vantando poche presenze nel corso della sua militanza partenopea, vince nel Napoli di Maradona due Scudetti , una Coppa Italia e una Coppa Uefa. Mantiene il secondo posto di estremo difensore della compagine azzurra sino a fine carriera, chiusa con la retrocessione della squadra in Serie B dopo 32 anni.

difusco_maradonaIn una carriera umanamente onorevole e nei limiti del normale, spicca negli aneddoti da raccontare ai nipoti un episodio che è rimasto negli annali quasi come una “chicca” da scrivere nel libro dei Guinnes dei primati, fatto che ha spesso portato alla ribalta la figura di Di Fusco forse più della sua lunga militanza in azzurro. Ricordate quando il mitico Oronzo Canà confondeva il portiere Sella con l’ala Cavallo? Bene, Di Fusco non ha avuto bisogno di essere confuso dal proprio allenatore per lanciarsi in attacco alla ricerca del gol. In un Ascoli-Napoli del 1989 (11 giugno), infatti,  l’allenatore di allora, Ottavio Bianchi, lo fece entrare al 79’ come attaccante al posto di Careca infortunato. Resterà per sempre l’unico, poiché successivamente le regole cambiarono e non sarà più possibile sostituire un giocatore con un portiere a meno di un’espulsione del titolare.

raffaele-di-fuscoLo stesso Raffaele racconta l’aneddoto a distanza di anni: «Eravamo in emergenza dal sabato: Maradona non c’era, Carnevale si era fatto male. Bianchi disse che io ero più forte degli attaccanti della primavera e quindi era inutile chiamarli. Il giorno della partita il mio nome comparve nella lista della squadra col numero 12 e col 16. In panchina eravamo quattro. Non avevo nessuna maglia sulle spalle, avevo semplicemente la tuta. Poi Careca si fece male e Bianchi mi disse ’Rafaé spogliati’, io lo guardai ma capii che diceva sul serio, in fondo in allenamento mi ripeteva che ero bravo in attaccoCome attaccante ero tecnico, bravo coi piedi ma non potente. E forte nel gioco aereo».


«In panchina era rimasto Romano, ma era lì per onor di firma, stava male». «Giordano, che giocava nell’Ascoli, disse subito ai suoi: questo lo conosco, marcatelo a uomo».
«Mi marcava Benetti, Paolo non Romeo, qualcuno non credeva ai propri occhi: il loro portiere, Pazzagli, quando mi vide arrivare in area, buttò la palla fuori per fermare il gioco perché non capiva cosa stesse succedendo. Provai a segnare di testa, ma Pazzagli parò il tiro. Si disse che Bianchi lo fece in polemica con la campagna acquisti della società. Non c’erano mica le rose di oggi. Comunque fu divertente: è il sogno di ogni portiere entrare in campo da centravanti. E fino a quel giorno si poteva». 

Attualmente è il preparatore dei portieri del Lecce, ma un’altra soddisfazione professionale personale è arrivata da una sua “invenzione” che ha, in un certo qual modo, rivoluzionato le tecniche di preparazione dei portieri, ha ideato e brevettato, infatti,  il deviatore di traiettoria, uno strumento atto all’ausilio della preparazione dei portieri. Al di là delle esperienze nel campo “scientifico”, Raffaele Di Fusco è ricordato con affetto dai tifosi napoletani soprattutto per la sua professionalità e umiltà che lo ha sempre contraddistinto, mai una parola fuori posto, mai una polemica per il suo mancato utilizzo verso i tanti allenatori che si sono susseguiti alla guida tecnica della squadra, insomma il calciatore tipico che tutti i tecnici vorrebbero avere in rosa.

Ecco il brevetto del “deviatore di traiettoria” inventato dall’ex portiere azzurro:

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