
In una carriera umanamente onorevole e nei limiti del normale, spicca negli aneddoti da raccontare ai nipoti un episodio che è rimasto negli annali quasi come una “chicca” da scrivere nel libro dei Guinnes dei primati, fatto che ha spesso portato alla ribalta la figura di Di Fusco forse più della sua lunga militanza in azzurro. Ricordate quando il mitico Oronzo Canà confondeva il portiere Sella con l’ala Cavallo? Bene, Di Fusco non ha avuto bisogno di essere confuso dal proprio allenatore per lanciarsi in attacco alla ricerca del gol. In un Ascoli-Napoli del 1989 (11 giugno), infatti, l’allenatore di allora, Ottavio Bianchi, lo fece entrare al 79’ come attaccante al posto di Careca infortunato. Resterà per sempre l’unico, poiché successivamente le regole cambiarono e non sarà più possibile sostituire un giocatore con un portiere a meno di un’espulsione del titolare.

«In panchina era rimasto Romano, ma era lì per onor di firma, stava male». «Giordano, che giocava nell’Ascoli, disse subito ai suoi: questo lo conosco, marcatelo a uomo».
«Mi marcava Benetti, Paolo non Romeo, qualcuno non credeva ai propri occhi: il loro portiere, Pazzagli, quando mi vide arrivare in area, buttò la palla fuori per fermare il gioco perché non capiva cosa stesse succedendo. Provai a segnare di testa, ma Pazzagli parò il tiro. Si disse che Bianchi lo fece in polemica con la campagna acquisti della società. Non c’erano mica le rose di oggi. Comunque fu divertente: è il sogno di ogni portiere entrare in campo da centravanti. E fino a quel giorno si poteva».
Attualmente è il preparatore dei portieri del Lecce, ma un’altra soddisfazione professionale personale è arrivata da una sua “invenzione” che ha, in un certo qual modo, rivoluzionato le tecniche di preparazione dei portieri, ha ideato e brevettato, infatti, il deviatore di traiettoria, uno strumento atto all’ausilio della preparazione dei portieri. Al di là delle esperienze nel campo “scientifico”, Raffaele Di Fusco è ricordato con affetto dai tifosi napoletani soprattutto per la sua professionalità e umiltà che lo ha sempre contraddistinto, mai una parola fuori posto, mai una polemica per il suo mancato utilizzo verso i tanti allenatori che si sono susseguiti alla guida tecnica della squadra, insomma il calciatore tipico che tutti i tecnici vorrebbero avere in rosa.
Ecco il brevetto del “deviatore di traiettoria” inventato dall’ex portiere azzurro: