shinystat spazio napoli calcio news Kreutzer, ecco chi fu il primo allenatore degli azzurri

Kreutzer, ecco chi fu il primo allenatore degli azzurri


Il 1926 è un’annata che nessun tifoso azzurro può permettersi di dimenticare, sarebbe un po’ come scordare il compleanno della propria fidanzata, non ci fai una bella figura. Quando nasce un amore è un momento così intenso che quasi rischi di tralasciare i particolari, perdendoli nel percorso che gli anni, la storia, gli eventi sono in grado di confondere, giocando sul fattore memoria, che mai dovrebbe essere affranta. E’ così che ci piacerebbe riportare in voga i nomi e le gesta di chi la storia l’ha inaugurata, ha tagliato il nastro di partenza, è testimone della nascita di un evento che ha cambiato il corso degli eventi, proprio come quel lontano 1926, quando nasceva il Napoli, veniva costituita la prima associazione sportiva cittadina, venivano ingaggiati i primi elementi e la passione sbocciava nei cuori dei primi incuriositi signori napoletani.

KreutzerIl calciatore che farà la storia anche negli anni a seguire è sicuramente Attila Sallustro, ma ci vorremmo soffermare su di un elemento che gli annali del calcio hanno lasciato troppe volte fuori dalla porta, non riuscendo mai a conferirgli i giusti meriti, sia sotto l’aspetto umano che quello legato alle indubbie capacità tecniche, stiamo parlando dell’uomo che nel primo anno di vita si sobbarcò sulle spalle il peso della responsabilità di portare avanti una squadra neonata, inesperta, cenerentola di un campionato nazionale appena riunito grazie soprattutto all’intervento del regime fascista, che si impegnava a mostrare al popolo una unità che tarderà a manifestarsi anche a distanza di un secolo. Lui è Anton Kreutzer, ribattezzato poi “Fritz” austriaco di Vienna, chiamato a ricoprire la doppia veste di centromediano e allenatore in campo e fuori, compito reso più semplice anche dalla mancanza di sostituzioni che nel calcio verranno inserite alcuni decenni più tardi, ma comunque compito impegnativo soprattutto in considerazione di una manifesta inferiorità rispetto alle grandi squadre del nord, che nel primo campionato strapazzeranno diverse volte i malcapitati calciatori partenopei, dall’oriundo Innocenti al terzino inglese Minter, dalla punta Ghisi al giovane Sallustro, quest’ultimo orgoglio e protagonista negli anni seguenti, quando la maturazione e l’esperienza cominceranno a pesare sulle spalle della società e le corazzate che dapprima passavano sulle macerie di un Napoli ingenuo e inadeguato alla categoria, dovranno poi rivedere i piani e cominciare ogni tanto a buscarle anche dai ragazzotti della compagine azzurra.

Ad ogni modo Mister Kreutzer tenne il gruppo unito nonostante le brucianti sconfitte subite ( 5-0 contro il Verona, 5-1 contro il Brescia all’andata, mentre al ritorno sarà l’unico punto che il Napoli conquisterà in classifica proprio contro le rondinelle, allo stadio militare dell’Arenaccia, ancora 4-1 a Vercelli, un doppio risultato umiliante contro la Juventus, 8-0 e contro l’Inter 9-2), fu in grado di guidare gli azzurri a giocare e mettere la faccia anche quando la nave imbarcava tanta acqua da barcollare e rischiare di affondare, seppe gestire il concetto di sconfitta affrontandolo sotto l’aspetto della crescita, anche se i momenti di sconforto non mancavano, si narra infatti che ad un certo punto della stagione l’austriaco centromediano e allenatore del Napoli confidò ad un amico che sarebbe stato disposto ad andare a piedi fino a Vienna se la propria squadra avesse vinto anche solo una gara in quella stagione maledetta, seppur la stagione della nascita del club, quella dello scotto da pagare, del pegno, del dazio caro e amaro ma necessario per il cammino a piedi nudi sulla strada del calcio che conta.

Alla fine della stagione un punticino guadagnato in classifica e la retrocessione poi revocata dalla federazione per consentire alle squadre del sud appena introdotte come il Napoli di rimanere nel calcio che conta per ridurre sempre di più il gap che le separava dalle squadre del nord Italia. Si può dire che si trattò della prima umiliazione sportiva di un sud già all’epoca ritenuto inferiore e proiettato a subire per anni retrocessioni sportive e morali che ancora oggi accompagna buona parte delle compagini del meridione, forse tenute a galla proprio da quel Napoli che negli anni della “gavetta” subiva ma “teneva botta” grazie anche a gente come Mister Kreutzer l’austriaco napoletano, che si fregiò anche di essere il primo azzurro a segnare il primo calcio di rigore della storia partenopea, concesso  nella sconfitta esterna a Roma contro l’Alba per 5-2. Per quanto riguarda la promessa del viaggio a piedi a Vienna, venne messo in faccia alla realtà a fine campionato, quando si disputò la coppa Coni, trofeo diretto alle squadre uscite prematuramente dai gironi finali, ed il Napoli sconfisse proprio quell’Alba Roma (2-1) in quel di Roma. Racconti metropolitani dell’epoca narrano che i giocatori azzurri festanti e gioiosi si accinsero ad andare in stazione per fare ritorno a Napoli e soltanto prima di salire sul treno si accorsero che il loro centromediano e allenatore non era tra di loro in carrozza. Nessuno seppe spiegare dove si fosse cacciato, e fu proprio nel dubbio che la fantasia venne stimolata dal pensiero che “Fritz” avesse mantenuto il patto di tornarsene a Vienna facendosi centinaia di chilometri a piedi, quasi a tener fede ad una promessa fatta a se stesso con un amico per testimone, un modo speciale per suggellare la volontà di alzare al testa e guardare l’avversario negli occhi senza quel fare arrendevole che il primo anno di vita aveva giocoforza imposto per manifesta inferiorità.