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Peggior calciatore 2013, al primo posto Marco Donadel


Al gradino più alto della nostra classifica ritroviamo Marco Donadel. Acquistato a titolo gratuito nel giugno del 2011 e rimasto, da allora, del tutto inutilizzato. Il percorso azzurro del centrocampista è stato e rimane (è ancora un tesserato del Napoli) un percorso tortuoso, difficile. Caratterizzato non solo da un utilizzo nullo fattone del calciatore, ma anche da un rapporto ostile nato fin dalle prime battute con la tifoseria partenopea. Quello tra Donadel ed il Napoli, allora, oggi appare come un matrimonio che non doveva essere celebrato, un contratto di lavoro stretto più per una  necessità da parte del calciatore di non restare svincolato, dopo la scadenza del contratto che lo legava alla Fiorentina, e da parte del Napoli di trovare un buon panchinaro utile alla causa di mister Mazzarri. Insomma lo stesso Donadel dopo il suo approdo alla corte di De Laurentiis sembra essere quasi insoddisfatto della destinazione. Non a caso, in più di un’occasione, il centrocampista ha precisato come il suo rapporto con i viola si sia in realtà interrotto solo per volontà di Marotta, non nascondendo  il suo dissenso per l’accaduto.

Inoltre la stagione azzurra di Donadel si apre con un infortunio. Seri problemi muscolari, infatti, lo relegano in infermeria rendendolo inutilizzabile per tutto il girone d’andata. Ed è proprio quest’infortunio la chiave, o la causa scatenante, del conflitto fra il calciatore e la tifoseria azzurra. Pare infatti che il centrocampista abbia scelto di non attenersi, come di norma,  alle cure dello staff medico del Napoli, scegliendo bensì di affidarsi alle cure di alcuni medici privati fiorentini, trasferendosi di fatto durante i tre mesi dell’infortunio nuovamente a Firenze. A questo proposito pare, inoltre, che Donadel abbia rifiutato di prendere stabilmente casa a Napoli, vivendo da pendolare fra Napoli e Firenze. Rifiuto nato, probabilmente, da un incompatibilità fra la città e il calciatore che avrebbe confidato ad alcuni amici il suo malessere ed il suo disagio nel vivere alle pendici del Vesuvio. Voci di corridoio comunque sia. Niente di certo, insomma. Solo il classico ed intramontabile “gossip” che circonda oramai tutto il mondo del calcio ma che tuttavia non è passato inosservato alla tifoseria azzurra che, durante il secondo tempo di un Napoli-Roma, ha esposto uno striscione di protesta invitando di fatto il calciatore a lasciare Napoli. Immediata la replica del centrocampista. Nel dopopartita  arriva la smentita delle presunte dichiarazioni incriminate, seguita poi da una dichiarazione d’amore e di fedeltà per la maglia azzurra, che tuttavia non ricuce lo strappo irrimediabile con l’ambiente. Da allora il calciatore è stato sistematicamente fischiato e contestato dalla tifoseria che ha di fatto smesso di considerare Donadel come un tesserato azzurro.

Le prestazioni del centrocampista, inoltre, non hanno di certo contribuito a migliorare quello che era di per se un rapporto ostico. Le poche volte sceso in campo, fra Europa League campionato e coppa Italia, il calciatore non ha saputo far dimenticare ai proprio tifosi i dissidi passati. In tutte le occasioni, infatti, Donadel è apparso lento, privo di idee e incapace e di frenare le incursioni avversarie. Poco abile con i piedi, di fronte a calciatori tecnici e veloci è apparso in completa balia di questi ultimi, non riuscendo di fatto quasi mai ad imporre un proprio gioco e dimostrandosi in definitiva non all’altezza di gestire e completare un reparto cruciale quale il centrocampo.

Il contrasto con i tifosi e la poca sostanza in campo. Un connubio letale quello di Marco Donadel, che fa di quest’ultimo il peggiore calciatore del 2013. Aldilà delle prestazioni, mediocri ma paragonabili a quelle di tanti altri capitati nella rosa azzurra, a renderlo l’ultimo della classe è soprattutto, in definitiva, la gestione pessima, quasi disastrosa, del rapporto con l’ambiente partenopeo. Che Napoli sia una piazza, e prima ancora una città, difficile è un dato di fatto, talvolta un luogo comune, ormai scontato. Tuttavia, Donadel avrebbe potuto, probabilmente doveva, gestire il suo malessere in maniera differente, forse più privata, rivolgendosi direttamente alla società azzurra. E se è vero che i panni sporchi vanno lavati in casa e Donadel  Napoli casa sua non l’ha mai considerata, è anche vero che in questa vicenda a mancare è stato innanzitutto  il rispetto. Rispetto per un ambiente di certo difficile ma importante come quello napoletano, che perdona ogni errore e svarione in campo ma non perdona né dimentica ogni offesa alla propria città d’appartenenza.