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E ca ‘a Maronn’ c’accumpagn’!


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Abbiamo giocato in casa la prima di Champion’s. L’impresa contro il Borussia Dortmund che tutti ricordiamo. Da allora è passato troppo tempo. Dobbiamo essere pronti a fare la nostra parte anche in Europa e il fatto che il nostro girone sia il più complicato, che stiamo tenendo botta benissimo, che la partita è alla nostra portata, ma il Marsiglia non è squadra da sottovalutare, quanto meno nell’orgoglio e nella volontà di fare bella figura, che la tensione è palpabile anche dal punto di vista dell’ordine pubblico…insomma, tutto ciò ci porta l’ansia a tremila già dalla mattina. Anzi, già archiviato il martedì sera delle altre di Champion’s, abbiamo sospirato e pensato: “Ok! Mo’ pensamm’ o Marsiglia!”. E ca a Maronn’ c’accumpagn’ 1!

Stranamente, tutta la giornata non è stata segnata da visite su giornali, siti, programmi televisivi ansiogeni in cui si parla solo dei nostri azzurri:  di come si sono allenati, cosa hanno mangiato, qual è lo stato d’animo, qual è la formazione, chi sta fuori e chi sta dentro. L’unica certezza erano le fasce, visto che solo loro ci son rimasti: Armero e Maggio. E ca ‘a Maronn’ c’accumpagn’2!

La mattinata è stata trascorsa in pieno centro storico, cercando distrazioni e assaporando un po’ il clima cittadino e, soprattutto, capire se le tensioni tra i tifosi potessero essere palpabili già da ore prima della gara. In effetti non ho visto neanche un marsigliese, a differenza della sfida precedentemente contro i tedeschi, ma l’atmosfera era tranquilla. Poi si son fatte le quattro e mezza, siamo andati allo stadio e ho subito capito che il centro storico era stato risparmiato, ma non le strade circostanti lo stadio. Motorini che scorazzavano cercando di forzare il cordone di polizia tra via Terracina e via Marconi, poliziotti in tenuta anti sommossa, macchine della polizia che facevano da ronda, ogni tanto un’ambulanza a sirene spiegate. Insomma, si capiva che non sarebbe stata una serata facile. Ma il nostro credo è sempre stato: “Almeno tre ore prima della partita, già ai nostri posti di combattimento. Quello vero, in campo e sugli spalti”. E allora di tutti i casini successi fuori, ne abbiamo visto solo le conseguenze all’uscita: cassonetti rovesciati, bottiglie di vetro a terra, vetri rotti dappertutto, pali dei segnali stradali divelti. Un campo di battaglia che ci rende molto meno onore di quello visto per 90 minuti dentro il San Paolo. Poi leggo che ai francesi sono stati sequestrati machete, asce e martelli e allora sono costretta a pensare che è già tanto tornare a casa interi.  Con una vittoria, poi!

E allora andiamocela a gustare questa vittoria. Avevo chiesto di non soffrire più, di non mettere più a dura prova il mio povero cuore e invece pare che le partite del Napoli quest’anno siano tutte così. Il pre-partita è molto lungo: siamo fuori ai cancelli, ancora chiusi, alle cinque, dentro,m ai nostri soliti posti, alle cinque e mezza, a controllare l’orologio ogni cinque minuti dalle sei. Anche se poi le sole tre ore e mezza che restano fino alla partita, passano in fretta. Tra una chiacchiera e l’altra, un saluto col vicino di gruppo, un saluto agli amici venuti da Aosta apposta, una spiegazione sul perché l’effigie di Pasquale Fiore sulle maglie, una decina di bottiglie d’acqua dal mitico Pasquale “Guaglio’, chi ‘o e’!”, un groviglio di abbracci ad un amico che è mancato per parecchio tempo per studiare per un concorso dagli erori gramaticali senza speranza, cuello per guide turistiche, e il gioco è fatto! Ci ritroviamo già a fischiare il portiere del Marsiglia che entra in campo  per il riscaldamento, e ad applaudire il nostro. Tre giorni fa eravamo qui a fare la stessa cosa, ma quando il San Paolo ha il vestitino a festa per la Champion’s, quando gli annunci sono fatti in doppia lingua, quando sai che devi vincere sotto gli occhi di tutta Europa, beh! Il sapore è nettamente diverso.

All’ingresso dei giocatori in campo, vediamo che non ci sono Hamsik e Behrami. Vabbè, Rafè sa quello che fa. E ca ‘a Maronn’ c’accumpagn’3! Sugli spalti nessuna coreografia. Poi pensiamo che se dobbiamo fare le stesse figuracce dello Juventus Stadium, meglio così. La coreografia la fanno le migliaia di luci di telefonini che riprendono il momento dell’urlo. Gli spalti sembrano un cielo stellato e storciamo meno il naso da snob della tecnologia. L’effetto è bello e l’urlo è mozzafiato. Come sempre. Adesso tocca a quegli undici in azzurro in mezzo al campo. E ca ‘a Maronna c’accumpagn’ 4!

Evidentemente li ha accompagnati, ma poteva anche essere meno emozionante e più rilassante. In fondo, se non fosse stata una partita così sofferta, io non avrei fatto il volo dell’angelo sui malcapitati compagni d’avventura sul terzo goal, non avrei visto un amico tre file più giù sul secondo, non avrei assistito alla follia di chi voleva Inler fuori per un passaggio sbagliato, nonostante avesse sfidato  le leggi della fisica con il primo goal, e Behrami dentro e lo ha suggerito a Benitez con un tono diabolico, gli occhi di fuori e il fumo dalle orecchie. Attimi di follia che abbiamo avuto tutti in curva, prima o poi. Se fosse stata una partita tranquilla, non avremmo chiesto il terzo sul 2-1 e poi il quarto sul 3-2, solo per evitare di far lavorare i paramedici e i defibrillatori. Se fosse stata una partita in relax avremmo chiesto più spesso il risultato tra Arsenal e Dortmund e non saremmo rimasti a bocca aperta sulla vittoria dell’Arsenal e sulla scoperta che a Dortmund ci basta un punto per la qualificazione matematica. Avremmo fatto i conti durante la partita e sorriso un po’ di più. E invece siamo tornati a casa stanchi. Stanchi come se avessimo giocato noi 90 e più minuti. E appena finito tutto, un unico chiodo fisso: “E mo’ pensamm’a Juve!”

E ca ‘a Maronn’ c’accumpagn’ 5!

 

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