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Viaggio attraverso le maglia storiche azzurre, tra invenzioni discutibili e sponsor figli di un epoca


lemagliedelnapoliNapoli maglie \ Una storia, una passione, una maglia. Il colore è sempre quello, l’azzurro, ieri più chiaro e sbiadito, poi leggermente più intenso, varie sfumature di celeste, passaggi con il bianco, linee e disegni più o meno vistosi,seconde e terze maglia dai toni più svariati, a delineare una infinità di tonalità, simbolo di un’unica ed inequivocabile fede, quella per il Napoli, al di là delle scelte cromatiche. La storia è cominciata con un azzurro piuttosto sbiadito, preso dallo sfondo dello stemma comunale della città, e un simbolo sul petto che evidenziava un cavallo, altro emblema della provincia (ecco un’immagine che evidenzia tutti gli stemmi azzurri, dal cavallo, passando per il ciuccio, fino ai giorni nostri):

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Dopo l’ultimo posto in classifica nel primo campionato, il ciuccio prenderà il posto sulle maglie, ad evidenziare una squadra che arranca ma non demorde. Da lì a seguire le uniche differenze da considerare sulle maglie erano da ricercare nei toni più o meno diversi del colore originale della maglia e la scelta di dei vari particolari (colletti, righe sulle spalle, pantaloncini e calzerotti sempre diversi) a completare una divisa che ha fatto sempre la storia del campionato italiano (sotto una versione “classica”):

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Ad onor del vero, le divise che sono entrate nella storia sono poche, vuoi per i successi ottenuti con quella casacca, vuoi per i particolari delineati, ricordati o per la loro bellezza oppure perché decisamente fuori dalla logica comprensione dei tifosi. Una delle maglie che sicuramente è piaciuta a suo tempo e che qualcuno vorrebbe rivedere in una versione studiata per la new generation, come seconda o terza maglia, parliamo di quella adottata per la stagione ’65-’66, tutta bianca con una fascia azzurra “stile River Plate“, divisa che probabilmente detiene, ancora oggi, lo scettro dell’originalità, quella ovviamente meglio assorbita dai tifosi (ecco un’immagine dell’epoca con “TotonnoJuliano in posa per le foto di rito):Juliano64-65

 

 

 

 

Gli anni passano e il calcio cambia, ecco così subentrare gli sponsor ufficiali ad affiancare  quelli tecnici, e sulle maglia cominciano a comparire i marchi più disparati del business italiano e mondiale. Il Napoli debutta con lo sponsor sulla maglia nel campionato ’81-82, maglia di un azzurro più intenso e sponsor “Snaidero” sul petto, ad inaugurare una nuova era (ecco una foto):

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Con l’avvento degli sponsor si comincia anche ad associare le maglie della storia azzurra, esempio lampante è una delle maglie a cui i tifosi sono più affezionati, quella con lo sponsor “Cirio“, quella indossata da Maradona nel suo primo anno a Napoli (eccola nelle due versioni della stagione ’82-’83):images (6)images (5)

 

 

 

 

 

L’anno precedente, però, un’altra maglia è rimasta nel cuore dei partenopei, quella che Ruud Krol ha indossato nei suoi migliori anni napoletani, sponsor dell’epoca era “Latte Berna“, maglia entrata di diritto nella storia delle divise azzurre (qui un’immagine):

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L’ anno successivo si vedrà utilizzare una delle maglie più anomale della storia azzurra, la terza maglia di quell’annata, bianca con righe sottili giallo rosse, colletto rosso, insomma nulla che riporti qualcosa che faccia parte dei colori sociali, se non lo stemma, la testa del ciuccio stilizzata , per la prima volta sulle maglie dei partenopei:

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Cominciano gli anni delle vittorie, cominciano le maglie a cui bisogna associare allo sponsor uno scudetto tricolore che inorgoglisce e che rende quelle casacche uniche ed inimitabili. Gli sponsor dei due scudetti saranno la “Buitoni” per il primo, il più bello, mentre la “Mars” verrà ricordato come lo sponsor del secondo tricolore, quello forse più sofferto. Ecco le versioni di quegli anni magici, maglie che oggi tutti i collezionisti appassionati vorrebbero tenere nel cassetto, come cimelio di un’epoca magica:

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Dopo l’idillo, gli anni delle sofferenze, una serie di casacche che non hanno portato di certo bene alla società azzurra, ma che restano comunque nella memoria dei tifosi, partiamo con la maglia “Voiello“, sponsor azzurro dal ’91 al ’94 (qui un’immagine):

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Cercando di sintetizzare le maglie degli anni bui, in ordine di apparizione, segnaliamo le maglie con sponsor “Record Cucine” (’94-’96), “Centrale del Latte” (’96-’97), “Polenghi” (quella della retrocessione, in vigore dal ’97 al ’99) e quella della risalita in A, la “Peroni” (dal ’99 al ’03), tra cui inseriamo quella “stile Argentina“, amata ed odiata allo stesso tempo, per terminare con quella della scomparsa dal calcio dei grandi, sponsor “Russo Cicciano” (campionato ’03-’04). Eccole, tutte, nel loro splendore (beh, dipende dai punti di vista):

napoli-96-97record cucinenapoli-soccer-home-football-shirt-2002-2003-s_17388_1peroni1997-98-Azzurra-BellucciG

 

Poi la rinascita, il club nelle mani di De Laurentiis, i primi anni di Serie C fino alla risalita nella massima serie, una serie di maglie con sponsor piuttosto “discutibili” (ricordiamo uno dei film della Filmauro, di proprietà del presidente, sponsorizzato dalla maglia del Napoli, “Sky Captain and captain and world of tomorrow“, passando per il “Centro commerciali Mandi” di proprietà dell’amico Zamparini:

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Siamo arrivati ai giorni nostri, o per lo meno, alle ultime maglie con lo sponsor “Lete“, subentrato in concomitanza con le prime affermazioni degli azzurri, le qualificazioni nelle coppe europee e quella vittoria in Coppa Italia che ha portato un barlume di tricolore sull’avvincente azzurro napoletano:

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Molte le abbiamo tralasciate, forse alcune di quelle preferite, o magari quelle per cui sarebbe valso la pena farci “due righe“, ma ogni maglia ha una storia impregnata nella trama, capace di aver tracciato un’epoca, delineato un’annata, dando spunto a sentimenti di vario genere, amore, odio sportivo, gioie immense e dolori cocenti, ma tutte hanno un unico comune denominatore, sono state il simbolo di una passione che va al di là dei canoni sportivi, una fede sconfinata che è viscerale e non può dipendere dalla scelta di una maglia piuttosto che un’altra. Amare la maglia vuol dire amare un’icona, senza badare agli effetti cromatici o a sponsor che si avvicendano a secondo del business di cui questo sport è divenuto vittima. Ci si affeziona ad un vessillo piuttosto che ad un altro, questa è una certezza, ci è piaciuta una linea invece che un’altra, ma queste sono scelte dettate dal gusto. L’azzurro della maglia del Napoli è il colore di questa società da sempre, il cielo ed il mare di questa città ne sono i testimoni. Nell’attesa che una nuova maglia si avvicendi sulla pelle dei calciatori napoletani, questa breve parentesi nella storia delle maglie del glorioso Napoli è un tuffo nel passato che affina i nostri palati e ci mostra come il tempo passato abbia lasciato nei nostri ricordi le vicende azzurre raccontate attraverso un simbolo, quella casacca che trasuda la storia di una passione che non morirà mai.